Continua a far parlare di sé il sempre vivace, per usare un eufemismo, teatro mediorientale e sud caucasico. La fine delle sanzioni all’Iran è stata percepita nel nostro Paese molto più con le polemiche relative alle statue “inscatolate” durante la visita del premier persiano Rohani, piuttosto che per i suoi potenziali risvolti economici e politici regionali. Tra tanti aspetti di grande interesse che sono stati ignorati dai media italiani, abbiamo il rilancio delle relazioni tra la potenza iraniana e la repubblica d’Armenia, tanto piccola (e povera) quanto di grande importanza strategica. Cominciando col dire che le positive relazioni tra i due Stati – determinate in parte anche da una non marginale presenza armena in Iran – non sono mai state interrotte, erano d’altronde fortemente depresse dalle sanzioni internazionali verso la Repubblica Islamica. Allo stato attuale però, uno nuovo slancio sembra essere la prospettiva economica e geopolitica più attendibile, secondo quanto constatato da esperti sia iraniani che armeni, ma anche statunitensi e della World Bank.

Bisogna innanzitutto sottolineare come dal canto suo, l’Armenia sia geograficamente “assediata” da due nemici storici: la Turchia e l’Azerbaijan, i quali sottopongono ormai da anni ad embargo Yerevan. Per necessità e per virtù politica all’Armenia non resta che cercare sbocchi sul mercato internazionale sfruttando i rimanenti confini, condivisi con Iran e Georgia. Se consideriamo inoltre la vecchia regola secondo la quale “il nemico del mio nemico è mio amico” e i rapporti a dir poco precari tra Turchia e Iran, l’intesa armeno-iraniana è presto detta. Non solo però un Paese assediato e in forte necessità di alleati, la piccola repubblica sud caucasica è anche Stato membro dellUnione Economica Eurasiatica (UEE), il progetto di integrazione regionale molto simile e per certi versi contrapposto all’Unione Europea, promosso in questi lustri dalla Russia e che vede coinvolte diverse Repubbliche ex-sovietiche. L’opportunità per i persiani di poter accedere, attraverso Yerevan, al mercato eurasiatico è ghiotta e non sfugge a nessuna delle parti in causa: Richard Girogosian, direttore del centro studi non-governativo Regional Studies Center, ha affermato: “Yerevan è una via importante sia per l’export iraniano attraverso l’Armenia nel grande mercato congiunto (quello dell’UEE, ndr), sia come piattaforma per l’impegno occidentale nel mercato iraniano che ora va aprendosi.” Gli stessi funzionari dell’UEE non hanno fatto attendere un commento positivo allo svolgersi degli eventi: il Ministro per lo sviluppo dell’integrazione della Commissione Economica Eurasiatica, Tatyana Valovaya ha fortemente sostenuto la ripresa dei rapporti tra i due Paesi sopracitati intendendo palesemente l’Armenia come un ponte per l’Iran verso il mercato integrato e a guida russa. Per l’Iran potrebbe aprirsi, in un prossimo futuro, la possibilità di un accordo di libero scambio (FTA) con la suddetta area, un’opzione finora scelta dal Vietnam e che potrebbe (quasi) a sorpresa includere presto Israele, mischiando ulteriormente le carte in tavola.

Tornando ad analizzare strettamente le opportunità che si aprono per la repubblica armena e quella islamica, in ballo ci sono diversi progetti che involgono sia il piano energetico che infrastrutturale: attualmente l’Iran vende gas a Yerevan in cambio di elettricità; il direttore della compagnia nazionale iraniana di export di gas Alireza Kameli ha dichiarato che in un futuro molto vicino, la Repubblica sciita potrebbe aumentare il volume di gas quotidiano da destinare all’Armenia fino a cinque volte quello attuale, a patto che la controparte risolva una forte carenza di infrastrutture che potrebbe rendere difficoltoso il pieno sfruttamento delle nuove opportunità. Si potrebbe discutere della creazione di una nuova pipeline, un progetto analizzato a dicembre tra lo stesso Iran, l’Armenia, la Georgia e la Russia fortemente interessata a difendere la sua supremazia energetica. La possibilità di questo incremento nello scambio di gas ha ricevuto l’endorsment dell’ambasciatore USA a Yerevan, Richard Mills, il quale d’altronde non ha nascosto che l’intento è quello di far diversificare le fonti di approviggionamento armeno per il gas, riducendo la quota russa.

Oltre alla nuova pipeline, potrebbe vedere la luce l’ambizioso progetto di una ferrovia di 470 km che colleghi i due Paesi, il quale potrebbe trovare nei finanziamenti cinesi una chiave di volta per la sua implementazione. Infine un’autostrada di collegamento che corra sull’asse Nord-Sud, è una possibilità accennata dall’Ambasciatore iraniano in Armenia, Seyyed Kazem Sajjadi, intervistato da armenpress.am E’ ben evidente quindi, come lo sviluppo di relazioni bilaterali nel quadro regionale mediorientale abbia ripercussioni forti su tutta la più vasta area eurasiatica con potenziali conseguenze sui rapporti di forza tra diversi Paesi e sulle crisi internazionali in atto. Sebbene territorialmente ridotta e con vicini né pacifici né amichevoli, l’Armenia in questo caso continua a svolgere il suo ruolo di anonimo, poco considerato ma fondamentale crocevia diplomatico.