La guerra in Siria ha causato oltre 250.000 vittime ed ha costretto diversi milioni di uomini ad abbandonare la loro terra di nascita, la propria casa, le proprie famiglie. Quali grandi interessi hanno fatto da movente ad una simile tragedia? Pura ambizione di dominio. Inizialmente il piano delle potenze occidentali guidate da Stati Uniti ed Inghilterra era quello di costruire un internazionale di governi marcati “Fratelli Musulmani” tra Medioriente e Maghreb, attraverso le cosiddette “primavere arabe” così da poter mantenere sotto controllo l’intera area. Poi, fallito questo primo tentativo, si sono spinte ancora più in là, creando e nutrendo il progetto di Grande Stato Islamico o IS per raggiungere gli stessi obbiettivi. Ma quali sono questi grandi obbiettivi? Per dominare l’area mediorientale è necessario rompere la forza di quegli stati che resistono, proprio come la Siria. Un primo obiettivo strategico delle grandi democrazie anglo americane in Siria era quello di rovesciare Assad, convinti del fatto che, proprio come in Iraq, senza l’uomo forte al potere si sarebbe rotto l’equilibrio che ha permesso a tutte le minoranze religiose presenti in Siria di convivere da secoli in armonia. Questo è stato stato il primo fallimento della strategia occidentale in quanto, non solo Assad è restato al potere, ma in questi 4 anni di guerra le varie minoranze presenti nel paese hanno messo da parte ogni divergenza asserragliandosi con sempre maggiore veemenza attorno al loro presidente, per difendere la loro terra.

Un secondo obiettivo geopolitico era quello di indebolire l’alleanza tra le forze della “resistenza” Iran, Siria, Hezbollah per quattro diversi motivi: il primo era quello di mantenere il controllo del territorio mediorientale, ricco di risorse, impedendo ad altre potenze di emergere in alleanze sempre più forti. Il secondo era quello di mantenere il monopolio dei grandi alleati occidentali in medioriente (Arabia Saudita, Qatar, Kuwait in primis) nel commercio del petrolio. Una Siria caotica rende impossibile la costruzione della grande pipeline che potrebbe collegare l’Iran all’ Europa attraverso la Siria, lasciando così nelle mani dei paesi del golfo il controllo del commercio dei combustibili fossili. Il terzo è quello di proteggere il grande alleato Israele dalla “minaccia” dei paesi Sciiti, o per meglio dire, lasciarlo libero di espandersi e fare il buono e cattivo gioco nel vicino medioriente. Il quarto è quello di difendere gli interessi della Turchia di Erdogan, membro della NATO, il quale ambisce a diventare paese leader dell’ area e guida di una pseudo internazionale musulmana che si estenda dal Maghreb all’ Asia centrale, il tutto con il benestare delle forze occidentali (fin quando si comporta bene). Anche questo secondo obbiettivo è fallito in quanto non solo l’asse tra le potenze della resistenza si trova ad essere più forte grazie alla fine delle sanzioni all’ Iran, ma si allarga includendo Baghdad ed espandendosi verso Il Cairo.

Il terzo grande obiettivo storico è quello di mantenere la grande finanza angloamericana alla guida del mondo. La Siria rappresenta la porta per la via della seta verso la Cina, e “la chiave per la casa Russia” come diceva la zarina Caterina II, per questo è necessario che rimanga in fiamme. Negli ultimi giorni prendiamo atto del fatto che anche questo terzo obbiettivo volge ad un misero fallimento poiché la Russia sta intervenendo in maniera diretta, sotto richiesta del governo siriano, per porre fine al conflitto e scacciare le forze jihadiste, ISIS, Al- Nusra, Fronte di liberazione ecc.. L’ intervento russo, oltre che per motivi umanitari, nasce dalla preoccupazione che i terroristi, preso atto della sconfitta in Siria, si spostino verso l’Asia centrale ed il Caucaso del nord, penetrando nel territorio della Federazione Russa. Questa preoccupazione deriva dal fatto che, come supportato da numerose prove, i raid aerei della “Coalizione anti ISIS” guidata dagli USA non mirano a sconfiggere gli estremisti, ma, preso atto della sconfitta in Siria, mirano a favorirne la migrazione verso il nord Africa ed il Mar nero. Anche la Cina si è resa disponibile ad intervenire nel conflitto nel caso il governo di Damasco lo richiedesse in quanto preoccupata del fatto che i miliziani uiguri del partito islamico del Turkestan (TIP), i quali hanno già compiuto diversi attentati terroristici nella Repubblica Popolare Cinese, potessero stabilire una base fissa con capacità di reclutamento in Siria. È prematuro parlare di sconfitta occidentale in Siria?