Se il senso di una festa nazionale deve essere la presa di consapevolezza di un popolo riguardo la sua Storia, il ricordo lucido e non mediato da volgarizzazioni politiche presenti di avvenimenti che hanno assunto il ruolo di vere e proprie pietre miliari nei destini del paese e, soprattutto, l’unione simbolica di tutti i cittadini, allora nessuna celebrazione riassume meglio il concetto del Giorno della Vittoria festeggiato il 9 maggio sul suolo russo. Nella data che celebra l’anniversario della resa della Germania nazista dinnanzi alle armate sovietiche che avevano da poco conquistato Berlino, la Russia si ferma e attraverso tutti i suoi nove fusi orari, da Kaliningrad a Vladivostok, la nazione ricorda con solennità la vittoria nella Grande Guerra Patriottica e il più grande tributo di sangue versato da una nazione in guerra nella storia dell’umanità. Tra il 22 giugno 1941, data dell’invasione tedesca, e il 9 maggio 1945 l’Unione Sovietica vide infatti uccisi circa 23 milioni dei suoi cittadini, 12 milioni dei quali civili, un sacrificio di vite umane senza precedenti a cui andarono a sommarsi la completa devastazione delle regioni più fertili e produttive del paese, l’eccidio indiscriminato delle minoranze etniche operato dai nazisti e il giro di vite della repressione interna deciso dal regime di Stalin al fine di compattare il fronte interno. Guardata ad oltre settant’anni di distanza, la misura dello sforzo operato dai cittadini sovietici per fermare e in seguito invertire il corso della marea montante dell’invasione nazista appare incommensurabile, così come lo stoicismo dimostrato da milioni di anonimi o ignoti cittadini nel sopportare la pressione congiunta della guerra senza quartiere con le armate hitleriane e del manto oppressivo di una tirannide asfissiante.

Nella titanica battaglia tra l’Armata Rossa e la Wermacht, fu la Russia a sopportare le sofferenze più crudeli, furono i russi a patire il maggior numero di vittime ma, soprattutto, a bagnare il sangue della propria patria rendendosi protagonisti nelle principali battaglie che contribuirono a indirizzare l’esito del conflitto. Battaglie colossali e tremendamente feroci come la difesa di Mosca, la controffensiva di Stalingrado, la battaglia di carri armati a Kursk e l’assedio di Leningrado furono episodi cruciali nei destini della seconda guerra mondiale, e contribuirono a “distruggere la religione dell’hitlerismo”, come scritto da Bergier e Pawuels ne “Il mattino dei maghi”. Settant’anni dopo la conclusione della vicenda più tragica ed epica della sua storia, dunque, la Russia celebra il trionfo nella Grande Guerra Patriottica per tenere vivo il ricordo di quei drammatici giorni e, più in generale, operare una catarsi completa. La nuova interpretazione data alla festa del 9 maggio nella Russia moderna e rampante di Vladimir Putin va infatti letta nell’ottica del nuovo corso intrapreso da questa nazione nell’ultimo quindicennio. La Russia festeggia la vittoria, il sangue versato dai combattenti del 1941-1945 è sacralizzato, ma il ricordo è vissuto in maniera dinamica, come stimolo per l’avvenire. Alla vittoria sul nazismo sono sommate tutte le pagine epiche della storia russa, a Zukov si affiancano gli altri grandi russi del passato, come Nevskij, Pietro il Grande, Kutuzov, la grande partecipazione della popolazione a una celebrazione sempre ammantata da fortissimi aloni di sacralità testimonia quanto il 9 maggio sia importante nella Russia di oggi e venga vissuto intensamente e consapevolmente. In cima alla piramide delle celebrazioni si erge la grande parata di Mosca, che è la summa, l’essenza e il simbolo di una festa nazionale sentitissima.

Agli occhi del mondo, infatti, al 9 maggio russo sono associate le immagini della parata militare che attraversa la Piazza Rossa, la Kutuzovkiij Prospekt e la Piazza del Trionfo, una celebrazione che nell’edizione 2015 è stata decisamente imponente e ha visto sfilare oltre 15.000 militari, 200 veicoli blindati e 150 aerei, oltre a rappresentare l’occasione per dimostrare il toccante rispetto della Russia per la storia. A fianco dei soldati del Cremlino, infatti, hanno marciato oltre 1300 truppe straniere, appartenenti a nazioni coinvolte in prima persona nella Grande Guerra Patriottica in quanto componenti dell’Unione Sovietica o comunque avvinte a loro volta dal turbine della guerra e, con parole dense di significato, il presidente Putin ha ricordato il fondamentale contributo apportato dagli alleati di ieri (Stati Uniti, Francia, Regno Unito) alla vittoria sovietica del 1945. Un’ammissione che troppe volte non ha ricevuto alcuna compensazione in campo occidentale, ove le celebrazioni per la fine della seconda guerra mondiale sono in larga misura autoreferenziali e, in ogni caso, raramente ricordano quale fu la nazione che si sobbarcò la metà delle perdite umane dell’ultimo conflitto mondiale e pose fine alla guerra in Europa occupando Berlino. Una consuetudine toccante perpetrata dai moscoviti negli ultimi anni porta il degno coronamento al Giorno della Vittoria. Dietro ai mezzi militari e alle truppe in livrea, infatti, decine di migliaia di persone avviano ogni anno il loro personale corteo, marciando compatti e mostrando agli osservatori la foto di un parente combattente nell’Armata Rossa ai tempi del conflitto con la Germania. Il ricordo diviene così immagine, e acquisisce ulteriore forza nel presente, tanto che alla “sfilata degli Immortali” ha voluto unirsi, lo scorso anno, anche il presidente Putin in persona, recando tra le mani la foto del padre Vladimir Spiridonovic.

Il Giorno della Vittoria è dunque una parte integrante e fondamentale della “religione civile” della Russia di oggi, fortemente complementare alla religione istituzionale, la cristianità ortodossa che anno dopo anno acquisisce una forza sempre maggiore nella popolazione russa e ne rafforza il legame col Sacro, testimoniato dal sempre maggior afflato con cui la nazione ricorda i suoi morti e celebra la sua Storia. Nel corso di una sola giornata, interi secoli sono idealmente percorsi e il racconto dell’epopea della Santa Russia è letto da una nazione che, dopo il 1945, ha conosciuto difficoltà immani, miseria, fame e disperazione ma è riuscita sempre a risollevarsi, superando la Guerra Fredda, la caduta dell’Unione Sovietica, l’anarchia degli anni Novanta, il default del 1998 e giungendo a essere nuovamente uno Stato solido, attivo e protagonista sul piano internazionale e in grado di commemorare il passato ma, allo stesso tempo, di trarne lezioni concrete per affrontare il futuro. Felice Giorno della Vittoria, popolo russo!