Mentre l’Unione Europea continua ad auspicare un proseguo delle sanzioni alla Russia per la guerra in Siria, quest’ultima aumenta giorno per giorno la sua influenza politica ed economica nel mercato energetico consolidando quella che tende ad assomigliare sempre più ad una vera e propria egemonia. Qui di seguito gli ultimi svolgimenti:

1) La vittoria di Radev in Bulgaria ha permesso un futuro sblocco del progetto South Stream volto al trasporto di gas naturale dalla Russia all’Unione Europea passando per il Mar Nero, progetto che era stato bloccato nel 2014 per attriti fra i vari paesi interessati (la rete energetica taglia fuori Ucraina, Polonia e Bielorussia).

2) L’Eni ha venduto a inizio mese il 30% del giacimento petrolifero di Zohr in Egitto alla Rosneft (compagnia petrolifera russa in maggioranza proprietà del governo di Putin, con un fatturato di 126 miliardi di dollari nel 2012 e con una capitalizzazione di 46 miliardi di sterline sulla Borsa di Londra nel 2013).

3) Le trattative tra la Federazione russa e la Commissione europea circa il rifornimento energetico per l’Ucraina nel 2017 potrebbero far cancellare la sanzione di 6,4 miliardi di dollari imposta dall’antitrust ucraino alla Gazprom per “abuso di posizione nel mercato russo”.

4) La nomina di Rex Tillerson, ex CEO di ExxonMobil Corporation, a Segretario di Stato nell’amministrazione Trump ha buone possibilità di placare le tensioni tra USA e Russia circa il mercato energetico internazionale – sancendo quella che molti hanno già rinominato come “Pax Petrolifera” – dato che Tillerson oltre ad essere amico di Putin, ha già stretto proficui accordi con le compagnie russe durante la sua carriera da manager.

Agli inizi di dicembre sia i paesi aderenti all’OPEC che i non membri hanno siglato un accordo per la diminuzione della produzione di barili di petrolio greggio giornalieri prevedendo un taglio di 560mila unità giornaliere. La Russia, che ha aderito all’accordo, rimane uno dei maggiori esportatori di greggio e gas naturale a livello internazionale, nonostante Aleksandr Novak, ministro per l’energia, abbia ribadito che la Federazione russa compirà un taglio di 300mila barili giornalieri. Nel 2013 la Federazione Russa era il primo sostentatore dell’Unione Europea, che ricordiamo, mantiene il 53,2% del consumo interno lordo di energia attraverso l’importazione da stati terzi (Eurostat, 2015) e lo è ancora per altre piccole nazioni in Europa orientale vedasi Transnistria e Ucraina. Ma i progetti della Russia, e in particolare della Gazprom alla quale si associa spesso e volentieri l’Eni, sono molteplici:

1) Il già citato, ma non ancora ultimato, South Stream adibito per il trasporto di gas naturale attraverso il Mar Nero e la Bulgaria verso l’Europa. Il canale meridionale del gasdotto dovrebbe passare per la Grecia e arrivare come destinazione finale a Brindisi, in Italia.

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Percorso del South Stream

2) Il Blue Stream, il gasdotto internazionale progettato per il trasporto di energia dalla Russia alla Turchia (Krasnodar – Samsun – Ankara) sviluppato dalla joint – venture olandese Blue Stream Pipeline B.V., Gazprom ed Eni.

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Blue Stream e South Stream a confronto

3) Il North Stream, il quale invece passa attraverso il Mar Baltico per trasportare gas in Europa, in particolare Germania (Vyborg – Greifswald), del quale è in cantiere un raddoppio – chiamato North Stream 2l’azienda appaltatrice italiana è Saipem – controllata da Eni – .

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North stream

4) Il Turkish Stream (non ancora costruito) per il trasporto di gas – con una capacità fino a 63 miliardi di metri cubici / anno – dalla Federazione russa meridionale alla Turchia occidentale (Krasnodar – Kiyikoy – Luleburgaz – Ipsala).

