Le elezioni primarie svolte da due delle tre coalizioni che parteciperanno al voto per il mandato presidenziale hanno decretato ufficialmente il ritorno, sul panorama politico, dell’ex presidente Sebastian Piñera. Al voto per la coalizione di centrodestra Chile Vamos hanno preso parte 1.315.012 cittadini, sancendo la vittoria del noto imprenditore con il 57,4%. I suoi rivali, il senatore Manuel José Ossandon e il deputato Felipe Kast, si sono fermati, rispettivamente, al 27,8% e al 14,9%. Dato per favorito alle elezioni presidenziali, il cui primo turno si svolgerà domenica 19 novembre, Piñera ha elaborato un programma di consolidamento economico promettendo di triplicare il tasso del PIL, che negli ultimi anni è calato come in tutto il resto dell’America Latina a causa del crollo del prezzo delle materie prime, entro la fine del mandato 2018-2022. Il Cile è, infatti, il primo produttore al mondo di rame ed è, da sempre, assoggettato economicamente al prezzo di questo bene. La sua coalizione ricalcherà in parte la Coalición por el Cambio (Coalizione per il cambio) che lo portò alla vittoria nel 2009. Allora agli storici partiti di destra dell’Unión Demócrata Independiente (Unione Democratica Indipendente, UDI) e di Renovacion Nacional (Rinnovamento Nazionale, RN) si unì il partito centrista liberale Chile Primero mentre questa volta Chile Vamos potrà contare sul sostegno di Evolución Política (Evoluzione Politica, EP), guidata dallo sfidante alle primarie Felipe Kast, e dal Partido Regionalista Independiente (Partito Regionalista Indipendente, PRI). Il programma di Piñera proverà a convincere la comunità evangelica, in forte crescita e pari al 16,6% degli abitanti e ad almeno due milioni e mezzo di votanti. Sui due grandi temi che da un decennio portano ciclicamente in piazza i cileni, Piñera sembra avere le idee chiare: aumento delle pensioni e dell’età pensionabile per ciò che riguarda il sistema previdenziale e una riforma dell’educazione garantendo la gratuità del servizio in base ad un sistema meritocratico per il sistema scolastico. Ovviamente il piatto forte resta la ripresa dell’economia, da effettuarsi tramite incentivi alle imprese e la riduzione delle tasse in modo da creare nuovi posti di lavoro. In una tornata elettorale che darà per la prima volta la possibilità di votare anche ai cileni residenti all’estero il punto in comune dei tre candidati di centrodestra è stato quello della riduzione dei parlamentari. Ai suoi ormai ex sfidanti spetterà il compito di far convergere due anime diverse di conservatorismo, più liberale Kast, favorevole al matrimonio ugualitario per entrambi i sessi, e più tradizionale Ossandon, a favore di un sistema educativo completamente gratuito e più legato all’importanza della sicurezza e dei valori popolari. Con un patrimonio stimato intorno ai due miliardi e mezzo di euro, Piñera è tra gli uomini più ricchi del Cile e fece parlare, già in occasione delle sue prime candidature, di una sorta di Berlusconi sudamericano. Il prototipo dell’imprenditore di successo legato anche ai trionfi di una delle squadre di calcio con più tifosi nella nazione si è trasmesso in America Latina con grande successo nelle coalizioni liberali. A Piñera è, infatti, seguito l’argentino Mauricio Macri e sta facendo riflettere anche la Mesa de la Unidad Democrática (Tavola dell’unità democratica, MUD) venezuelana sulla possibilità di schierare Lorenzo Mendoza, il presidente della multinazionale Polar, alle future elezioni presidenziali.

Il trionfo storico del Colo Colo nella Libertadores del 1991, maggior successo della squadra di cui Piñera è stato proprietario ripercorrendo le orme di Silvio Berlusconi in Italia (proprietario del Milan) e Mauricio Macri in Argentina (Boca Juniors)

 

La discesa in campo di Piñera fu del tutto graduale e per nulla facilitata perfino dai partiti che oggi compongono la sua coalizione. Con un fratello, José, ministro del Lavoro e delle Miniere sotto il regime militare di Augusto Pinochet, l’imprenditore cileno ha più volte dovuto chiarire la sua posizione verso l’ex capo di Stato. Sostenitore del “No” al referendum che di fatto riconsegnò il Cile alla democrazia contro la prosecuzione del mandato di Pinochet, Piñera si trovò poi ad appoggiare l’anno successivo la candidatura di Hernán Büchi, ex ministro delle Finanze del dittatore, venendo eletto egli stesso per la prima volta al Senato. Dopo aver tentato, senza successo, la candidatura alle elezioni presidenziali del 1993 e nuovamente all’inizio del nuovo secolo Piñera divenne il leader di RN e annunciò la candidatura alle presidenziali del 2005 in cui riuscì a superare lo sfidante Joaquín Lavín dell’UDI nella corsa al secondo posto per essere ammessi al ballottaggio contro Michelle Bachelet. Sconfitto dalla leader progressista riunì le varie anime di centrodestra in un’unica coalizione sfruttando le divisioni del centrosinistra per essere eletto quattro anni dopo. Del primo mandato di Piñera, dal 2010 al 2014, i cileni ricordano soprattutto alcune tragiche vicende affrontate al meglio nella prima parte della presidenza e il prepotente ritorno delle contestazioni di piazza nella seconda. A riscuotere notevoli consensi, fino a far impennare la sua popolarità, furono la gestione del tragico terremoto che nel 2010 provocò oltre cinquecento morti e due milioni di sfollati e l’incidente, nell’agosto dello stesso anno, della miniera di San José dove trentatrè lavoratori restarono intrappolati a settecento metri di profondità per due mesi per via di un crollo prima di essere salvati tutti.

Estate 2010: tutto il mondo ha gli occhi puntati sul Cile, dove si è impegnati in una storica ed unica impresa di salvataggio di trentatré minatori rimasti intrappolati a San Josè 

Gli anni della presidenza coincisero anche con ottimi dati economici inerenti la riduzione dell’inflazione e della disoccupazione e una crescita sempre superiore al 5,5% annuo pari a quella che negli anni Ottanta fece parlare del miracolo cileno, ottenuta per giunta in un periodo di forte crisi per gli altri stati industrializzati. Le proteste studentesche del 2011, la sconfitta alle elezioni amministrative in bastioni storici della destra come la capitale Santiago e la città di Providencia l’anno successivo e lo sciopero della fame di trentadue appartenenti all’etnia Mapuche fecero da contraltare ai buoni risultati raggiunti e da apripista alla ricandidatura della progressista Michelle Bachelet, poi vincitrice al ballottaggio contro Evelyn Matthei. Ora che la sinistra si presenta priva di un forte leader carismatico, data l’impossibilità della ricandidatura della Bachelet, e divisa dalla formazione di un terzo polo, il Fronte Ampio, in molti credono che la rielezione di Piñera segnerà un ulteriore tassello a favore dei governi liberali che stanno sostituendo il colore politico delle presidenze nell’intera America Latina.