di Dario Zumkeller

Alexander Dugin (2009) sostiene che i processi monotoni sono le idee che producono l’accumulazione materiale, la crescita costante, e le eccedenze nella società. Queste idee sono le fondamenta della modernizzazione e del progresso tecnologico. Come diceva l’antropologo inglese Gregory Bateson (1984), i processi monotoni non esistono in natura e in biologia, e se ci fossero formerebbero delle malformazioni. Questo avviene anche nei processi sociali. Applicando questa teoria nella società, Bateson dimostra che le eccedenze producono miseria, diseguaglianze, e guerre. Proprio a causa di ciò che nelle società arcaiche, le eccedenze venivano distrutte o donate agli dei.
I processi monotoni sono i reali soggetti della prima fase dell’imperialismo. L’eccedenza di capitali e di merci, e la crescita demografica, necessitava la conquista di nuove aree territoriali per evitare la congestione dei mercati e crisi sociali. E’ con la congestione dei mercati per cui Marx prevedeva la fine del Capitalismo, mentre invece l’Imperialismo fu l’àncora di salvezza di un Capitalismo Finanziario (fusione tra capitale bancario e capitale industriale secondo la definizione di Lenin) già in crisi verso la fine del XIX secolo. L’imperialismo nella sua fase tecnocratica di oggi è il consolidamento principale del capitalismo globale.

Le eccedenze di capitali e merci potrebbero essere risolti in due modi:
1) Seguire l’esempio delle società arcaiche, ovvero la distruzione materiale del surplus.
2) Investire nello stato sociale, aumentare i redditi della popolazione per incentivare i consumi nel mercato interno.
La soluzione più allettante per le istituzioni di potere è l’aumento ulteriore dei profitti fine a se stesso, attraverso la conquista economica e militare di nuove colonie, nei due precedenti secoli, e l’investimento finanziario sulle tecnologie militari e industriali. Nell’attualità dei nostri tempi, assistiamo ad un progressivo sviluppo e investimento verso le tecnologie informatiche ed elettroniche.
La figura dell’ingegnere occupa un posto di primo piano nel progresso tecnologico. L’ingegnere utilizza le conoscenze matematiche, fisiche, naturali, meccaniche, economiche, per realizzare oggetti artificiali in cui rendono possibile il progresso. Senza gli ingegneri non avvremmo la macchina a vapore, il motore a scoppio, gli aerei, i treni, i computers, gli elettrodomestici nelle case, i telefoni cellulari, le attrezzature mediche, le catene di montaggio delle fabbriche industriali.

Secondo il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (2015), le posizioni di lavoro espressamente destinate ai laureati in ingegneria sono aumentate del 9%. Nel 2014, infatti, le imprese italiane hanno offerto lavoro a 17.840 ingegneri (contro le 16.360 del 2013), pari a 46,3 assunzioni ogni mille effettuate nell’intero mercato del lavoro contro le 44,3 del 2013). I dati percentuali aumentano se osserviamo le analisi del mercato del lavoro degli altri paesi europei. La grande maggioranza degli ingegneri viene impiegata in quasi tutti i settori lavorativi, e si consolidano anche nel campo di altre competenze professionali non legate all’ingegneria. Molti ingegneri gestionali, vengono assunti come direttori degli acquisti e delle vendite dalle aziende, nonostante non abbiano notevoli esperienze nell’ambito commerciale, oppure le agenzie di ricerche sociali e di mercato preferiscono impegare matematici e statistici, invece dei laureati in Scienze Sociali o Economiche, i quali avrebbero maggiore competenza nell’analisi e nell’interpretazione dei fenomeni sociali ed economici.
L’ingegnere è diventato l’angelo custode dei profitti capitalistici. Il talento creativo degli ingegneri viene proposto (anche attraverso i dottorati di ricerca universitari) e acquistato come una merce dalle grandi multinazionali per indurre loro a realizzare dei bisogni artificiali di cui le società, nel passato, non avevano nessuna esigenza. Bisogni superflui di cui le masse si sono rese schiave e totalmente dipendenti da essi.
Gli esempi sono numerosi, ma tra i tanti, c’è da menzionare l’utilizzo dei navigatori satellitari nelle auto, quando prima gli automobilisti e gli autotrasportatori, consultavano le mappe stradali o chiedevano informazioni alle persone per strada. I telefoni cellulari sarebbero di grande utilità se venissero utilizzati per il loro effettivo scopo, ovvero telefonare per comunicare, invece di usarli come strumenti di isolamento di massa, o di megalomania e ossessione videoludica. Si è spesso dimostrato il primato della meccanica sull’elettronica. Le auto sono facilmente riparabili attraverso la meccanica. La meccanica è accessibile ai neofiti e ai medio-esperti. Invece l’elettronica richiede conoscenze sofisticate, e solo un esperto, e spese esorbitanti di denaro, ci daranno la possibilità di utilizzare di nuovo quei beni di cui necessitiamo per le nostre attività.

