Da indiscrezioni vicine al Pentagono è trapelata pochissimi giorni fa la notizia che il Generale cubano Leopoldo Cinta Frias sia giunto in Siria con aerei di fabbricazione russa. Assieme a lui sarebbero arrivate forze speciali e personale esperto nella manutenzione dei carri armati sovietici utilizzati dall’esercito regolare Siriano. Le forze speciali sarebbero di ottimo aiuto per questo tipo di guerra, essendo specializzate nella guerriglia, dunque preparate a combattimenti in contesti atipici e improvvisati come quelli Siriani e ad assalti corpo a corpo (l’esercito Cubano si è addestrato per più di 50 anni per un’eventuale aggressione degli Stati Uniti, ampliando e aggiornando la strategia di Che Guevara della “guerra di guerriglia”). Ecco dunque che mentre gli USA forniscono tonnellate di munizioni ai propri alleati, i “ribelli moderati” addestrati dalla CIA, e la Toyota afferma che i propri suv utilizzati dall’ISIS sono stati comprati da Qatar, Emirati Arabi e Arabia Saudita, un altro paese si affianca alla resistenza del legittimo governo Siriano assieme all’Iran, ad Hezbollah e alla Russia. Cuba scende in campo: la piccola isola che 56 anni fa fece tremare il mondo con il rischio di Terza Guerra Mondiale e che da allora resiste eroicamente indipendente, sovrana e socialista.

Cuba da sempre mantiene ottimi rapporti sia con la Siria che con la Russia. Con la prima risalgono a 50 anni fa, quando Fidèl Castro e Hafez Al-Assad (padre dell’attuale Assad) diedero vita ad una forte collaborazione politica ed economica, essendo entrambi a capo di paesi sotto costante minaccia dell’imperialismo e avendo una comune visione internazionale. Da allora non si sono mai affievoliti, tanto meno in questi quattro anni di guerra. Con la Russia risalgono al 1959, anno della rivoluzione, quando fu grazie alla fermezza dell’URSS che gli Stati Uniti non invasero l’isola appena proclamatasi indipendente, minacciando di intervenire direttamente.

Dopo la caduta dell’Unione Sovietica fu Vladimir Putin a riprendere più intensamente i rapporti con Cuba, al punto che ha condonato recentemente il 90% del debito che questa aveva contratto con la Russia in questi decenni, ponendosi di fatto, assieme alla Cina, come primo grande partner commerciale del continente latinoamericano. Quale pretesto migliore per aiutare la Siria che l’intervento diretto della Russia? Si allarga dunque l’alleanza della resistenza del Baath Siriano, mentre Cuba dimostra ancora una volta di essere dalla stessa parte della barricata di 56 anni fa. Alla faccia di chi considerava la fine dell’embargo la svendita dell’indipendenza.