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Turkish Stream: in rosso la Russia in viola la Turchia ed in blu la Grecia

Dato il vero e proprio impero che la Gazprom detiene in Europa per il commercio di energia, le nazioni tagliate fuori da questi quattro progetti: Polonia, Ucraina, Bielorussia, i paesi a ovest della penisola anatolica e in parte la Romania, hanno intrapreso la progettazione – con molte partnership europee – di gasdotti di ripiego come il White Stream per il collegamento della regione del Mar Caspio con l’Europa orientale partendo dal Turkmenistan e arrivando fino in Polonia e il mastodontico progetto Nabucco (ideato come concorrente del South Stream) per il collegamento tra: Azerbaijan (dal quale passerebbe anche il White Stream), Iran, Georgia, Turchia (nella quale passano già il Blue Stream, il TransAnatolian Gas Pipeline e forse in futuro anche il Turkish Stream), Bulgaria (dalla quale passerà il rivale South Stream), Romania, Ungheria (dalla quale passerà il ramo settentrionale del South Stream) e Austria (che estenderà la fornitura a Germania – già servita dal North Stream – e Repubblica ceca).

Come si può evincere, il progetto Nabucco è fortemente osteggiato dalla Russia e in primis dalla Gazprom e dalla Rosneft (che è riuscita con l’acquisto della percentuale di Eni a colmare il buco nel mercato energetico egiziano scaturitosi dal taglio del gas da parte dell’Arabia Saudita) le quali hanno già un solido mercato in diversi paesi interessati dai due progetti avversari, la stessa penisola caspica ha già accordi con la Russia siglati prima dell’ideazione dei due gasdotti. Inoltre, la possibilità che l’Ucraina possa indirizzare il proprio import su un mercato non russo potrebbe far vacillare la forte influenza di Mosca sulla politica del paese, evento che potrebbe favorire l’Ucraina nel conflitto in Crimea (nel quale tuttavia la Russia è in netto vantaggio politico – militare anche grazie alla vittoria di Vadim Kransnoselsky in Transnistria)A non schierarsi in merito alla diatriba sono ovviamente gli stati che avrebbero da guadagnare in entrambi i casi o addirittura a guadagnare il doppio nell’eventualità che vengano attuati tutti i progetti come ad esempio Azerbaijan, Turchia e Bulgaria.

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Nabucco e South Stream a confronto

Nel giugno del 2013 però, data la forte pressione russa e la presa coscienza della poca effettiva utilità del progetto Nabucco – ridefinito il flag project dell’Europa – il consorzio internazionale di Shah Deniz II, il più grande giacimento di gas naturale azero, ha promosso la costruzione del TransAdriatic Pipeline (TAP) accantonando definitivamente il progetto Nabucco West. Al contrario del suo predecessore, il TAP dovrebbe rifornire il “Corridoio del Sud”, progetto energetico della Commissione europea per il sostentamento dell’area sud orientale dell’Europa e dei Balcani, attualmente sprovvisti di una vero e proprio rifornimento assiduo, agganciandosi al TransAnatolian Gas Pipeline (TANAP) – che a sua volta si aggancia al South Caucasus Pipeline (SCP) – il gasdotto per il trasporto di energia da Baku a Kipoi, in Grecia, attraverso tutta la Turchia. Il TAP quindi interesserà in particolare Grecia, Albania e Italia (Kipoi – Fier – San Foca) con una capacità massima di trasporto pari a 20 miliardi di metri cubici / anno capace di soddisfare il fabbisogno di quasi 7 milioni di famiglie europee.

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TransAdriatic Pipeline (TAP) TransAnatolian Gas Pipeline (TANAP) e South Caucasus Pipeline (SCP) a confronto

Qualsiasi siano gli sviluppi ingegneristici bisognerà comunque tener conto delle prossime mosse economiche dell’USA dopo la nomina di Tillerson che potrebbero risanare i rapporti energetici tra le due superpotenze spostando l’interesse di Mosca da Pechino per ridimensionare il proficuo mercato asiatico nel quale la Federazione russa è partner attivo ormai da diversi anni.