A quaranta giorni dal primo turno in cui Lenin Moreno, candidato di Alianza PAIS, ha sfiorato la vittoria conseguendo il 39,4% dei voti gli ecuadoriani sono chiamati nuovamente alle urne. Lo sfidante è l’ex banchiere Guillermo Lasso, sostenuto dai liberali di Creo-Suma, fermatosi al 29,1% lo scorso 19 febbraio ma in grado di incanalare l’intero fronte anti-Correa tramite l’accordo con Cynthia Viteri, la candidata del Partido Social Cristiano, attestatasi al 16,3% delle preferenze. Pur non avendo ottenuto il 40% necessario ad evitare il ballottaggio Lenin Moreno ha vinto le altre due competizioni elettorali di febbraio nelle quali la sua coalizione ha guadagnato la maggioranza assoluta dei seggi all’Assemblea Nazionale. Sono, infatti, 74 sui 137 a disposizione i seggi ottenuti dal movimento ecuadoriano espressione del socialismo del XXI secolo. Pur sommando i 15 conquistati dal Psc ai 34 di Creo-Suma la destra liberale è ben lontana dalle soglie necessarie per bloccare le istanze che partiranno dalla maggioranza. Il secondo successo ottenuto a febbraio dal movimento adesso guidato da Lenin Moreno riguarda il referendum che di fatto ha introdotto il divieto per tutti coloro che ricoprono incarichi pubblici di possedere conti in paradisi fiscali. Ben il 55,1% dei votanti si sono espressi a favore di questa misura.

Guillermo Lasso

Guillermo Lasso

Nel tentativo di recuperare lo scarto, che al primo turno è stato superiore al milione di voti, Lasso ha promesso la creazione di un milione di posti di lavoro ma soprattutto un attacco alle misure apportate dalla Revolución Ciudadana nel corso degli ultimi dieci anni. In particolare la convocazione di una nuova Assemblea Costituente volta a modificare l’attuale Carta Costituzionale fondata sul buen vivir o sumak kawsay in lingua quechua. Buona parte della campagna elettorale si sta giocando, forse per la prima volta, sulla politica estera e in questo caso a far discutere sono la netta presa di posizione di Lasso contro Julian Assange, minacciato di espulsione dall’ambasciata ecuadoriana di Londra in cui vive dal giugno 2012 in caso di vittoria, e la tentata visita, in chiave elettorale, di Lilian Tintori, moglie del membro della MUD venezuelana Leopoldo Lopez. La Tintori si è vista negare l’ingresso nel piccolo stato sudamericano per via della legge sull’immigrazione che impedisce a cittadini stranieri di fare attività politica sul territorio ecuadoriano. Il fronte indigenista, guidata al primo turno dall’ex sindaco di Quito Paco Moncayo sotto la sigla della coalizione Acuerdo por el cambio, ha preferito astenersi e non fare accordi con nessuno dei due sfidanti. Indubbiamente la maggior parte di questo voto, pari al 6,7%, è arrivata dai delusi delle politiche a favore dell’industria estrattiva operate nel corso di questi anni da Correa, che ho recentemente sottolineato qui.

Julian Assange dal balconcino dell'ambasciata ecuadoregna a Londra

Julian Assange dal balconcino dell’ambasciata ecuadoregna a Londra

I sondaggi sembrano sorridere a Lenin Moreno. Diagnóstico pone il leader socialista in vantaggio del 9,2% su Lasso mentre Market pone Lenin Moreno al 53,2% contro il 46,8% dello sfidante con un margine di errore inferiore al 3%. Il voto di domenica sarà seguito dall’intero continente e potrebbe ridare slancio ai movimenti socialisti dopo le battute d’arresto in Venezuela e Argentina e l’impeachment brasiliano ma soprattutto potrebbe sancire un nuovo patto tra un erede del populismo latinoamericano e le classi sociali che hanno beneficiato degli enormi progressi fatti in termini di istruzione, sanità e uguaglianza in una parte del mondo che soffre ancora i problemi legati a criminalità e corruzione

Il dilemma della successione al leader di riferimento che Maduro superò con un piccolissimo scarto e che la Bolivia vuole evitare ricandidando Evo Morales ad un quarto mandato è alla prova del nove

Viceversa, un successo di Lasso spianerebbe la strada ad una serie di politiche neoliberiste volte a capovolgere l’indirizzo dato nel corso dei dieci anni di Revolución Ciudadana all’Ecuador in ambito economico e internazionale. Un indirizzo capace di superare l’esempio del Venezuela, organizzando per tempo una diversificazione della produzione interna ben oltre le materie prime dell’industria estrattiva. La vittoria di Lasso assomiglierebbe molto a quella, del già contestato, imprenditore argentino Mauricio Macri, capace di approfittare delle spaccature in seno al kirchnerismo per vincere le presidenziali e governare a colpi di decreti legge per contrastare la maggioranza socialista in Parlamento.