Il consueto appuntamento con l’élite della politica e dell’economia mondiale si ripete anche quest’anno, lungo le rive della Neva: oggi si inaugura la ventesima edizione del Forum Economico di San Pietroburgo dove, fino a sabato, si discuterà di politica ma soprattutto di economia, investimenti e commercio. Quest’anno la delegazione più nutrita è proprio l’Italia, con un padiglione di 1500mq e 200 rappresentanti della vita politica e imprenditoriale del Paese, capeggiata dal Capo di Governo Matteo Renzi. Il Presidente del Consiglio avrà un incontro bilaterale col Presidente russo Vladimir Putin, nel quale i due discuteranno dei vari aspetti delle relazioni bilaterali. Il Forum di quest’anno cade in un momento particolarmente intenso per la strategia di cooperazione economica tra i due Paesi: nel corso degli ultimi mesi, infatti, i vertici bilaterali per l’agevolazione degli investimenti congiunti su base regionale si sono susseguiti senza sosta, grazie anche al lavoro compiuto dalle rispettive missioni diplomatiche. Non ci stancheremo mai di dire quanto la Russia rivesta un ruolo cruciale per l’economia italiana ed europea in generale, lo stesso Ambasciatore italiano a Mosca, Cesare Maria Ragaglini ripete costantemente come la Russia non debba essere isolata, bensì coinvolta.

Oramai, sebbene è già pronto il rinnovo delle sanzioni europee a partire dal prossimo primo luglio, il fronte europeo anti-russo sembra raccogliere sempre meno consensi, anche se sembra presto per parlare di disgelo. L’efficacia di tali misure, inoltre, sembra andare anch’esso scemando, visti i dati confortanti di una recessione che va sempre più riducendosi, con la Banca Centrale russa che, dopo mesi, ha tagliato di mezzo punto i tassi di interesse. In sostanza, l’Europa ha soltanto deciso di staccarsi la spina per un paio d’anni, perdere diversi miliardi di euro in investimenti di varia natura e in esportazioni, seguire una ingiustificata linea dura dettata dagli Stati Uniti, cui lo stesso Juncker non crede più fortemente come un tempo. Chi continua ad insistere nella politica di isolazionismo verso Mosca sono i soliti Stati terrorizzati da una poco plausibile minaccia militare, sui quali Washington fa leva per giustificare un avvicinamento dei confini e degli armamenti della NATO verso i confini russi e far salire la tensione in alcune zone nevralgiche. Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che Mosca non resterà a guardare, e che adotterà delle contromisure adeguate all’incremento delle forze marittime e aeree nell’area del Baltico e del Mar Nero.

Si evidenzia, quindi, una certa distanza tra il volere diffuso degli europei – Francia, Italia, Grecia e Ungheria in prima fila -, e quei Paesi della zona orientale che propagandano un terrorismo mediatico circa una potenziale aggressione militare dalla quale richiedono protezione costante. La nebbia che ostacolava la visione del reale a Bruxelles va lentamente dissolvendosi, di fronte ad una crisi ucraina che non vuole trovare una soluzione anche e soprattutto per un evidente lassismo e immobilismo da parte delle istituzioni centrali di Kiev che, tra i diritti dei Tatari di Crimea e le rivendicazioni politiche su caso Savchenko ha sempre glissato sulla possibilità di proseguire sulle tanto agognate riforme strutturali promesse al Fondo Monetario Internazionale e messe nero su bianco mesi fa nel protocollo di Minsk-2.

Non è tuttavia chiaro se questo Forum costituirà o meno la svolta desiderata nei rapporti tra UE e Russia, e sembra anche prematuro poter stabilire quando una eventuale normalizzazione ci sarà. A Bruxelles, tuttavia, sono ormai convinti dell’importanza della Russia nello scenario internazionale, visto il numero di fronti in cui è coinvolta e l’efficacia con cui opera in ciascuno di essi. L’Unione tenta di mantenere una linea dura che si sgretola lentamente, vista la matura convinzione che una buona politica di vicinato sia senza dubbio più efficace e conveniente rispetto ad una anabolica corsa a costosi armamenti. Per l’Italia in particolare rappresenta un’occasione importante: come ha ricordato Igor Sechin in una intervista al Sole 24 Ore, Italia e Russia devono auspicarsi di riportare in auge il sentiero tracciato da Enrico Mattei, il primo che, sull’onda del coraggio e dell’innovazione, ruppe il muro di isolamento dell’Unione Sovietica. Il ruolo della Russia per l’Italia è di prim’ordine, e tale deve ritornare ad essere.