Pronta ad alzarsi in volo come un condor e scendere in picchiata verso la preda titubante, la stampa europeista si è immediatamente gettata sul corpo di Orban. La notizia che tutti aspettavano: la sconfitta. Oh che bellezza! Quorum non raggiunto. E subito il coro di voci bianche si alza unanime, tra chi grida allo schiaffo ai razzisti, chi inneggia all’Europa, chi esalta il sentimento intellettuale del popolo ungherese (fidatevi, erano già pronte le definizioni di “ignoranti”, “operai”, “razzisti”, “barbari” in caso di vittoria referendaria del “no”) e chi condanna senza se e senza ma l’elettorato ungherese che ha scelto di votare.

“Vae victis”, guai ai vinti. Vero, anzi, verissimo. Ma esattamente chi ne esce sconfitto da questo referendum in Ungheria? Ebbene, non è assolutamente certo che lo sconfitto sia Orban né il movimento anti-europeo. Innanzitutto, un primo dato, fondamentale: non era un referendum popolare, come presente nell’articolo 8 della Costituzione ungherese, bensì un referendum consultivo. Non ha raggiunto il quorum? Benissimo. Infatti non c’era. Il referendum deliberativo pretende un quorum del 50% e un voto uguale per almeno la metà di chi va a votare. Questo era un referendum consultivo: si chiedeva semplicemente se i cittadini ungheresi fossero o meno d’accordo sulla possibilità da parte dell’Europa di suddividere i migranti in quote nazionali prestabilite.- Punto. Non era un referendum volto a deliberare nulla. Ed infatti il potere di decidere rimane nella mani dell’Assemblea Parlamentare che deciderà, di sua totale iniziativa e in totale libertà, secondo le proprie idee.

Sotto questo punto di vista, il referendum di ieri è stato tutt’altro che una sonora sconfitta. Anzi, il Parlamento ungherese prenderà atto che il 98% del 44% degli elettori ungheresi è contrario a tali politiche migratorie promosse da Bruxelles. Il che significa, in breve, che il 43% degli ungheresi è contro questa politica europea. Ecco, letto così non sembra potersi definire un referendum perdente. Oltretutto, i sostenitori senza se e senza ma dell’Europa e la stampa di regime probabilmente si sono dimenticato i “quorum” e i risultati dei precedenti referendum nel paese. Il quorum per il referendum consultivo è stato abbassato addirittura al 25% quando fu chiesto all’Ungheria di entrare nella NATO: i politici ungheresi di allora si resero conto che il rischio di non entrare per colpa di un quorum al 50 per cento era molto alto, perciò decisero di abbassarlo L’Europa occidentale e democratica protestò? A memoria, non sembra. Nel 2003, il referendum per l’ingresso nell’Unione Europea si assestò su un’affluenza del 45,79%. Quorum non raggiunto? Scandalo democratico? Qualcuno ha detto qualcosa a riguardo? Giammai. Il popolo ungherese si era legittimamente espresso e aveva vinto il “Sì”.

Ma allora la domanda sorge spontanea. Chi ha perso? Appurato che non ha vinto Orban, che sperava, è vero, nella maggioranza assoluta, potremmo dire con certezza che ha vinto il fronte del “No”, cioè quelli a favore della quota dei migranti? Non sembra assolutamente possibile affermarlo. Innanzitutto, come detto, il quorum non aveva alcun valore perché il referendum non era deliberativo ma consultivo. Secondo, in Parlamento solo una forza, il piccolo partito liberale, ha deciso di sostenere la campagna del “no”, chiedendo ai suoi elettori di votare contro nel quesito, e in effetti, quel 2% di “no” potrebbe essere stato figlio di questa alzata di scudi. Ha vinto l’Europa? Beh, se per vittoria si intende non far andare a votare metà della gente, mentre l’altra metà vota compatta e all’unanimità contro le politiche europeiste, sicuramente è stato un trionfo: ma la verità, quella cruda, reale, è che in Ungheria se non ha vinto Orban, non ha vinto neanche l’Europa. E quei milioni di ungheresi ne sono la conferma.