Ogni speranza che il conflitto lungo mezzo secolo tra il governo colombiano e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) potesse giungere ad una risoluzione pacifica si è vanificata. I negoziati dell’Avana, in corso dal 2012, hanno permesso enormi passi avanti grazie alle pressioni del Forum di Sao Paolo, culminati con il cessate il fuoco unilaterale dichiarato dalle brigate comuniste lo scorso Dicembre, con la sospensione dei bombardamenti dell’esercito regolare giunta circa tre mesi dopo e con il comune accordo di detonare tutte le mine piazzate, che negli ultimi quindici anni hanno causato più di undicimila morti. Il tutto lasciava intravedere l’inizio di un processo per la risoluzione pacifica del conflitto, invece qualche giorno fa l’Esercito Popolare delle FARC ha pubblicato questo comunicato:

Non era nei nostri piani sospendere l’unilaterale cessate il fuoco proclamato il 20 Dicembre 2014 come gesto umanitario di un progressivo raffreddamento del conflitto, ma l’incoerenza del governo Santos ci ha condotti a questo, dopo cinque mesi di attacchi terrestri e aerei contro le nostre strutture in tutto il paese. Condanniamo l’attacco congiunto condotto da aviazione, esercito e polizia all’alba dello scorso giovedì contro un accampamento del 29° Fronte delle FARC a Guapi (Dipartimento di Cacua), durante il quale, secondo fonti ufficiali, sono stati uccisi 26 guerriglieri. Per noi le morti dei nostri combattenti e dei soldati sono egualmente dolorose; essi sono figli della stessa patria e delle stesse famiglie povere. Dobbiamo fermare questo spargimento di sangue. Contro la nostra volontà, dobbiamo continuare i negoziati attraverso il dialogo. Sebbene Santos annuncerà che l’offensiva continuerà, insistiamo sulla necessità di accordarci, il prima possibile, sulla continuazione del processo di pace per prevenire ulteriori vittime e sul cessate il fuoco bilaterale, richiesto insistentemente dalla maggioranza della nazione. Apprezziamo il lavoro di monitoraggio e verifica del cessate il fuoco unilaterale che è stato fin qui condotto dal Fronte Ampio per la Pace e dai movimenti politici e sociali della Colombia in questi cinque mesi.

Segreteria dell’Alto Comando Centrale delle FARC-EP

Montagne della Colombia, 22 Maggio 2015

Nessuna volontà del governo colombiano di raggiungere un accordo e nessun interesse a tutelare la vita del proprio popolo, che sia sotto il suo diretto controllo o sotto quello delle FARC. Il governo colombiano non smentisce la sua totale sudditanza agli Stati Uniti d’America, che già tra il 1998 e il 2002 bloccarono ogni accordo raggiunto tra le due fazioni corrompendo il governo con ingenti piani d’investimento. La Colombia è l’ultimo grande ostacolo al sogno della Patria Grande del Bolivarismo sudamericano, è dove si rifugia la borghesia Venezuelana, dove gli anti-chavisti di Operazione Libertà organizzano attentati e omicidi. Il secolare processo di integrazione latinoamericana giungerà a compimento solo quando ogni paese sarà sovrano e indipendente, e invece di servire il dio capitale, deciderà di seguire il cammino tracciato da Simòn Bolìvar, da José Martì, e da tutti i padri dell’America Latina, morti per la liberazione e l’indipendenza.