La scorsa settimana nel mio ultimo articolo veniva condannata la nomina alla presidenza del gruppo Consultivo per i diritti umani di Faisal bin Hassan Trad, rappresentante dell’Arabia Saudita. Ed ecco, neanche una settimana dopo, l’ennesima notizia che rimarca ancora quanto la suddetta nomina sia quantomeno inappropriata. Il 29 settembre infatti, un raid saudita in Yemen ha provocato la morte di 135 persone, la maggior parte delle quali intente a festeggiare spensierate durante un banchetto nuziale: tra i morti, numerosi sono donne e bambini. A dare la notizia è il portavoce dei diritti umani dell’Onu, Rupert Colville, che due giorni addietro ha reso noto che più di 130 persone hanno perso la vita a causa di un raid aereo della coalizione araba, la quale da mesi sta colpendo la regione. I sauditi hanno bombardato il sud-ovest dello Yemen, più precisamente la città di Mokha, e considerato il numero delle vittime Colville si è gia permesso di affermare: “Se i numeri sono così alti, questo potrebbe essere il più sanguinoso incidente dall’inizio del conflitto.”

Già, il più sanguinoso, ma quante persone, quanti civili sono morti dallo scorso 26 marzo, giorno in cui gli aerei della coalizione saudita hanno cominciato le operazioni militari nel Paese? Ma prima ancora è meglio rispondere alla domanda: quando è cominciata questa guerra, su cui troppo poco sono puntati i riflettori dei media internazionali? Cominciando dall’ultima domanda, la risposta è il 26 marzo di quest’anno, quando la coalizione saudita ha bombardato la milizia Houthi e le forze armate fedeli all’ormai ex presidente Ali Abdullah. Obiettivo? Uccidere i ribelli, che controllano la maggior parte del Paese, e restaurare il governo del Presidente esiliato Abdrabbuh Mansour Hadi. Per quanto riguarda il primo quesito invece, l’Ufficio dell’Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato che i civili uccisi in Yemen sono 2.335; cifra inaccettabile, se si tiene da conto che si sta parlando di vite che, con la guerra, non hanno niente a che fare. Ma questo non lo dice solo la nostra coscienza, ma la legge internazionale delle Nazioni Unite: è severamente vietato, infatti, bombardare indiscriminatamente aree popolate.

Le Nazioni Unite avevano avvertito la coalizione araba – durante l’ultimo cessate il fuoco della fine di luglio di quest’anno, durato cinque giorni – che tale pratica è severamente vietata dalla legge internazionale. Ma poi, questo “avvertito”, cosa vorrà dire… Colville intanto prova a rassicurare: “’L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha già inoltrato richiesta formale alla coalizione guidata da Riad ed al governo yemenita per consentire indagini imparziali ed indipendenti nel Paese.” E dopo l’inettitudine dimostrata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite – anche attraverso la concessione all’Arabia Saudita di un ruolo strategico nel Consiglio per i diritti umani – certo, possiam star sicuri che l’Onu si dimostrerà all’altezza dell’accaduto, e che farà valere la giustizia… Voi che dite?