Sembra una vera e propria partita a scacchi: lì dove ci si aspetta che il terrorismo possa colpire duramente, non accade nulla e nel frattempo però, quando le minacce più gravi appaiono oramai superate, arriva la mossa che fa calare nel buio nuovamente un’intera nazione. E’ questo lo scenario francese, in cui servizi segreti e Polizia si fanno sorprendere questa volta a Nizza ed con una tempistica ed una maniera che nessuno poteva aspettarsi; si teme molto per l’Europeo, si blinda Parigi come se fosse in guerra, poi l’attentato viene effettuato cinque giorni dopo la fine della competizione calcistica ed in una città diversa dalla capitale.

La Francia viene colpita per la terza volta in meno di diciotto mesi; prima la strage presso la sede di Charlie Hebdo a Parigi, poi il 13 novembre 2015 ancora a Parigi l’inferno si scatena tra i locali e le vie della vita notturna, adesso il terrore si scaraventa su Nizza proprio nel giorno più importante per i francesi, in un 14 luglio che quest’anno ha assunto un valore ancora più simbolico rispetto agli altri anni. Oltre al terrore, questa volta nella popolazione francese si espande rapidamente anche una sorta di rassegnazione ed impotenza; i cittadini non possono fare altro che sperare di non trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato: quando ad essere colpiti non sono monumenti e luoghi di interesse nazionale, ma bar e teatri come nel caso parigino oppure un Lungomare nel cuore della festa del 14 luglio, come accaduto nelle scorse ore a Nizza, la sensazione di confusione e vulnerabilità inizia a fare capolino anche più della paura.

Adesso in tanti in tutta Europa si chiedono il perché dei ripetuti attacchi proprio contro la Francia; tre attacchi con diverse vittime in pochi mesi, per non parlare degli episodi isolati come quello di Parigi dello scorso giugno dove un giovane integralista uccide due agenti di Polizia, denotano un fatto ben preciso: il terrorismo in terra transalpina non è solo un fenomeno radicale, ma anche sociale. L’attacco a Nizza è perpetuato con un camion lanciato a folle velocità su una folla che aspetta i fuochi d’artificio per la festa del 14 luglio; se a Parigi è stato possibile, lo scorso 13 novembre, parlare di ‘salto di qualità’ del terrorismo jihadista, con gruppi armati ben preparati ed organizzati, nel caso della città della Costa Azzurra invece si può parlare di un metodo certamente più artigianale nel compiere un attentato e questo, paradossalmente ma fino ad un certo punto, è ancora più inquietante e preoccupante: in poche parole, vuol dire che in Francia il terrorismo ‘fai da te’, preparato e perpetuato da singoli soggetti o da gruppi molto ristretti, è sempre più radicato ed è quindi sempre meno controllabile e prospera all’interno del ventre molle delle periferie del paese.

Si colpisce in Francia, perché è lì che risiedono persone o gruppi radicali che rispondono al proprio disagio sociale con l’estremismo jihadista e con attentati non organizzati con i vertici del Terrore internazionale (ISIS od Al Qaeda che sia), ma compiuti in maniera isolata. L’avanzata del terrorismo in Francia, è il fallimento del modello di integrazione transalpino, vantato per anni come il migliore in Europa e che però adesso rivela sempre di più come esso ha di fatto creato una massa di giovani della seconda o della terza generazione di emigrati che avvertono una certa distanza rispetto al resto del paese e della società, diventando prede facili per la propaganda jihadista. L’episodio di Nizza, ha molto in comune con quanto accaduto nelle ‘Banlieue’ parigine del 2005; in quel caso, la rabbia ed il disagio sociale sono stati sfogati con attacchi contro le forze dell’ordine e con manifestazioni violente che per giorni hanno tenuto la Francia con il fiato sospeso, ma il tutto è rimasto confinato alle periferie e la società non ha avuto modo di comprendere natura e cause di quei problemi. Oggi quel disagio, quel senso di alienazione e quell’odio verso un sistema considerato ostile, si esprimono con i mezzi della jihad; ecco perchè, a distanza di mesi dai doppi attacchi parigini, l’attentato di Nizza riesce ancor meglio a far notare la natura prima di tutto sociale del terrorismo islamico in Francia. Quel che trapela, è una situazione esplosiva che nasce dalle periferie che appaiono sempre di più come vere e proprie polveriere, in cui molti francesi decidono di scagliarsi contro altri francesi; a Parigi come a Nizza, gran parte di chi ha partecipato o pianificato attacchi, ha la cittadinanza transalpina, è cresciuto ed ha sempre vissuto in Francia, conosce usi e costumi della società francese.

Ma il paese paga anche un altro grave errore, il cui maggiore responsabile è il presidente Hollande; la Francia è il paese con il più alto numero di foreign fighters, ossia di cittadini che sono andati a combattere tra le fila dell’ISIS in Siria ed in Iraq e che oggi sono di ritorno dal medio oriente. Il governo di Parigi ha la responsabilità di aver fatto partire numerosi terroristi verso il fronte mediorientale, il tutto per ingrossare le fila di quei gruppi che vogliono il rovesciamento di Assad. Adesso che l’ISIS territorialmente sta perdendo pezzi, già da più di 12 mesi in tanti stanno rientrando in Francia e lo si è visto anche dalle indagini sugli attacchi del 13 novembre; chi ritorna dalla Siria, ha come obiettivo quello di portare in Europa ed in particolare in Francia la jihad ed adesso il governo si ritrova a dover far fronte a numerosi reduci che pianificano attacchi oppure indottrinano numerosi giovani nelle esplosive periferie delle metropoli francesi.

Tornando nello specifico all’attacco di Nizza, probabilmente l’ISIS rivendicherà la paternità dell’attacco, ma esso come spesso accade sarà un ‘patrocinio’ a distanza dato soltanto dopo l’effettuazione dell’attentato; chi ha compiuto questo vile atto, ha molto probabilmente agito da solo: la Polizia parla di un francese di origine tunisina di 31 anni, il quale oltre a scagliare nella folla il suo camion, avrebbe anche sparato alle persone in fuga. A distanza di poche ore, le vittime sono più di 80 ed il numero di feriti è impressionante; Nizza appare una città blindata ed in guerra, con le stesse scene già viste a Parigi, a Saint – Denis ed anche a Bruxelles nello scorso mese di marzo.

L’attacco di Nizza, non solo avviene nel giorno di festa nazionale ma anche in un momento più che delicato per la Francia: dalle proteste contro la Legge sul Lavoro, agli strascichi politici locali della Brexit, da un’economia sempre più debole ad un quadro politico che vede una sempre maggiore debolezza del presidente Hollande a meno di un anno dalle elezioni presidenziali. Una vera e propria pentola a pressione quindi, con la strage di Nizza destinata a rendere sempre più fosco il quadro di un paese stanco ed impaurito, costretto a convivere con il terrore e con una quotidianità scandita da uno stato di emergenza a cui i francesi oramai sembrano essersi tristemente abituati.