L’intesa raggiunta a Roma tra Ankara e Tel-Aviv potrebbe segnare l’inizio di un nuovo fronte trilaterale nel caso Mosca decidesse di normalizzare a sua volta i rapporti con la Turchia. Il processo di distensione necessiterà di una serie di atti favorevoli vicendevoli. Prima di tutto Israele si è impegnata a compensare con $20 milioni l’incidente avvenuto nel 2010, quando i suoi soldati hanno attaccatto una delle navi della flotta del Movimento per la Liberazione di Gaza provocando la morte di 10 cittadini turchi. Come gesto di apprezzamento, la Turchia ha promesso che farà passare una legge che impedirà rivendicazioni legali da parte delle famiglie dei morti sulla Mavi Marmara, senza contare l’impegno preso per far tornare in Israele due corpi di soldati israeliani per ora nelle mani di Hamas nella striscia di Gaza. Israele inoltre permetterà alla Turchia di aiutare a costruire un ospedale nell’enclave palestinese, insieme ad una centrale elettrica e una per la desalinizzazione. E’ ancora da vedere se sarà concessa anche l’ultima richiesta da parte di Ankara, ovvero la cancellazione del blocco navale nei confronti di Gaza. Per ora comunque Tel-Aviv si è detta disponibile a far passare gli aiuti turchi per il popolo palestinese per il porto israeliano di Ashdod.

Ora Israele e Turchia possono tornare a collaborare. In cima alla lista c’è la Siria. Gli israeliani, che occupano le alture siriane del Golan dal 1967, vogliono a tutti i costi imporre la propria sovranità sulle alture, soprattutto per far sentire il fiato sul collo alle milizie sciite degli Hezbollah. Il regime di Assad e gli Hezbollah, appoggiati dall’Iran, sono nemici comuni da fronteggiare compatti. Erdogan, da parte sua, deve assicurarsi che la minoranza curda non riesca a creare una zona cuscinetto nel confine tra Siria e Turchia, minando di conseguenza lo spirito imperialista del governo turco. In questa cornice fa da protagonista la Russia. Il 7 giugno Netanyahu e Putin si erano incontrati nell’intento di delineare i punti principali della negoziazione per la raccolta dei frutti nati dalle ceneri del conflitto siriano. A questo punto sembra essere propizio un riavvicinamento tra Russia e Turchia, che dopo l’abbattimento del velivolo da combattimento SU-24 hanno tranciato di netto i loro rapporti. Ecco il motivo delle scuse – in ritardo di ben 7 mesi – da parte di Erdogan per l’accaduto. Il presidente turco è consapevole della rilevanza del ruolo della Russia nello scacchiere mediorientale e quindi tenta di dar vita ad un processo di distensione anche con Mosca. E’ difficile che lo stratega Putin possa mettere sullo stesso piano i rapporti con Israele e Turchia, ma è probabile che cercherà di approfittarsi della formazione di questo nuovo asse trilaterale per raggiungere i propri obiettivi ponendo fine alla guerra in Siria.

Ora Israele sembra legarsi ad un rapporto di convenienza con la Turchia, che a sua volta è un fedele partner dell’Arabia Saudita. Ed è così che questi tre stati sembrano avvicinarsi inesorabilmente alla Russia. La partita a scacchi in Medio Oriente non è ancora finita, ma per adesso Bobby Fischer sembra essere rimasto solo, mentre Boris Spassky ha saputo ben scegliere le pedine da affiancarsi per lo scontro. Domani è prevista una telefonata tra il presidente Erdogan e Vladimir Putin. Si capirà dopo questo scambio telefonico se tra le pedine di Mosca si aggiungeranno anche quelle ottomane, pardon, turche.