Il bombardamento americano sulle posizioni dell’esercito siriano ha raggiunto il suo scopo: far saltare la tregua. Da qualche giorno ad Aleppo sono riprese le ostilità, in base a quanto riporta l’”onnipresente” Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, un convoglio delle Nazioni Unite che trasportava aiuti umanitari è stato bersagliato dall’aviazione siriana e russa causando la morte di decine di civili. La campagna mediatica, del tutto faziosa  e partigiana, portata avanti dall’Osservatorio Siriano-che raccoglie soltanto testimonianze degli attivisti anti-Assad- non si è mai arrestata. La comunità Internazionale ha espresso profonda indignazione per le atrocità commesse dal presidente alawita.Durante la riunione dell’Assemblea Generale dell’ONU, il segretario generale Ban ki-Moon, ha tuonato contro Bashar al-Assad:”Il governo siriano continua a bombardare e uccidere come nessun altro, il futuro della Siria non può dipendere da un solo uomo”. Per comprendere il quadro della situazione ripercorriamo, ancora una volta, le fasi che hanno portato alla fine della tregua ponendo l’attenzione sulla composizione della cosiddetta”opposizione moderata”, causa  di attrito nei negoziati tra Stati Uniti e Russia.

Il diciassette settembre raid americani hanno colpito delle postazioni dell’esercito siriano nei pressi di Deir ez-Zour, nel nord-est del Paese, provocando la morte di oltre novanta soldati e ferendone altri cento. L’attacco ha spianato la strada alle milizie del Califfato che,grazie all’incursione della coalizione, hanno guadagnato terreno occupando temporaneamente avamposti sul Jabal al-Thardah, nelle vicinanze dell’aeroporto militare di Deir ez-Zour. Una nota del Dipartimento della Difesa statunitense ha spiegato che l’attacco della coalizione sarebbe avvenuto per errore scambiando i soldati dell’esercito per miliziani dell’ISIS. La reazione del Cremlino non si è fatta attendere: secondo l’ambasciatore russo presso le Nazioni Unite, Vitaly Churkin, i raid americani sono stati lanciati intenzionalmente con l’obiettivo di dirottare l’accordo di cooperazione tra Mosca e Washington. Forti dubbi sulla “non intenzionalità” del bombardamento americano nutre anche il vescovo di Aleppo George Abou Khazen, il quale in una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa Fides si è lasciato andare in questo modo:”Di certo qui nessuno crede che la strage dei soldati siriani sia stata un errore”. Ma che cosa prevedeva l’accordo tra Stati Uniti e Russia? Innanzitutto la cessazione delle ostilità tra l’esercito siriano e le opposizioni dei ribelli per permettere l’ingresso degli aiuti umanitari nella città di Aleppo, inoltre, punto fondamentale della trattativa sarebbe stata la creazione di un Joint Implementation Center per la condivisione delle informazioni necessarie a coordinare i raid contro i terroristi.

Su quest’ultimo punto l’amministrazione statunitense non è stata affatto chiara alimentando la commistione tra le milizie degli ex qaedisti di Jabhat al-Nusra(ora riciclati con il nome di Jabhat Fateh al-Sham) e la fantomatica “opposizione moderata”. Difatti lo stesso Putin, al tavolo dei negoziati, aveva messo in discussione l’intenzione degli USA di rispettare il cessate-il-fuoco, sottolineando che gli americani non hanno fornito la necessaria collaborazione per separare i cosiddetti “ribelli moderati”dagli estremisti islamici, in particolare Jabhat Fateh al-Sham, in modo da poter coordinare al meglio i raid. La sensazione è che in Siria si sia persa una grande chance per una possibile riconciliazione del Paese. L’ambiguità dell’establishment americano nella lotta al terrorismo e l’eccidio dei militari siriani hanno logorato una situazione di per sé già critica. L’”Election Day”americano dell’otto novembre potrebbe spiegare la riluttanza dell’amministrazione statunitense a collaborare con Mosca, un’eventuale vittoria di Hillary Clinton-polmonite permettendo- porterebbe alla Casa Bianca un presidente decisamente ostile a Vladimir Putin e agguerrito nel sostenere una transizione politica senza Bashar al-Assad.