Ormai, da più di un mese, gli americani voltano il loro sguardo preoccupato oltreoceano, timorosi del vasto dispiegamento di forze da parte della Cina in molte delle isole dell’aricipelago del Mar Cinese del sud. Due settimane fa c’era già stato uno scambio di battute tra il sottosegretario Kerry e il ministro degli esteri Wang Yi. L’Intelligence statunitense aveva confermato di aver avvistato almeno 10 Jet militari in prossimità delle Isole Woody; ma ad aver allarmato gli americani è stata la notizia della spedizione di due batterie di missili terra-aria HQ-9 giunte in diverse basi militari sparse nelle isole dell’arcipelago. Negli ultimi giorni si è pronunciato al riguardo anche il segretario della difesa Ash Carter, che ha avvertito la Cina: “La militarizzazione delle isole contestate porterà a risposte decise da parte del governo americano.” La scorsa settimana, durante una conferenza stampa, la portavoce del ministro degli esteri cinese, la ferrea Hua Chunying, aveva provato a far notare agli americani che “non c’è alcuna differenza tra lo schieramento di armamenti militari da parte della Cina, che non hanno nessuno scopo se non quello della difesa del paese, e l’installazione di sistemi di difesa bellici da parte degli Stati Uniti nelle Hawaii”, ma ormai è risaputo, – e Putin lo aveva detto chiaramente – gli americani credono di poter avere basi militari in tutto il mondo, senza però permettere nessun tipo di movimento logistico alle altre superpotenze. Come disse Vladimir Putin durante una conferenza stampa ormai un anno fa: “Non mi pare che la Russia abbia basi militari sparse in tutto il mondo, tantomeno vicino all’America, quindi non vedo perché siamo noi quelli che vengono etichettati come ‘aggressivi’. Sono gli Stati Uniti che hanno costruito basi militari intorno alla Russia, lungo i balcani, tentando di fare lo stesso poi in Ucraina.”

Gli americani temono la superpotenza cinese e la sua sempre crescente capacità militare. Per tenere d’occhio le mosse della Cina gli U.S.A. stanno cercando di approfittare dell’appoggio degli altri paesi che si affacciano sul Mar Cinese del sud. Perchè sulle Woody Islands – su cui Pechino impone la sua influenza fin dagli anni ’50 – contestano la propria influenza anche Taiwan, Filippine, Malaysia e Vietnam. Gli Stati Uniti, da un mese a questa parte, hanno aumentato notevolmente la frequenza di “pattuglie” della flotta americana nel Mar Cinese, accompagnate spesso dai jet della difesa aerea. Washington ha inoltre cominciato operazioni militari congiunte con diversi paesi che si affacciano sull’arcipelago e che contestano l’egemonia cinese sulle isole dell’area. Di passi indietro, per ora, non ce ne sono da nessuna delle parti. Carter ha concluso il suo discorso ponendo l’accento sul fatto che gli Stati Uniti continueranno a condurre operazioni militari navali nell’area in questione.

“Deve essero chiaro che l’esercito statunitense continuerà a volare, navigare e operare dovunque lo permetta il diritto internazionale, come facciamo in tutto il mondo. Perché il dominio marittimo deve sempre rimanere aperto e libero per tutti” ha infine detto prima di congedare i giornalisti. Washington ha spiegato chiaramente che il suo interesse nell’area è circoscritto unicamente all’ambito commerciale. Difatti più del 30% del commercio marittimo mondiale passa per le acque che bagnano le isole contestate, e gli Stati uniti hanno un guadagno approssimativo di $1.2 trilioni derivante proprio dalle attività svolte nel Mar Cinese del sud. Questo lunedì la Cina ha avverito Washington che questo suo atteggiamento si avvicina molto a quello di “Giudice Internazionale”, e che per questa questione non è in alcun modo appropriato un intervento americano, né diplomatico né tantomeno militare. Pechino insiste che il suo interesse è quello di assicurare la sicurezza della Cina. La portavoce del ministro degli esteri cinese lo aveva detto. Che differenza c’è tra quello che sta facendo la Cina e quello che fanno gli Stati Uniti nelle Hawaii? La risposta? L’ America forse ancora giace assopita in uno stato di instabile e arrogante egemonia assoluta. Ma prima o poi dovrà imparare a rispettare la sovranità altrui. Nuovi equilibri, nuove potenze, si affacciano sull’orizzonte degli equilibri del potere del futuro.