Mai un papa aveva parlato davanti al Congresso degli Stati Uniti d’America, almeno fino a ieri. Nella giornata di ieri infatti Papa Francesco, di fianco a Joe Boehner, speaker del Congresso, e Joe Biden, il vice presidente, ha preso parola davanti a tutte le più alte cariche dello stato americano. La tensione era palpabile: la si poteva notare sia disegnata sul volto di Bergoglio, sia nell’attento silenzio protrattosi per tutta la durata dell’intervento. Alla fine, tanti, tantissimi applausi per i concetti esposti dal pontefice. Uno su tutti, l’abolizione della pena di morte:” Bisogna abolire la pensa di morte, la vita è sacra!”, ha affermato fermamente Francesco. A livello americano, ma anche a livello mondiale, le parole del papa e la successiva reazione del Congresso di grande apertura e disponibilità verso la proposta di abolizione della pena di morte, ha generato una catena di reazioni euforiche, sia nel mondo giornalistico che nella popolazione. Ma, come spesso accade, non è tutto oro quel che luccica. In primo luogo, il papa non ha detto nemmeno una parola, vista la ghiotta opportunità, sulla gestione delle guerre che gli Stati Uniti stanno portando avanti in giro per il mondo e non si è nemmeno rivolto ai grandi produttori di armi, presenti all’interno del Congresso, per invitarli a far passare una legge contro la vendita facilitata di armi sul suolo americano. Ma probabilmente chiedendo ciò si pretende troppo.

La religione cattolica ha tanti fedeli sul territorio americano, molti dei quali hanno idee conservatrici e repubblicane. Non è nell’interesse del papa, nemmeno di questo papa così progressista, farsi nuovi nemici e perdere proseliti. In secondo luogo, come dicevamo, la proposta dell’abolizione della pena di morte ha creato un giubilo all’interno del Congresso, specialmente nell’area democratica. Bisogna però ricordare ai politici americani, che hanno fatto del buonismo una vera e propria “tecnica comunicativa”, che essi collaborano apertamente con paesi in cui la pena di morte è ancora ben presente. Come mai a questi paesi non vengono fatte ramanzine su quanto è moralmente sbagliato uccidere una persona? La causa va ricercata nei troppi interessi economici che fanno gola agli States. Per esempio, è di pochi giorni fa la notizia che in Arabia Saudita un ragazzo (Ali Mohammed al-Nimr) di 21 anni, a causa della sua partecipazione ad una manifestazione contro il governo di Riad, è stato condannato a morte. Non solo, è prevista prima la decapitazione e poi, in un secondo momento, la crocifissione del corpo dilaniato e l’esposizione davanti al pubblico.

Queste sono le atrocità che avvengono in uno dei paesi alleati degli Stati Uniti e contro cui puntualmente non viene mosso neanche un organo giudiziario internazionale. Come se non bastasse, l’ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Trad è diventato presidente del gruppo consultivo del “Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhre). In altre parole, sarà un esponente saudita colui il quale vigilerà sui nostri diritti umani a livello mondiale. Peccato che l’Arabia Saudita sia uno dei paesi col più alto tasso di violazioni dei diritti umani. E’come se l’Onu stesse affidando il proprio gregge ad un branco di lupi. Per concludere, bisogna notare anche un’altra incoerenza nel comportamento del Congresso: il papa, nella sua invettiva contro la pena di morte, ha poi aggiunto che “ La vita è sacra”. Può questo concetto, così alto e nobile, essere applaudito da quel Congresso che per primo sdoganò e rese legale l’aborto? Davanti a tutte queste contraddizioni ed incoerenze, sia di Bergoglio che del Consiglio, non si può far altro che ammettere… ammettere che questo incontro non è stato altro che una fiera del controsenso.