Al fischio d’inizio di Francia – Romania, oltre alle speranze dei tifosi di 24 paesi europei, si accenderanno anche le speranze di molti capi di governo del vecchio continente; l’Europeo che oggi prende il via, è un’occasione per molti per ingozzare di calcio il pubblico ed avere vita più facile nel nascondere sotto la sabbia i tanti appuntamenti delicati che l’Europa si appresta a vivere sul fronte politico ed economico.

In primo luogo, dall’Eliseo a Parigi sperano che la distrazione provocata dalle partite, così come il richiamo all’ordine a tutti i cittadini per presentarsi agli occhi del mondo come un paese tranquillo in grado di fare bella figura nell’organizzazione di questo importante evento sportivo, faccia desistere i gruppi più agguerriti che lottano contro la riforma sul lavoro dalla volontà di continuare con scioperi e proteste. Le scene che in Francia si vedono da circa un mese, sono di autentica guerriglia: barricate, autostrade e ferrovie occupate, scontri quotidiani con le forze dell’ordine, auto della Polizia date alle fiamme e tanto altro ancora; un qualcosa che, unita all’alluvione che ha colpito Parigi e parte del nord est del paese nella scorsa settimana, non si presta affatto ad uno scenario fatto di tifosi provenienti da tutto il mondo, stampa internazionale presente in ogni dove (che potrebbe dare maggior luce agli eventi sociali in corso) ed in generale ad un clima di festa che dovrebbe accompagnare ogni evento sportivo. Quando nelle scorse ore si è avuta la notizia di scontri a Marsiglia tra i locali tifosi dell’Olympic e gruppi di ultras inglesi, qualcuno ha tirato un sospiro di sollievo: sempre meglio scontrarsi per il ‘dio pallone’ piuttosto che vedere barricate contro la legge sul lavoro.

Se da un lato quindi l’elite francese teme magre figure nell’organizzazione dell’Europeo, dall’altro lato spera nell’evento sportivo per poter distrarre i francesi e far affievolire la protesta che però al momento va avanti; i sindacati, per esempio, hanno confermato lo sciopero del settore aereo per giorno 11, a ridosso dell’esordio di alcune delle più seguite nazionali, Italia compresa. Ma più si andrà avanti, più è alto il rischio che la febbre da Europeo contagi l’opinione pubblica ed il governo possa tirare un sospiro di sollievo, con la pressione popolare sulla contestata riforma liberale sempre meno pesante.

Ma oltre al governo francese, altri esecutivi ed altre istituzioni europee sperano che le partite di calcio di questo mese facciano calare un certo silenzio su altri eventi cruciali; a giugno, proprio mentre le nazionali entreranno nella fase decisiva del torneo, ci saranno due votazioni delicate: il referendum sulla Brexit e le elezioni spagnole. Due campagne elettorali così delicate da tenere durante un periodo in cui il pubblico è ipnotizzato dagli Europei, sono un bel rischio per chi ha interesse a mobilitare le piazze e l’opinione pubblica su questioni molto delicate, di conseguenza appaiono invece una manna per chi desidera una scarsa concentrazione popolare su temi importanti.

Lo sport ed il calcio in generale, sono un qualcosa di importante che immancabilmente non possono non entrare nella cultura e nella quotidianità di un popolo; anche i greci si fermavano durante le Olimpiadi, così come a Bisanzio la corsa delle bighe assumeva tratti politici importanti tanto da essere spesso un derby tra i favorevoli ed i contrari all’Imperatore Costantino. Il rischio però, in una società distratta come la nostra, è che vi sia una forte strumentalizzazione mediatica volta a nascondere tematiche ed eventi che a giugno vivranno importanti passaggi.

Al pubblico europeo verranno date in pasto ore ed ore di dirette, collegamenti, speciali, reportage, interviste, tutto quanto possa alimentare la fame da pallone ed al contempo, come per ogni dinamica insita nel peggiore dei sistemi capitalistici estremi, essa possa essere consumata velocemente ed in fretta. L’obiettivo è non far staccare dalla tv il pubblico, proporre l’Europeo come l’unico diversivo al lavoro od allo studio in questo mese e quindi unico passatempo degno di soppiantare tutto il resto.

Che l’Europeo abbia inizio, con l’auspicio che esso rimanga per il pubblico uno spettacolo da guardare e non da consumare alla stregua di ogni altro prodotto dell’industria del divertimento.