Nessuno si sarebbe aspettato che il Primo Ministro Indiano Narenda Modi, avrebbe usato l’occasione provocatoria per parlare dell’autodeterminazione del Sistan-Baluchistan durante le celebrazioni del 69° anniversario dell’indipendenza dell’India, il 15 Agosto scorso. Il Sistan-Baluchistan, è una grande regione situata a sud-est dell’Iran, e ad ovest del Pakistan, ricca di gas naturali. Il peso dell’India nella regione è presente per i grandi investimenti di capitali al porto di Chabahar, in cui è diventato un importante corridoio internazionale di connessione tra il Sud-Est Asiatico e l’Europa Occidentale. La reazione pakistana alle dichiarazioni di Modi è stata cruenta. La settimana scorsa, diciasette soldati indiani sono stati uccisi in un attacco sferrato da un gruppo islamista pakistano nella base militare indiana di Uri, nel Kashmir, inasprendo le tensioni nella contesa regione divisa, una parte amministrata dall’India e l’altra dal Pakistan. Narenda Modi non è nuovo alle provocazioni verso i suoi avversari politici interni ed esterni. Egli ha dato una svolta alla politica indiana, e allo sviluppo economico del paese, da quando vinse le elezioni nel 2014 con il Partito Popolare Indiano (BJP).

Narenda Modi proviene da una famiglia umile del Gujarat, da una casta di livello inferiore. Nonostante ciò, è riuscito a scalare i vertici della politica locale e nazionale. Ha militato per anni nel partito nazionalista indù “Rashtriya Swayamsevak Sangh” (Rss), di cui il Bjp è il braccio politico. Il punto principale dell’ideologia nazionalista indù si concentra nella parola “Hindutva”, ovverò fedeltà alla patria indiana ed alle tradizioni culturali indù. Nel 2002 Modi diventò Governatore dello Stato del Gujarat, di cui diventò un modello di sviluppo economico. Il “Guangdong indiano” come lo definisce l’Economist, è cresciuto negli ultimi anni ad un tasso medio di circa il 10%, al di sopra del tasso medio nazionale. Negli anni del suo governo, Modi sviluppò le infrastrutture, la rete elettrica, le autostrade, e realizzò un piano di de-fiscalizzazione facendo del Gujarat una zona di grande interesse per gli investimenti interni ed esteri. Nonostante le indagini giudiziare e le accuse da parte della comunità internazionale di incitamento all’odio religioso anti-islamico, Modi è diventato il leader che è riuscito a conquistare la fiducia delle masse per portare il paese ad un ruolo di grande potenza economica. La sua immagine si è consolidata sopratutto con le politiche fallimentari del Congress Party di Indira Ghandi al governo negli ultimi anni. Il leader del Gujarat rappresenta per molti anni il desiderio di riscossa di un paese che ha subito lo sfruttamento coloniale britannico fino al 1948, e la guerra fredda, attraverso i conflitti diplomatici con il vicino Pakistan, le guerre nel Kashmir, la guerra nel Bangladesh. Un paese che fino a pochi decenni fa era tra i più poveri al mondo.

L’obiettivo del premier indiano è quello di creare un proprio brand “made in India”, da esportare nel mondo, con la valorizzazione delle cinque T: Tecnology, Turism, Tradition, Trade, Talent. Quest’ultimo, “Talent” è uno dei più importanti, ovvero, far conoscere al mondo, la fiducia nelle competenze professionali e tecniche dei giovani indiani nel campo dell’elettronica, dell’informatica, e della medicina. E’ ampiamente dimostrato come le competenze matematico-statistiche indiane sono tra le migliori al mondo, e che molte società britanniche e statunitensi, affidano ai professionisti indiani la gestione dei loro dati e archivi informatici. Così come la competenza medica indiana ha ormai occupato una posizione di rilievo nel sistema sanitario del Regno Unito. La maggior parte dei medici e infermeri negli ospedali britannici sono di nazionalità indiana. Lo sviluppo economico previsto da Modi si gioca sopratutto sul campo della geopolitica. Nonostante il premier indiano adotti una retorica marcatamente nazionalista nella politica interna, il suo approccio con l’estero è di moderazione opportunistica, di cui non è ancora definita la posizione geopolitica nel contesto unipolare e multipolare. Il suo opportunismo si esprime nei diversi approcci che ha con i due rispettivi contesti. L’India è membro dei BRICS insieme alla Cina e alla Russia. Lo scorso anno furono stipulati accordi bilaterali di cooperazione economica con la Federazione Russa, tra cui, accordi relativi nel campo dell’ingegneria per elicotteri, nel campo dell’energia atomica e del solare, e nella cooperazione tecnica nel settore ferroviario.

Fin dall’inizio del suo incarico come premier, Modi ha manifestato la sua opposizione verso l’espansionismo economico cinese. Lungo il confine tibetano c’è una disputa decennale tra New Delhi e Bejing per pochi chilometri di terra. Lo scorso luglio l’India schierò cento carri armati al confine cinese, nella regione settentrionale di Ladakh, e la risposta cinese fu l’invito alla calma per la cooperazione economica pacifica tra i due paesi. L’ostilità di New Delhi nei confronti della Cina, pone una spaccatura insanabile e inconciliabile con il vicino Pakistan. Quest’ultimo ha instaurato profondi legami economici con la Cina, distaccandosi gradualmente dall’egemonia americana dell’epoca di George Bush Junior, e dall’Arabia Saudita, rifiutando di far parte della coalizione della Lega Araba nella guerra in Yemen, ancora in corso. L’India procede nella direzione opposta al Pakistan. La politica anti-cinese di Modi ha ampliato nuove relazioni strategico-militari con Washington, che permetta agli ultimi di utilizzare basi terrestri, aeree, e navali, in funzione di “contenimento”. Inoltre, l’avvicinamento dell’India con l’Arabia Saudita, grande alleato degli Stati Uniti, con il viaggio di Modi a Riad, è una conferma di allineamento alle petrol-monarchie sunnite, e di una garanzia di non subire attacchi del terrorismo filo-Daesh nel territorio indiano (il ricordo della strage di Mumbai nel 2006 è ancora presente nella memoria di molti indiani), che possono determinare serie ripercussioni su una delle T del piano di sviluppo economico di Modi: il Turismo.

New Delhi si troverà al punto di compiere una scelta. Gli Usa faranno pressioni per decidere da che parte stare, con essi o con il blocco multipolare. La guerra globale economica, militare, e mediatica tra il mondo unipolare e multipolare si manifesta anche nelle alleanze degli stati che si trovano ancora ai margini della geopolitica, come l’India. Sostenere l’impegno economico verso un’istituzione multipolare (BRICS) ed allo stesso tempo avvicinarsi all’asse strategico USA-Arabia Saudita, i quali compiono azioni di contrasto politico-economico verso la Federazione Russa, comporta una mancanza di chiarezza e di ambiguità geopolitica da parte di New Delhi. Narenda Modi sta instaurando nuove radici per il futuro politico ed economico del paese, ma che non diventi una pedina del gioco unipolare statunitense. Al contrario, che la politica estera di Modi, aspiri ad un rapporto di pacificazione con i paesi confinanti, il Pakistan e la Cina, e che comprenda dell’importanza di questi paesi per la realizzazione di un asse diplomatico multipolare che difenda le radici culturali indo-europee dell’Eurasia.