Quindi, la genesi del progresso tecnologico segue l’iter tipica dell’accumulazione capitalista delle merci (il talento degli ingegneri) che producono altre merci (bisogni artificiali) per la subordinazione sociale e psicologica della società da parte delle istituzioni di potere (multinazionali, banche, stati).
Gli scopi e le reali intenzioni della scienza e della tecnica sono in gran parte condannabili. Le conoscenze tecnico-scientifiche dell’uomo dovrebbero essere sviluppate in funzione di liberazione dallo sfruttamento e dalla miseria, mentre il razionalismo strumentale e la scienza come dominio sono i principali paradigmi dell’agire sociale della scienza e della tecnica.
Il progresso tecnico si sviluppa con l’ascesa della società borghese-capitalista, quando le elitè dominanti compresero che attraverso di esso si poteva consolidare una diversa forma di potere. Theodor Adorno ed Max Horkheimer descrivono ampliamente lo sviluppo dello scientismo in “Dialettica dell’Illuminismo” (1947).
La cultura odierna è rivolta interamente verso il primato della conoscenza tecnico-scientifica, sopratutto verso le fonti fisico-matematiche come soluzione olistica delle problematiche sociali, la fede totale nel progresso tecnico evolutivo e al Materialismo Magico o Panteismo Assoluto come tendenza metafisica del pensiero, secondo le parole di Alexander Dugin.
L’antropologo Claude Levì Strauss (1983) diceva che la società moderna non è un evoluzione delle società arcaiche. Sono due società totalmente diverse. Quindi non significa che le società moderne si sono evolute da uno stadio primitivo. I processi storici non sono lineari e progressivi, ma sono funzioni cicliche. Coloro che indirizzano la loro esistenza sul progresso evolutivo sono in contrasto con le leggi della sociologia. Dugin evidenzia questo concetto; ogni idea di progresso è una forma velata di razzismo intesa come “la nostra cultura è migliore della tua”.

La Quarta Teoria Politica di Alexander Dugin si focalizza sul rifiuto del progresso tecnologico e dei processi monotoni. Le tre grandi teorie politiche (liberalismo, comunismo, e fascismo) sono crollate perchè erano radicate sulla modernizzazione e il progresso tecnico.
Inoltre, l’assolutismo della tecnica produce l’assolutizzazione dell’Io. Gran parte degli ingegneri si vestono di un’aurea divina, portatori di verità assolute nel cerchio magico delle illusioni, sono i “servi dell’evoluzione” convinti di essere una pseudo-razza superiore che si differenzia dalla massa poco intelligente, attratti fin dai loro primi anni di studenti da ambizioni di carriera ed elevati guadagni, con l’assenza totale di una coscienza politica e sociale, incuranti della realtà sociale che li circonda, persuasi dalle famiglie, che se prima il mito genitoriale era il figlio medico o avvocato come riscatto sociale da un origine proletaria, oggi è il figlio ingegnere che si trasferisce all’estero, con l’aggravante di una cultura estrofila riduttiva, nel credere che all’estero si vive meglio che in Italia.
Le conoscenze umanistiche, filosofiche, ed artistiche, sono completamente emarginate dal contesto e dallo sviluppo socio-culturale, e molti giovani che decidono di intraprendere un percorso di studio non-scientifico sono consapevoli e rassegnati di dover affrontare un futuro lavorativo precario ed umile.

Questo è un nuovo elemento a elencare alle enormi contraddizioni della società globale capitalista. Tra l’altro, il potere transita anche sulle passioni individuali con lo scopo di creare infelicità nelle masse. L’infelicità comporta frustrazioni, depressioni, e complessi psicologici, e in questo modo le masse sono facilmente sottomesse e soggiogate dal consumo dei bisogni artificiali.
Oggi ci sarebbe la necessità di un nuovo movimento inspirato alla figura mitica di Ned Ludd, da cui prese il nome del Luddismo (1779-1820), un movimento operaio che terrorizzò i neo-borghesi inglesi nel periodo della rivoluzione industriale, in cui organizzavano i blitz nelle industrie tessili del Lancashire, Yorkshire, o nel quartiere londinese di Wapping, e sabotavano i macchinari per le dure condizioni di sfruttamento lavorativo. Furono le prime rivolte operaie della storia moderna.
Il “Luddismo Tecnologico” avrebbe una risonanza simbolica importante, un risveglio morale per il ripristino dei valori della tradizione, dove l’uomo si libera dai falsi bisogni.
“Il segno della libertà raggiunta sarà non provare più vergogna di noi stessi” (Nietzsche).

 

Alexander Dugin (2009) The Fourth Political Theory, Amfora
Bateson, G. (1984) Mente e natura, un’unità necessaria, Milano, Adelphi
Claude Levi Strauss (1983) “Histoire et ethnologie”, AESC, XXXVIII, (6): 1217-1231
Max Horkheimer – Theodor Adorno (1947) Dialektik der Aufklärung. Philosophische Fragmente
Rapporto Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (2015) su http://www.centrostudicni.it/quaderni