Il settimanale tedesco Der Spiegel non ha usato mezzi termini. In prima pagina, sotto le foto della Cancelliera Angela Merkel, del Ministro degli Interni De Maiziére e del Direttore dei servizi segreti Schindler, ha titolato Der verrat. BND und Bundesregierung deutsche interessen (Il tradimento. Il BND e il governo contro gli interessi tedeschi). E’ una accusa durissima, terribile e sconcertante. Secondo il noto settimanale gli apparati di governo e di intelligence avrebbero collaborato con la NSA americana in un massivo programma di spionaggio ai danni di Italia, Francia, della Commissione Europea, ma sopratutto di aziende, imprese e industrie tedesche, atto che si configurerebbe come un vero e proprio tradimento alla nazione. Dopo il polverone sollevato lo scorso anno dagli strascichi del Datagate di Snowden, le intercettazioni del cellulare privato della Merkel, la scoperta che dalla base di Rammstein venivano manovrati droni che hanno portato a termine uccisioni anche in aree non considerate “zona di guerra”, la Cancelliera aveva espulso il capo della CIA in Germania e posto agli arresti un agente americano infiltrato nelle agenzie di intelligence nazionali (che avrebbe rubato i nomi di 3500 agenti tedeschi con le relative coperture). I rapporti tra Germania e Stati Uniti sembravano essersi congelati come ai tempi di Schroeder e della guerra in Iraq, ma in poco tempo l’opinione pubblica aveva assorbito lo scandalo e i rapporti con Washington tornati su climi più miti.

Queste nuove rivelazioni riaprono la ferita e gettano una cupa ombra sullo spionaggio tedesco e gli alleati americani, ma sopratutto mettono in una posizione critica l’esecutivo Merkel e i precedenti quattro governi. Stando alle fonti dei giornali tedeschi, dal 2004, nella base bavarese di Bad Aibling, l’NSA ha spiato milioni di dati internet e di telefonate che hanno riguardato spesso obiettivi che poco avevano a che fare con il terrorismo, come appunto aziende, politici, sedi diplomatiche e segreterie di Stato. La domanda dunque è: il BND non sapeva oppure sapeva e ha taciuto o peggio ha fornito informazioni sensibili su cittadini tedeschi ed alleati europei? E sopratutto, potevano gli esecutivi non sapere e dunque appellarsi al principio della negabilità plausibile? La collaborazione tra servizi tedeschi e americani iniziò ad intensificarsi all’indomani dell’11 settembre, quando si scoprì che Mohammed Atta, il capo della squadra dei dirottatori, proveniva da Amburgo e sempre in Germania agivano i reclutatori di al-Qa’eda. Da allora una fisiologica attività di spionaggio interno potrebbe essere divenuta patologica.

Dopo giorni di silenzio, la Cancelliera è stata costretta dalla pressione della stampa a rilasciare una dichiarazione che ha tutto del linguaggio politichese e poco della verità, affermando di non essere a conoscenza di fatti illeciti ma di confermare che “i servizi segreti da sempre lavorano a fianco degli altri paesi per proteggere meglio la vita di 80 milioni di tedeschi”. Ovviamente la stampa non ha gradito ma neanche le opposizioni e persino parte della maggioranza iniziano a dubitare delle azioni dell’esecutivo e, come scrive Der Spiegel, “il clima della Grosse Koalition è gelido”. I socialdemocratici del ministro Gabriel hanno dichiarato di volere risposte chiare su chi sapesse che il BND forniva informazioni su cittadini tedeschi e imprese come la Airbus alla NSA americana. “L’ho chiesto due volte alla Cancelliera ed entrambe le volte mi è stato detto che nessuno ne era a conoscenza”, ha affermato il ministro, senza nascondere che lo scandalo potrebbe minare la stabilità della maggioranza di governo. Tra gli accusati anche Thomas de Maiziére, ministro degli Interni durante gli anni dove la frequenza dei casi di spionaggio è più forte, criticato fortemente per aver mentito di fronte al Bundestag lo scorso 14 di aprile quando aveva dichiarato di “non essere a conoscenza di notizie relative a spionaggio economico da parte dell’NSA o altri servizi americani”. Questa dichiarazione è stata poi smentita dai quotidiani tedeschi i quali riportano che la questione era nota al governo già dal 2008. Per tamponare la ferita, Angela Merkel ha annunciato che verrà ascoltata dalla Commissione d’Inchiesta del Bundestag insieme al direttore del BND Schindler ma i toni utilizzati da Der Spiegel non sono certamente di aiuto nel far calare il polverone.

Lo spionaggio fa parte delle relazioni tra paesi ben prima che nascessero i moderni Stati nazionali, probabilmente già dai tempi degli Assiri e dei Babilonesi. Uno Stato senza servizi di intelligence è un Leviatano senza occhi e senza orecchie, in balia delle maree internazionali e delle volontà altrui. Scandalizzarsi dunque nel venire a conscenza che l’NSA americana spia politici, aziende e telefonate europee è come scandalizzarsi di un cuoco che cucina. Le spie, per definizione, spiano. La gravità della situazione tedesca è dunque non tanto nello spionaggio in sé, quanto piuttosto nello sbilanciamento tra il dare e avere che caratterizza la collaborazione tra servizi informativi. Le agenzie americane possiedono più strumenti, più risorse, più agenti per garantire la sicurezza e il prezzo in cambio è molto spesso nell’unica valuta che il mondo dello spionaggio conosce: le informazioni. Il BND e il governo tedesco hanno accettato una massiva opera di spionaggio industrale in cambio della sicurezza? Oppure hanno semplicemente svenduto la propria sovranità per supina acquiescienza alle pressioni esercitate da Washington? La necessità di proteggere uno Stato può prevalere sul diritto alla privacy e all’equità delle relazioni tra alleati? Il confine è labile e supera la supponenza legata al semplicistico concetto di giusto e sbagliato, coinvolgendo certamente una questione di moralità e di sicurezza ma rendendo affrettato quel der verrat in prima pagina. I servizi segreti tedeschi hanno tradito il proprio paese o lo hanno solo protetto al meglio con quello che avevano, cedendo probabilmente all’ingenuità?