Per via dei numerosi colpi di stato, susseguitisi dagli anni dell’indipendenza nel XIX secolo fino a tempi recentissimi, il Sudamerica si ritrova, oggi, ad avere le misure più restrittive riguardo la consecutività dei mandati presidenziali. Unica eccezione è il Venezuela bolivariano dove, comunque, il primo tentativo di riforma costituzionale a favore di un numero di mandati infiniti costò, nel 2007, l’unica sconfitta elettorale maturata dal socialismo del XXI secolo sotto la presidenza di Hugo Chavez. Fu, infatti, solamente due anni più tardi, tramite un referendum di iniziativa popolare vinto con oltre il 54% dei consensi, che furono rimossi i vincoli costituzionali per la rieleggibilità. Scongiurata la ricandidatura di Rafael Correa, nell’Ecuador che il 19 di questo mese andrà al voto, sono il socialista boliviano Evo Morales e il conservatore paraguiano Horacio Cartes a far discutere per le misure prese recentemente ed attinenti ad una ricandidatura attualmente proibita.

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In Bolivia in corso un braccio di ferro tra governo e popolo per l’abolizione al limite dei mandati

In Bolivia il 21 febbraio dello scorso anno gli elettori hanno bocciato il referendum proposto dalla maggioranza sull’abolizione dei limiti di mandato. Dopo aver a lungo tentennato Morales sembra, però, intenzionato a percorrere tutte le strade possibili per potersi nuovamente candidare nel 2019. La sconfitta di un anno fa, in cui il 51,3% dei votanti disse “NO” alla sua presidenza a vita, ha portato, per alcuni mesi, alla ribalta i principali esponenti della squadra di governo di Morales ma dati i precedenti poco confortanti del successore della Kirchner in Argentina (l’ex governatore della provincia di Buenos Aires Daniel Scioli) e in attesa della tenuta ecuadoregna senza Correa, nel Mas (Movimiento al socialismo- Movimento al socialismo) si è fatta largo la volontà di forzare l’esito del referendum. Nel corso del congresso nazionale del Mas a Santa Cruz sono emerse quattro possibilità: l’approvazione di una nuova riforma costituzionale o la raccolta di firme del 20% del corpo elettorale per modificare l’articolo 168 della Costituzione, la rinuncia di Evo Morales entro sei mesi dalla fine dell’attuale mandato presidenziale o un’interpretazione favorevole del Tribunale Costituzionale.

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Il Vice-Presidente boliviano Alvaro Garcia Linera, tra i papabili a sostituire Evo Morales alla guida del Paese

Più delicata, se possibile, risulta la situazione paraguaiana. Nel piccolo stato sudamericano è impedita la ricandidatura per due mandati consecutivi per via della trentennale dittatura di Alfredo Stroessner, conclusasi solamente nel 1989. Il Partido Colorado, di cui è espressione l’attuale presidente Horacio Cartes, ha approvato un documento ufficiale volto a ricercare tutti i meccanismi politici e legali per la modifica dell’articolo 29 della Costituzione che impedisce la ricandidatura al presidente uscente. Dinnanzi alla possibile modifica costituzionale il principale partito di opposizione, il Partido Liberal, ha presentato una denuncia al Tribunal Superior de Justicia Electoral.

Questa denuncia segue di pochissimo il precedente secondo il quale proprio il TSJE, in seguito ad una denuncia del Partido Colorado, ha sancito l’impossibilità per l’ex presidente, e attuale senatore del Frente Guasù (Fronte Grande), Fernando Lugo, vittima del processo di impeachment nell’ultimo anno del suo mandato, di candidarsi alle elezioni del 2018.

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Horacio Cartes, esponente del Partido Colorado del Paraguay, vuole modificare la Costituzione che impedisce di ricandidarsi per più di un mandato

Nel resto del continente i movimenti socialisti dovranno trovare al più presto i possibili successori a Michelle Bachelet, in Cile, e Tabarè Vazquez, in Uruguay, mentre in Brasile e Argentina si profilano già i ritorni di Lula e Cristina Fernandez de Kirchner. Il compito più impegnativo, anche per questioni di tempo, è quello che dovranno affrontare i progressisti cileni, le cui elezioni presidenziali sono fissate per la fine dell’anno. Desterà ancor più interesse la situazione della Colombia post-Santos, dato che l’attuale presidente e recente premio Nobel per la Pace è già al secondo, e ultimo, mandato consecutivo.