Devi dare il consenso all'uso dei cookies per poter visualizzare questo video. Maggiori informazioni

Sarà Lenin Moreno a guidare l’Ecuador a partire dall’insediamento previsto per il 24 maggio. Nel segno della continuità con la Revolución Ciudadana inaugurata da Rafael Correa, di cui è stato vicepresidente dal 2007 al 2013, l’esponente del socialismo del XXI secolo ecuadoriano ha ottenuto il 51,1% dei voti contro il 48,9% dello sfidante Guillermo Lasso. L’alto numero di partecipanti alla seconda tornata elettorale e le alleanze strette dal leader della coalizione Creo-Suma hanno riavvicinato i due contendenti, distaccati al primo turno dell’11% e di oltre un milione di voti, portandoli ad uno scarto di soli 200mila voti. L’esito elettorale seguito dagli osservatori internazionali, tra i quali l’ex presidente dell’Uruguay Josè Mujica, si è svolto regolarmente ma questo non ha impedito all’ex banchiere Lasso di chiedere il riconteggio e non accettare il verdetto espresso dal popolo ecuadoriano arrivando ad accusare il Consejo Nacional Electoral di brogli.

Tabella con i dati definitivi del voto

Tabella con i dati definitivi del voto

Le parole di Lasso hanno provocato disordini, in alcune città ecuadoriane, tra i sostenitori della destra liberale e le forze dell’ordine. D’altronde durante l’intera campagna elettorale Lasso aveva alzato spesso i toni arrivando a lanciare un ultimatum a Julian Assange, rifugiato nell’ambasciata ecuadoriana dal giugno 2012. E’ stato proprio Assange ad intervenire con una battuta sull’esito elettorale invitando a sua volta Guillermo Lasso a lasciare l’Ecuador dopo questa nuova sconfitta, era stato il candidato perdente anche nel 2013 contro Correa, con o senza i capitali detenuti all’estero. A Lasso è stato fatale il proprio ruolo nel feriado bancario del 1999 durante il quale il già ministro dell’Economia sotto la presidenza di Jamil Mahuad era a capo del Banco de Guayaquil e che portò alla chiusura totale degli sportelli per cinque giorni, misura che permise l’esportazione di ingenti capitali provocando una gravissima crisi economica nel piccolo stato sudamericano. Il sessantaquattrenne Lenin Moreno avrà al suo fianco Jorge Glass, suo successore alla vicepresidenza nel 2013 e quindi riconfermato in questo ruolo. La sfida della nuova presidenza è quella alla corruzione che Lenin Moreno ha dichiarato di voler abbattere e sradicare del tutto entro i prossimi quattro anni. Le altre sfide di Moreno saranno quelle relative alla creazione di mezzo milione di posti di lavoro, alla promozione dell’educazione bilingue in quichua (variante ecuadoriana del quechua) e in spagnolo, al lancio di un piano nazionale di agroecologia e alla capacità di arrivare a raffinare nel Paese almeno 500.000 dei 543.000 barili di petrolio prodotti ogni giorno in Ecuador. L’uscente Rafael Correa non dovrebbe far parte del nuovo governo stando alle dichiarazioni che lo vorrebbero in Belgio con la propria consorte, nata proprio nello Stato dell’Europa centrale, per un po’ di tempo.

Elezione Lenin Moreno

Dal punto di vista della leadership le sorprese potrebbero essere molte data la diversità di carattere e di approccio alle controversie tra Correa e Lenin Moreno. Molto più dirompente e impulsivo l’ex presidente mentre abile nel lavoro di diplomazia il suo successore che dal 2013 ha rivestito il ruolo di inviato speciale per la disabilità e l’accessibilità per le Nazioni Unite. Moreno, costretto dal 1998 su una sedia a rotelle a causa di un colpo di pistola ricevuto durante una rapina a mano armata, ama l’umorismo ed è autore di una decina di libri. Nato nella provincia di frontiera col Perù di Orellana ha vissuto quasi sempre nella capitale Quito ed è sposato da quarant’anni con Rocío Gonzalez. A dispetto del primo nome di battesimo viene spesso chiamato col secondo nome registrato all’anagrafe: “Boltaire” in onore del filosofo francese Voltaire ma con un errore durante l’atto di trascrizione. Nella settimana più difficile dell’anno, dopo le vicende venezuelane e le proteste in Paraguay, la sinistra latino-americana può esultare e guardare con ottimismo ai futuri passaggi di testimone tra i leader di riferimento e la classe dirigente dei partiti socialisti.