Il 25 novembre 2016 potrà essere ricordato in futuro, idealmente, come la data che ha posto fine al Novecento: un secolo che lungi dall’essere stato “breve”, come teorizzato da Eric Hobsbawn, si è protratto profondamente nel nuovo Millennio e che la morte di Fidel Castro sembrerebbe aver chiuso definitivamente. L’addio del leader cubano consegna alla storia un uomo che ha saputo identificarsi col Novecento, interpretandone in maniera ampia e completa gli ideali, le passioni, gli schemi di pensiero e le contraddizioni. Dal Capodanno 1959, quando assieme ai suoi barbudos fece il suo ingresso a L’Avana ponendo fine al regime dittatoriale di Fulgencio Batista, il Lider Maximo cubano ha infatti saputo conquistarsi una visibilità internazionale e un’influenza tale da trasformarlo in un vero e proprio Lmito vivente, nel simbolo di un’epoca che oggi fa sentire, sempre più tenue, la sua eco.

L’ideologia e la passione politica hanno accompagnato Castro nel corso della sua lunga esperienza; sebbene le scelte di campo imposte in primo luogo dalle logiche dalla Guerra Fredda e in secondo luogo da precise convergenze storiche abbiano portato Cuba al posizionamento nel campo comunista, il socialismo castrista può essere considerato una derivazione diretta delle due principali ideologie che hanno animato Fidel Castro prima e dopo il successo della sua lotta rivoluzionaria, ovverosia l’antimperialismo e il terzomondismo.

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La disposizione delle basi missilistiche sovietiche a Cuba. La diapositiva risale al drammatico periodo della crisi USA-URSS del 1962

Da Eisenhower ad Obama, Castro ha visto succedersi dal 1959 al 2016 undici diversi presidenti degli Stati Uniti e ha sviluppato nel corso dei decenni prese di posizione volte direttamente a contrastare le ingerenze di Washington, individuando negli USA l’acerrimo avversario di Cuba dopo gli eclatanti scontri della Baia dei Porci del 1961 e la “Crisi dei Missili” dell’anno seguente. Negli USA Castro identificava inevitabilmente l’Impero per antonomasia: nel corso dei decenni, la Cuba rivoluzionaria ha resistito all’embargo unilateralmente impostole da Washington, che ha provocato effetti gravissimi nel decennio seguito alla caduta dell’URSS, mentre al contempo Castro è sfuggito a più riprese a una serie di complotti contro la sua persona ideati dalla CIA sin dai tempi di Allan Dulles. In un articolo pubblicato in occasione della morte del Lider Maximo, il New York Times si è dimostrato, per una volta, abbastanza obiettivo nei confronti di un avversario degli Stati Uniti e ha sottolineato come “all’ossessione di Castro per gli USA” sia stata corrisposta una speculare “ossessione degli USA per Castro” che, mano a mano procedevano i tentativi di Washington di dipingerlo come un tiranno repressivo senza qualità, ha finito per trasformarlo in un “faro della resistenza in America Latina e nel resto del mondo, trasformando in simboli universali di ribellione il suo sigaro, la sua lunga barba e la sua uniforme verde”.

Il peso storico di Castro, infatti, è misurabile appieno solo constatando l’enorme influenza che la sua figura ha saputo conquistarsi in movimenti rivoluzionari e paesi non allineati, nonché la progressiva trasformazione di una nazione come Cuba, demograficamente ed economicamente poco rilevante, in un vero e proprio simbolo planetario

Dall’Angola all’India, dall’Etiopia al Sudafrica, il Terzo Mondo ha visto in Castro uno dei suoi preminenti portavoce all’epoca della Guerra Fredda: la torrenziale ondata di cordoglio che ha visto concordi i leader odierni, dal canadese Trudeau al cinese Xi Jinping, nel considerare Castro una figura leggendaria e un punto di riferimento per il Novecento è la naturale conseguenza di un’influenza che il Jefe ha saputo estendere notevolmente nel corso della sua carriera e che ha avuto nel Terzo Mondo il suo baricentro. Nelson Mandela ha riconosciuto a più riprese il contributo giocato da Cuba nel sostegno al Sudafrica per il superamento dell’apartheid, mentre Hugo Chavez ed Evo Morales hanno universalmente riconosciuto Castro come uno dei principali ispiratori delle Rivoluzioni Bolivariane che hanno cambiato il Sudamerica a partire dalla fine del XX secolo.

Parlando di un uomo che ha saputo avere una presa tanto grande sulla sua epoca come Fidel Castro, risulta difficile analizzare in maniera scevra da qualsivoglia ideologia il risultato della sua opera concreta riguardante Cuba e gli obiettivi raggiunti o mancati nel corso della sua leadership durata dal 1959 al 2006. Paradossalmente, proprio la grande passione ideologica che ha da sempre connotato Castro si trasforma in un ostacolo sotto questo punto di vista: il rischio è sopravvalutare in un senso estremo o nell’altro l’operato del Lider Maximo, e di produrre un’analisi distorta. Analizzando oggettivamente i risultati prodotti dalla Cuba rivoluzionaria, accanto all’edificazione di un sistema sanitario ed educativo con pochi eguali sul piano internazionale sicuramente vi sono stati campi in cui i risultati raggiunti sono stati più modesti, in particolar modo sotto il profilo della riduzione delle disuguaglianze economiche e della costituzione di un solido sistema economico diversificato. Probabilmente a Fidel Castro ha costantemente fatto difetto il pragmatismo che invece contraddistingue il fratello e successore Raul, succeduto ufficialmente alla guida di Cuba nel 2008, il quale ha preso sulle sue spalle la grande responsabilità di avviare i primi, seri colloqui volti ad appianare la decennale contrapposizione tra L’Avana e Washington e ristabilire le piene relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Stati Uniti.

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Le relazioni commerciali di Cuba secondo l’Atlante Geopolitico Treccani

La morte di Castro pone il mondo di fronte alla constatazione della fine di un’epoca. Una stagione passionaria, ideologica, a tratti contraddittoria ma non priva di connotazioni romantiche. L’uomo che più di ogni altro ha simboleggiato il Novecento ci lascia in un momento storico in cui “il passato è morto e non si intravede ancora il futuro”, come scritto su Il Sole 24 Ore da Alberto Negri. La storia accoglie Fidel Castro, uomo che ha sempre vissuto con fermezza la consapevolezza di rappresentare un simbolo vivente e ha condotto Cuba incontro a passaggi epocali. La sua eredità oggi si fa sentire profondamente nel continente latinoamericano, che ha evoluto le Rivoluzioni Bolivariane tenendo presente il modello cubano come punto di riferimento e che, in una fase storica di relativa crisi del “socialismo del XXI secolo”, ha guardato nuovamente a Cuba nel momento in cui, sotto la guida di Raul Castro, essa ha accresciuto il proprio ruolo di simbolo del mondo multipolare. Cuba, attonita, sconvolta e ammutolita, piange oggi la morte dell’uomo che ha cambiato la sua storia e, probabilmente, la storia personale di molti individui che hanno avuto e hanno tuttora la forza di credere negli ideali. Hasta siempre Jefe, hasta siempre Fidel!