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La Corea del Nord è per molti un mistero avvolto nella fitta nebbia di censura e pregiudizi, in una penisola più incline agli armistizi atomici che ai trattati di pace. Tra i molti enigmi che conferiscono al regime di Kim Jong-un la nomea di Paese più chiuso al mondo, il ruolo della rete costituisce senza dubbio una rilevante peculiarità. Ben pochi sanno infatti, che la Corea del Nord è sotto questo aspetto un caso del tutto eccezionale, risultando essere quasi completamente privo di apertura alla rete. Ben diverso da altri Paesi, anche autoritari come la Cina, dove il web è accessibile ma strettamente controllato dal governo, il caso nord-coreano è invece del tutto atipico. Negando totalmente l’accesso alla rete globale per la propria popolazione, gli alti livelli dell’amministrazione hanno invece predisposto e messo all’opera una sorta di intranet nazionale, chiamato Kwangmyong. Una rete aziendale, estesa però a tutti (i pochi) computer a nord del trentottesimo parallelo e accessibile soltanto da essi. Come si può facilmente dedurre, l’intero intranet nord-coreano è esso stesso oggetto di dibattito e tentativi di analisi da parte degli esperti. Il Kwangmyong è limitato al territorio della Corea del Nord, e normalmente i pochi stranieri che visitano la Repubblica Democratica in questione, non vi hanno possibilità di accesso.

Parata militare tenutasi nel centro di Pyongyang lo scorso 15 aprile in occasione della “Giornata del Sole”, festività coincidente con la data di nascita di Kim II Sung.

Secondo l’autorevole blog North-Korea Tech, l’intranet del regime, andato “online” agli inizi nel 2000, darebbe accesso a pochi domini tra i quali spiccano biblioteche, università e organizzazioni ufficiali di partito. Ovviamente, nessuna possibilità di mettere online un proprio sito, ma dal 2015, secondo fonti ufficiali, la rete è stata arricchita di nuove funzionalità tra le quali un servizio di motore di ricerca e un traduttore automatico. E il web come tutti lo conosciamo? In realtà la Repubblica Democratica della Corea del Nord, non è del tutto assente dal world wide web: l’accesso è limitato a pochi istituti di ricerca e ad elementi di spicco dell’élite nazionale. L’esperto di tecnologia Matthew Sparkes ha inoltre evidenziato come vi sia un solo cavo di fibra ottica che colleghi la Corea del Nord al resto della rete, attraverso la Cina. Se da una parte la presenza di un solo cavo rappresenta un evidente punto debole per il governo, è al tempo stesso una scelta tattica dettata dalla necessità di mantenere il controllo più stretto possibile sugli accessi. La Corea del Nord ha inoltre propri siti internet liberamente consultabili e che danno spunti interessanti di riflessione sullo status quo per quanto concerne la volontà di questo Paese di apparire al mondo esterno. Uno dei più importanti è ad esempio Rodong, disponibile in coreano, cinese e inglese. Rodong è la testata giornalistica ufficiale del governo e offre ai suoi visitatori non solo documenti, comunicati stampa ufficiali e articoli circa le novità del giorno, ma anche le singole attività pubbliche di Kim Jong-un praticamente in diretta.

internet in Corea del Nord

La grafica del sito è alquanto spoglia, cosa comune a tutti i siti nord-coreani, ma quel che è interessante notare è come nel complesso, il pubblico internazionale non sembra essere tenuto in considerazione. Le nazioni al centro del dibattito internazionale cercano sempre attraverso i propri mezzi di informazione di influenzare il dibattito e l’opinione pubblica esterna al Paese per promuovere la propria narrazione, un comune strumento di soft power. Esempi che possono essere citati sono Sputnik per la Russia o China Daily per la Cina. La Corea del Nord rappresenta anche in questo un’eccezione nel mondo del web: non è interessata a una grafica accattivante, né ai mezzi per rendere popolare i propri siti di informazione. Coerentemente con l’ideologia della dinastia Kim, che punta molto su concetti di autarchia e auto-sufficienza, la Corea del Nord non ha intenzione di coinvolgere le società civili al di fuori dei propri confini, nemmeno al fine di cercarne il supporto. La creazione del Kwangmyong e la scarsissima rilevanza delle agenzie stampa ufficiali sul web ne sono testimoni. Si tratta, in conclusione, di un’arma a doppio taglio che da un lato restringe moltissimo la possibilità di infiltrazioni esterne e attacchi cibernetici nei canali informativi e comunicativi della Corea del Nord, mentre dall’altro delega al contrapposto blocco occidentale a guida statunitense il monopolio dell’informazione globale sulla crisi coreana.