Se l’inizio del 2017 si era aperto con degli ottimi risultati sotto il profilo interno, come descritto da Andrea Muratore per L’Intellettuale Dissidente, si può ben dire che il nuovo anno stia portando in dote al governo di Maduro un ritrovato ruolo nel panorama mondiale. L’accordo, per rivedere al ribasso la produzione giornaliera di barili di petrolio, tra i paesi Opec e gli altri principali produttori di oro nero si era ottenuto, come sottolineato dalla diplomazia russa, anche grazie all’importante mediazione di Nicolas Maduro. Il taglio di 1,2 milioni di barili al giorno aveva provocato l’aumento del prezzo del greggio oltre la soglia dei 50 dollari, una cifra lontana dai prezzi record superiori ai 120 dollari del 2008, ma in grado di ridare ossigeno alle economie provate di Arabia Saudita, Russia e Venezuela.

Algeria, Angola, Arabia Saudita, Ecuador, Emirati Arabi Uniti, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Venezuela, Gabon e Indonesia

Fetta di mercato dei Paesi Opec

Al fianco del presidente Maduro sono due i volti annoverabili tra i principali artefici dei successi internazionali del Venezuela. Si tratta del vice-presidente Tareck el Aissami e del ministro degli Esteri Delcy Rodriguez. Il quarantaduenne El Aissami già ministro degli Interni e della Giustizia durante il governo del comandante Chavez dal 2008 al 2012 e poi governatore dello stato di Aragua è oggi indicato come il volto del cambiamento interno al Psuv (Partito socialista unito del Venezuela) tanto da essere nominato vice-presidente dallo stesso Maduro nell’ottica di una sconfitta al referendum revocatorio richiesto dall’opposizione che lo avrebbe incaricato, secondo le disposizioni costituzionali, del ruolo presidenziale fino al termine naturale del mandato, fissato per il 2019. Appena insediatosi el Aissami è stato subito vittima delle sanzioni del governo statunitense. Le accuse mosse verso il nuovo vice-presidente riguardano il narcotraffico e provengono dall’Office of Foreign Assets Control. El Aissami è stato inserito nella lista relativa al ‘Foreign Narcotics Kingpin Designation Act’. La risposta del governo bolivariano non si è fatta attendere ed oltre alla consegna di una lettera di protesta del ministro degli Esteri Delcy Rodriguez a Lee McClenny, incaricato d’affari degli Usa a Caracas, ha sottolineato l’inconsistenza dell’accusa basando la difesa del neo-vicepresidente con il ruolo da lui svolto contro il narcotraffico negli anni in cui, ricoprendo l’incarico di ministro degli Interni, ottenne il riconoscimento da parte dell’Onu per il Venezuela di “territorio libero dalle coltivazioni di droga”.

La quarantasettenne Delcy Rodriguez ha, invece, svolto due importanti incontri recandosi in Russia ed Iran. Ad accoglierla in Russia l’omologo Sergey Lavrov che ha ribadito la vicinanza e il sostegno alle politiche del governo Maduro condividendo l’idea di un mondo sempre più multipolare. E’ stato anche sottolineato il lavoro che svolgono Russia Today, Telesur e Prensa Latina con l’obiettivo di contrastare la visione del pensiero unico dei grandi media internazionali. Il viaggio in Iran ha visto la Rodriguez impegnata in incontri con il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, il ministro del Petrolio Biyan Namdar Zanganè e il presidente della Repubblica islamica Hassan Rouhani. Gli incontri hanno avuto il duplice obiettivo di constatare l’avanzamento dei rapporti bilaterali e multilaterali tra gli Stati e il corretto funzionamento dell’accordo sulla riduzione dell’estrazione del greggio tra paesi Opec e paesi non aderenti all’Opec. Questo ritrovato slancio della Repubblica bolivariana sembra aver provocato non pochi fastidi negli stati sudamericani recentemente tornati a politiche neo-liberiste quali il Perù del presidente Pedro Pablo Kuczynski e il Brasile del governo Temer, il cui ministro degli Esteri Aloysio Nunes ha additato Maduro definendolo “un dittatore in una nazione priva di regole democratiche”.

Sul grande scacchiere internazionale nonostante l’apertura di Maduro verso la neo-presidenza Trump, recentemente ribadita anche dal ministro Rodriguez, sembra essere ancora l’aquila statunitense, impersonificata dal segretario di Stato ed ex amministratore delegato di Exxon Mobil Rex Tillerson, il principale nemico del Venezuela bolivariano. Probabilmente è in quest’ottica che, nel corso della XV riunione della Commissione mista di Alto Livello Cina-Venezuela, la nazione guidata da Nicolas Maduro ha firmato una serie di ventidue nuovi accordi di cooperazione e sviluppo economico con la Cina. I nuovi accordi, siglati presso il teatro Teresa Carreño di Caracas, prevedono una serie di investimenti per lo sviluppo economico, la produzione petrolifera, la costruzione di opere pubbliche e di alloggi popolari.