Devi dare il consenso all'uso dei cookies per poter visualizzare questo video. Maggiori informazioni

La crisi greca non è finita per niente. Il messaggio risuona forte e chiaro nelle cancellerie di tutta Europa, tra gli istituti bancari del mondo e soprattutto tra le segrete stanza di Bruxelles, sempre attenti a quello che succede dalle parti di Piazza Syntagma. Anzi, la Grecia è tutt’ora lo Stato più pericoloso di tutta l’Europa: pensionati e dipendenti pubblici continuano le proteste di piazza, e gli scontri tra manifestanti e polizia per le strade di Atene continuano a cadenza periodica. Nessuno in Grecia sembra essere sicuro di continuare in questo stato. C’è da dire però che in questi mesi l’Europa si è decisamente tranquillizzata con le politiche greche: Alexis Tsipras infatti si è dimostrato un esecutore fallimentare perfetto.

I media non ne parlano ma in Grecia le manifestazioni non si sono mai interrotte.

Amico della sinistra benpensante, cultore della democrazia fin quando fa comodo, asservito alle logiche bancarie, Alexis Tsipras si è dimostrato l’alunno ideale della maestra UE, ed ha fatto i compiti nel miglior modo possibile. Sembrava poterci essere un governo di grande cambiamento, che portasse non tanto prosperità, ma quantomeno un senso di liberazione nei confronti del giogo asfissiante dell’austerity di matrice tedesca, ma purtroppo, duole ammetterlo, non è stato così. Al contrario, Tsipras può essere considerato il volto dolce dell’austerity più feroce. È riuscito in poco tempo a far dimenticare il referendum contrario alle direttive europee, gli scontri di piazza, il protettorato imposto dalla Troika, i tagli sanguinari nei confronti di un Paese disastrato. E continua ogni giorno in questo processo perfetto di finta opposizione e di esecuzione immediata delle logiche di Bruxelles. Ultima trovata, in ordine di tempo, la vendita all’asta di quattro frequenze televisive, che hanno visto protagonisti società di armatori, banchieri, presidenti di società di calcio. Tutti i presunti nemici di Tsipras. Tutti presunti e forse reali nemici del popolo. Ma eccoli là, tutti acquirenti delle reti televisive pubbliche. Che fine ha fatto il programma di Tsipras di lotta senza tregua allo strapotere degli armatori greci e di quei pochissimi miliardari che si arricchivano alle spalle di un popolo inerme? La domanda ha già una sua risposta immediata: è finito nella spazzatura. Va detto che chiunque abbia tentato un programma sociale in Europa, è stato fatto tacere. E certamente non poteva non succedere con Tsipras, rappresentante di un popolo orgoglioso e scomodo ma con uno Stato che ha il potere decisionale pari allo zero. Ci voleva qualcosa di più, e si pensava di averlo trovato in lui. Qualcuno che lottasse ferocemente, a costo di tutto, per il bene del popolo, qualcuno che, in teoria, rappresentasse il popolo degli emarginati, della sinistra di lotta, degli euroscettici, dei “kompagni” di tutta Europa. E invece eccolo, a brindare all’accordo sulle reti televisive vendute ai soliti quattro e che frutteranno alle casse dello Stato la miseria di 200 milioni di euro in un buco di bilancio che non conosce fondo. Ma del resto è questo il sistema creato ad hoc per la Grecia di questi tempi: fumo negli occhi, politiche di falsa uguaglianza sociale, spot elettorali, per colpire poi nel profondo ogni politica sociale. Tagli alle pensioni, vendite di beni pubblici, ospedali chiusi, povertà in aumento, tutto quanto per quel misero mezzo punto in più di PIL e per quei titoli di Stato, ormai carta straccia.

Varoufakis è stato crocifisso dai media eppure era l'unica che aveva un progetto economico credibile. Invece di calarsi i pantaloni e tradire i suoi elettori ha preferito lasciare il suo incarico. Con la troika è vietato trattare

Varoufakis è stato crocifisso dai media eppure era l’unico che aveva un progetto economico credibile. Invece di calarsi i pantaloni e tradire i suoi elettori ha preferito lasciare il suo incarico. Con la troika è vietato trattare.

È la logica perversa del capitalismo selvaggio che l’Europa, cinta di austerity, si permette il lusso di imporre a tutti i popoli. Ed è la logica perversa che nonostante tutto, nonostante milioni di voti, nonostante gli scontri di piazza più terribili degli ultimi decenni in Europa, nonostante un Paese alla fame, Tsipras ha accettato. Si dice che non abbia potuto competere contro la Merkel. Si dice che giunto a Bruxelles abbia dovuto ritrattare tutto per il bene della Grecia. C’è chi giura che quel voto contro l’Europa lui non l’abbia voluto per niente. Sta di fatto che oggi è cambiato tutto, ma la situazione in Grecia è esattamente la stessa di prima. Con l’unica differenza che, dopo anche questo sogno anti-asuterity infranto, nessuno sembra in grado di poter credere ancora all’idea di un’Europa dove i popoli facciano ancora la differenza.