In caso di una invasione del territorio siriano di questa portata da parte di Riyadh si assisterà ad una escalation del conflitto medio-orientale che sembra ormai dirigersi inesorabilmente verso l’utilizzo di armi nucleari. L’avvertimento da parte della Siria levato questi giorni dal ministro degli Esteri siriano Walid al-Muallem è stato chiaro: “Qualsiasi aggressore che entri nel nostro paese tornerà in una ‘bara di legno’.” L’avvertimento russo, che arriva dalla voce del deputato della Duma Pavel Krasheninnikov, è suonato altrettanto chiaro: “Qualora ci sarà un’intromissione da parte di truppe esterne, considereremo quest’atto come una dichiarazione di guerra.” Gli animi sono caldi. I media sauditi parlano di 350.000 unità terrestri composte da membri provenienti da tutti i paesi arabi del Golfo Persico. Oltre l’ingente ammassamento di forze armate terrestri, per questa, che è stata definita come esercitazione militare (chiamata “North Thunder”), sono stati spediti nel nord dell’Arabia Saudita anche 20.000 carroarmati, 2.450 aerei da guerra e 460 elicotteri. L’esercitazione dovrebbe durare 18 giorni, lasso di tempo in cui lo spazio aereo del paese dei Saud sarà dichiaratamente chiuso. E’ un avvertimento: siamo pronti a rispondere militarmente a qualsiasi infrazione della nostra fly-zone. A questo punto parlare di esercitazione sembra ingenuo. Difficilmente nella storia si possono ricordare esempi di una mobilitazione di queste dimensioni per una semplice esercitazione. Più che credere a come ci è stata presentata, sembra più realista indicarla come la preparazione per l’invasione della Siria.

A contribuire in diversi modi al progetto sono Egitto, Sudan, Pakistan e altri paesi del Golfo (25 in tutto), che insieme costituiscono il fronte del progetto North Thunder. D’altronde come poter pensare ad una esercitazione militare quando pochi giorni fa i sauditi dissero che sarebbero stati pronti ad intervenire militarmente in Siria se la coalizione con a capo gli U.S.A. avesse acconsentito? Se Riyadh decidesse di compiere un gesto del genere, oltre che a scatenare conseguenze per adesso solo immaginabili, non farebbe altro che raggiungere il climax di un percorso di illegalità internazionale che sta perpetrando dal settembre del 2014, quando cominciò a condurre operazioni militari in Siria senza nessun tipo di permesso, né dal governo siriano né da un mandato delle Nazioni Unite. Ma perché si è citato l’utilizzo di armi nucleari come un’eventualità, che poi più tanto eventuale non è? Per ricercare esempi storici non occorre allontanarsi troppo, né geograficamente né cronologicamente. Durante la Guerra Fredda infatti, quando si temette che l’ex Unione Sovietica potesse invadere l’Europa occidentale, il piano preparato dalla NATO prevedeva l’uso di armi tattiche nucleari, le uniche che sarebbero state in grado di arginare l’avanzata dei carroarmati e delle truppe dell’URSS. Come la NATO all’epoca, anche la Russia di oggi non avrebbe altra scelta se non quella di usare armi tattiche nucleari nel caso di un’invasione della Siria da parte di Riyadh. D’altro canto come altro fermare 20.000 carroarmati?

Per quanto riguarda i 2.450 velivoli da combattimento e i 460 elicotteri, questi verrebbero contrastati dai missili russi S-300 e S-400. S-400 che da soli rappresentano una delle difese anti-aeree più efficaci sul mercato. In uno scenario del genere, i cieli della Siria abbandonerebbero la loro tinta bluastra per lasciare spazio ad una volta color cremisi. Nel caso di un’invasione da parte dei membri della (per ora)esercitazione militare North Thunder i russi non avrebbero altra scelta se non quella che utilizzare armi tattiche nucleari. Probabilmente le farebbero detonare ai confini con l’Iraq o della Giordania – o da dovunque affluiscano le truppe – di modo da evitare danni irrecuperabili alla Siria alleata con la speranza che i venti siano in grado di spingere la coltre atomica verso i paesi nemici. Molti considereranno folle credere in un probabile conflitto nucleare. Gli anni ’40 non sono però così lontani, e la storia insegna che difficilmente si impara dagli errori del passato.