Il 23 Maggio tra Alchevsk e Lugansk è stato assassinato Aleksey Mozgovoy assieme alla sua segretaria, due miliziani e alcuni civili. L’attentato è stato opera di alcuni banderisti dell’esercito Ucraino, che mirano a colpire le figure più rappresentative delle Repubbliche popolari del Donbass non rispettando la Tregua di Minsk, anzi approfittandosene per riposizionarsi e preparare l’offensiva. Ma chi era Aleksey Mozgovoy e perché era considerato una delle figure di spicco nel Donbass?

Egli era il comandante della Brigata Pryzrak (Fantasma), la più numerosa ed efficiente, resasi protagonista delle più importanti vittorie degli indipendentisti. Mesi fa pubblicò il manifesto della futura Novorussia, almeno secondo i suoi ideali: spodestare gli oligarchi dalle grandi imprese e nazionalizzarle, abbassando drasticamente i prezzi sull’idea che le risorse del donbass sono del popolo; istruzione, sanità e servizi efficienti e completamente gratuiti; requisire le ville e i palazzi costruiti dagli oligarchi che controllavano il paese e trasformarli in edifici di pubblica utilità; restituire il potere al popolo, unico legittimo detentore. Nello stesso manifesto fa un appello a tutti gli Ucraini resisi conto di ciò che è stato il golpe (un passaggio di testimone da un’oligarchia filorussa a un’oligarchia filo-statunitense, che per obbedire ai “padroni del mondo” ordina e istiga alla guerra fratricida tra ucraini e russofoni dell’est) a combattere per porre fine a questa situazione e costruire un mondo migliore. Volge anche un appello a tutti gli Slavi, affinché lo raggiungano nel Donbass per difendere la propria fede, le proprie tradizioni, la propria storia e il loro indomabile spirito.

E così è stato. Migliaia tra russi, serbi, rumeni, ma anche Spagnoli, Francesi, Brasiliani, Italiani, l’hanno raggiunto. “La sua lotta contro l’oligarchia ha attratto molti volontari comunisti e altri con convinzioni di sinistra. Ecco perché nella sua Brigata c’erano molti internazionalisti provenienti dalla Russia e dall’estero. Ciò che sorprende è che, allo stesso tempo, sotto il suo comando c’erano unità di nazionalisti. Tutti costoro erano attratti da Mozgovoy perché era un sostenitore della verità” (Boris Rozhin-Colonel Cassad). Dichiaratamente comunista controllava e coordinava anche nazionalisti, tradizionalisti e autoctoni, accomunati dal fine dell’indipendenza del Donbass, mantenendo la Brigata Fantasma autonoma e indipendente dal Presidente della Repubblica Popolare di Lugansk Igor Plotnitsky. Con questo infatti c’era una netta differenza di visione e di pensiero, seppure il fine era per la maggior parte condiviso. Troppo indipendente e troppo amato forse anche per il Presidente, che con la morte di Mozgovoy ha perso un grande comandante ma ha anche un futuro oppositore. Mozgovoy era un vero leader, amato dal popolo e carismatico, grazie al quale la Novorussia continua a resistere agli attacchi di Kiev e avanza, o almeno è avanzata fino alla tregua di Minsk, ad ovest. Aleksey Mozgovoy riposa ora affianco di Che Guevara, Simon Bolivàr, Bobbie Sands, Thomas Sankara e di tutti coloro morti per la libertà e l’autodeterminazione dei popoli. Un duro colpo per la Novorussia, che ora più che mai non può abbassare la guardia.