E adesso, proprio adesso, ci si rende conto che la FIFA è un ente potenzialmente molto corruttibile; lo stesso Blatter già diversi anni fa, ha sostenuto come la FIFA sia un’organizzazione che manovra più soldi dell’ONU e che politicamente ha più peso rispetto ad essa. Lecito dunque, in un mondo dominato da sponsor e commercio, attendersi la fuoriuscita di notizie inerenti scandali di tangenti e mazzette; la domanda da porsi è: perché soltanto adesso? La tempistica con cui un’agenzia investigativa nazionale, l’FBI degli USA, è arrivata a scardinare gli ambienti della FIFA lascia a dir poco perplessi: in primis, perché proprio l’FBI ha avviato le indagini sul caso? Quale nesso di territorialità vi è, visto che la sede della FIFA è in Svizzera e gli indagati in gran parte non sono americani o comunque non hanno perpetuato i reati contestati negli USA? Ma in secondo luogo, soprattutto, perché proprio adesso alla vigilia dell’elezione della presidenza e soprattutto del mondiale in Russia? E’ bene guardare la storia degli ultimi anni della FIFA: a capo dal 1999 vi è Joseph Blatter, che in poco tempo è riuscito ad instaurare un vero e proprio monopolio diventando il capo incontrastato dell’organizzazione. E’ lui a decidere gran parte delle sorti del calcio mondiale: alcune idee stravaganti (vedi l’organizzazione dei mondiali negli anni dispari ogni due anni) non vengono fatte passare, per il resto Blatter ha preso il controllo di gran parte della storia recente del calcio. La FIFA è diventata negli anni una grossa multinazionale che però, al contrario di quelle ‘vere’, non conosce padrone e l’unico pregio di Blatter è proprio questo forse: muoversi autonomamente, senza prendere in considerazione pressioni e provocazioni provenienti da altri organismi internazionali o da altri Stati.

Insomma, tra i suoi mali per lo meno la FIFA è una delle poche organizzazioni realmente pesanti nel contesto internazionale a non badare molto ai diktat; lo si evince anche dalle assegnazioni delle ultime coppe del mondo: Sudafrica, Brasile e quindi Russia nel 2018, tre paesi del BRICS e questo forse è stato visto come uno sgarbo invece da chi vuol detenere anche nel calcio il medesimo sistema atlantista e filoamericano che vige nel contesto politico. Del resto quando Kissinger nel 1988 ha annunciato i mondiali di USA 94 lo scopo era proprio quello: far attecchire anche in nordamerica il calcio e soprattutto poter iniziare ad avere anche nel calcio il medesimo peso politico ed economico degli stati europei e sudamericani. Proprio a quegli americani che oggi si ergono a nuovi paladini del calcio, è bene ricordare quanto ha ruotato in merito l’assegnazione del mondiale agli USA, quanto penosa sia stata l’organizzazione (partite giocate alle 12 ed alle 14 di pomeriggio in pieno giugno, grottesca cerimonia di apertura e stadi con ancora ben visibili le linee dei campi di baseball) e quanto il precedente di 21 anni fa dovrebbe bastare a far intuire che lo stesso sistema che oggi è stato svelato era in vigore pure quando Clinton faceva bella mostra di sé nelle foto accanto la Coppa del Mondo. Nulla di nuovo sotto il sole quindi, semplicemente che adesso la FIFA non è un’organizzazione allineata al sistema di potere vigente nel contesto internazionale e dunque bisogna in un certo qual modo sdoganarla per farla rientrare nel recinto e magari, al contempo, levare l’organizzazione alla Russia della competizione del 2018.

Con la FIFA si sta attuando quello che, con le dovute proporzioni ovviamente, si è già attuato nei confronti dei cosiddetti ‘Stati canaglia’: demonizzazione del leader, inchieste e prove che smembrano la governance, istigazione mediatica volta a chiedere la testa del ‘rais’ di turno. Sta andando tutto secondo i piani: prima gli arresti, poi il dispiegamento nei media di tutte le nefandezze prodotte dai membri FIFA vicini a Blatter, quindi la pressione da più parti affinché il boss del calcio mondiale si faccia da parte. Se poi si va a guardare chi chiede la testa di Blatter, si può ben capire come sta la situazione, a cominciare da quel Platini che da capo della UEFA non brilla certo per trasparenza e lungimiranza di azione; ma soprattutto, spicca il fratello dell’attuale Re di Giordania, Ali bin Al Hussein, che in qualche modo negli anni scorsi è riuscito a diventare vice – presidente della FIFA (coincidenza, la nazionale giordana da quel momento in poi è diventata tra le principali del medio oriente sfiorando anche la qualificazione a Brasile 2014), il quale adesso si propone come principale antagonista del vecchio Joseph e promette da subito inchieste sull’assegnazione dei mondiali alla Russia. Si è creata quindi una cordata capeggiata da un membro di una casa reale alleata di ferro degli USA (Amman e Washington sono molto vicine, non è certo un mistero), il cui primo obiettivo è quello di, in caso di elezione, mettere in discussione il mondiale in Russia, che per Putin ed il Cremlino rappresenterà un’occasione di risonanza mediatica importante oltre che di respiro economico per l’intero paese visti i 50 miliardi di Dollari di investimenti.

Blatter non è certo l’esempio migliore di gestione di un ente come la FIFA, sia per quanto ha portato avanti e sia per come la stessa organizzazione è stata concepita; ma la controparte che si propone come alternativa ed antagonista al rais svizzero, non sembra certamente migliore e soprattutto le modalità con cui si sta tentando di chiudere l’epoca di governo di Blatter è drammaticamente simile a tanti altri contesti sopra accennati: fino a domenica, Blatter non era mai stato in discussione, oggi tutti i giornali ed i media lo definiscono come ‘il nemico del calcio’, un’enfasi che sarebbe stato bello vedere in realtà nel 2006, quando lo svizzero definì una sciagura per il calcio italiano avere tre squadre siciliane in Serie A. Il linciaggio mediatico contro Blatter, appare quindi come un’operazione politica volta a dare il pretesto di boicottaggio dei mondiali russi del 2018 e ad eliminare un leader di un’organizzazione che smuove miliardi di Dollari che però non ne vuol sapere di allinearsi ai diktat di chi detiene le chiavi del sistema politico internazionale.