Con buona pace di Paolo Gentiloni – che dirige il ministero più immobile – e del premier Matteo Renzi – che non smette un minuto di twittare orgoglioso il ritrovato “peso internazionale” del Paese -, l’Italia ha completamente abdicato ad avere un politica estera. Ci sono molti Stati del mondo che, per motivi storici, politici o semplicemente economici e demografici, non ne hanno la velleità. Inseriti in un rigido sistema di alleanze militari (la Nato) e in un ancor più rigido sistema economico-politico (la UE), d’altronde i margini di manovra sono giocoforza ridottissimi. Cedendo sempre maggiori porzioni di sovranità nazionale e assecondando i voleri dell’alleato d’oltreoceano, sarebbe strano che accadesse diversamente; eppure questo rimettersi nelle mani altrui potrebbe avere al limite un senso se i benefici che ne derivano, abbiano una ricaduta anche sugli interessi nazionali. Insomma, stare dalla parte del più forte quando si è deboli, di solito implica anche l’essere (seppur in disparte) sul carro dei vincitori; godere di qualche favore per cotanto servilismo. Però all’Italia pare accadere proprio il contrario: in cambio della sua ceca e incondizionata fedeltà, ottiene bastonate da tergo, disprezzo e derisione. Eppure il presidente del Consiglio rilancia; invoca i mirabolanti e decisi passi in avanti compiuti in campo internazionale, rivendicando gli straordinari risultati ottenuti. Come è possibile allora un tale disparità di visione? Siamo noi i soliti gufi capaci solamente di vedere il negativo e ciechi di fronte ai risultati? C’è una studiata strategia dietro ai “successi” italiani in politica estera. D’altronde fin dal Medioevo anche il più stolto dei re era ben consapevole che vessare continuamente i propri vassalli – anche i più leali – avrebbe alla lunga portato alla ribellione; ma non potendoli offrire nuovi territori o legami dinastici, bisognava ricorrere a pubbliche riconoscenze, nuovi titoli creati apposta per dare lustro senza offrire nulla di concreto. Questa è infondo l’essenza della nostra politica estera. Una vuota giravoltola di poltrone che politicamente non contano nulla, ma mediaticamente hanno un peso specifico da giocarsi alle prossime elezioni.

Ripercorriamo infatti velocemente le straordinarie tappe del nostro esecutivo e tutto sarà ancora più evidente. Dopo l’incredibile vittoria alle Europee – che solo grazie ai voti del PD ha consentito di trovare una maggioranza trasversale tra socialisti e popolari -, l’Italia ha subito ottenuto il giusto riconoscimento: lady Pesc Mogherini. Non un commissario nei dicasteri che contano, ma proprio il ministro degli esteri di uno Stato che di fatto non esiste. Infatti, quando è scoppiata la crisi ucraina, nessuno l’ha invitata a Minsk o a Parigi dove si prendevano le decisioni. Poi abbiamo adottato le sanzioni contro Mosca senza fiatare, rinunciato al South Stream e confermato l’acquisto degli F35, assistendo inerti al dissolvimento libico. Il tutto per l’altrui vantaggio strategico, perdendo non solo miliardi in investimenti ma anche la faccia e la credibilità internazionale. In cambio però abbiamo ottenuto un posto nei colloqui a Vienna sulla Siria e a New York sulla Libia, però da convitati di pietra. Nessun ruolo abbiamo avuto nel fragile accordo di Skhirat e, mentre gli Stati Uniti hanno già 20/25 contractors in Tripolitania, i francesi forze speciali nel Fezzan e gli inglesi almeno 10 unità in Cirenaica, noi abbiamo 4 tecnici della Bonatti rapiti dalla scorsa estate. C’è poi la questione dei “migranti” dove, nonostante abbiano preso d’assalto le nostre coste, non siamo neppure stati ammessi alla riunione europea perché non facenti parte della “rotta balcanica”; anzi, dopo aver subito la chiusura dei valichi di Ventimiglia e Brennero e la farsa della ridistribuzione per quote (184 sui 40mila previsti), ora subiamo anche la beffa della procedura d’infrazione europea per le mancate identificazioni – che ci obbligherebbero poi a mantenerli sul nostro territorio. Però ora avremo Filippo Grandi alla guida dell’Unhcr! E, infine, la grazia che il nostro presidente ha concesso agli agenti della Cia per i rapimenti illegali compiuti nel nostro territorio, che avrebbe dovuto – cosa periodicamente ripetuta – agevolare il ritorno a casa dei Marò; invece stabilmente bloccati in India. Questi sono i risultati della nostra suicida politica estera, però a guardare le poltrone in effetti siamo messi bene (a patto di restare immobili e in silenzio).