Il 1 settembre la presidenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è passata ufficialmente alla Russia (il Paese viene scelto dai 15 membri del Consiglio in ordine alfabetico, seguendo quello inglese). Il Cremlino detterà di conseguenza l’agenda delle relazioni internazionali in un momento storico in cui l’amministrazione Obama viene superata costantemente dagli eventi. La pax proposta dalla Federazione pone come temi centrali del suo programma – che verrà presentato durante il ministeriale del 30 settembre dal ministro degli esteri Sergej Lavrov – la soluzione dei conflitti nel Medio Oriente e nei Paesi dell’Africa settentrionale così come la lotta contro la minaccia del terrorismo. Sul tavolo c’è il conflitto arabo-israeliano, lo Stato Islamico, la situazione in Afghanistan e Liberia, i rapporti tra Sudan e Sudan del Sud, le attività della forza di pace dell’ONU nella regione di Abyei, contesa tra Khartum e Giuba, i sanguinosi conflitti in Iraq, Libia e Yemen, ma soprattutto la guerra civile siriana che pare essere la priorità del Cremlino.

La Russia, infatti, che fino ad ora si era limitata a sostenere ed armare l’esercito regolare che combatte al fianco dei soldati sciiti libanesi di Hezbollah e dei “volontari” iraniani, potrebbe appoggiarlo a livello diplomatico costituendo una coalizione internazionale anti-Isis inclusiva a differenza di quella pensata da Usa e Paesi del Golfo che invece tende ad escludere Iran e Libano e lo stesso governo legittimo del presidente Bashar al Assad. A ribadire questa volontà è stato anche il vice ministro degli Esteri iraniano con delega ai Paesi arabi e dell’Africa, Amir Abdel Lihani, intervistato dall’agenzia di stampa siriana “Sana” e che domani incontrerà Assad a Damasco. Secondo il numero due della diplomazia iraniana “qualsiasi iniziativa verrà posta in essere per porre fine alla guerra in Siria deve prevedere la presenza di Bashar Al Assad”.

Del resto l’interesse nazionale russo è fortemente legato alla conservazione dell’attuale governo siriano che gli garantisce uno sbocco sul mare caldo, in questo caso il Mediterraneo, che dai tempi di Pietro il Grande rappresenta uno degli obiettivi della politica estera di Mosca. Basti vedere l’importanza del partenariato strategico con Cipro. Da secoli, l’accesso al Mediterraneo risponde a due fabbisogni fondamentali per la Russia. Da una parte c’è il fattore commerciale: le acque nordiche dei porti del Baltico e del Mar Bianco nei mesi invernali congelano, impedendo così l’attracco alle navi, di conseguenza il “mare caldo” è necessario per la politica energetica e di trasporto di gas e petrolio. Dall’altra c’è invece un fattore di ordine militare, in cui l’estensione dell’influenza russa nel contesto internazionale costringe il Paese ad incrementare la propria capacità di proiezione verso l’estero e la flotta del Mar Nero (un mare caldo ma chiuso) non costituisce da solo un’apertura sui Paesi della regione.

Intanto il Cremlino ha smentito la notizia , riferita dal quotidiano israeliano Yedioth Aharonoth lunedì, secondo il quale Mosca si sta preparando ad inviare “un intero contingente” in Siria. Tuttavia il Pentagono ha fatto sapere che controllerà costantemente il sostegno russo al governo legittimo siriano. Gli Stati Uniti temono il successo della Russia sul piano internazionale che consoliderebbe il consenso di Bashar Al Assad nel Paese. L’Isis fa ancora troppo comodo per essere estirpato dalla regione mediorientale.

Fonte: Il Giornale