Con l’Isis cosa è cambiato dal punto di vista strategico?

Se negli anni 90 gruppi terroristi come il GIA algerino e la Gamaa al-Islamiyya egiziana avevano lo scopo di combattere i governi di casa propria e l’obiettivo di al-Qaeda era quello di combattere il “nemico lontano” colpendone gli interessi ovunque essi fossero, l’Isis si è andato oltre, mirando alla creazione di un presunto “Stato Islamico” transnazionale con l’obiettivo di colpire il nemico e conquistarne i territori: ciò risulta evidente non soltanto dalle offensive in Siria e Iraq ma anche dai continui proclami sulla conquista di Roma e sull’instaurazione di un Califfato nei Balcani, a prescindere che si tratti di mera propaganda o di obiettivi concreti. Il nemico dell’Isis va però oltre a quello “lontano” (Occidente e Russia) di al-Qaeda per inglobare anche gli sciiti duodecimani, gli alawiti, gli yazidi, i cristiani arabi, i curdi, i sufi ed anche quei sunniti che si oppongono all’ideologia totalitaria dello “Stato Islamico”.

Aspetti strutturali

Per quanto riguarda la struttura organizzativa, andando oltre i presunti confini dello “Stato Islamico”, l’ISIS appare più come un “brand”, un “franchising” al quale si può associare chiunque, dal cosiddetto “lupo solitario” ai gruppi jihadisti operanti nelle più svariate aree del globo. Lo si è visto nel Caucaso, dove diverse jamaat precedentemente legate all’Emirato del Caucaso hanno giurato fedeltà ad Abu Bakr al-Baghdadi. Una struttura meno verticistica dunque, se paragonata a quella di al-Qaeda, ma anche forte richiamo nei confronti di musulmani provenienti dai quattro angoli del mondo, inclusi i convertiti; elemento innovativo visto e considerato che al-Qaeda, al di là della struttura gerarchica molto più verticale e strutturata, aveva sempre prediletto la componente araba, soprattutto per quanto riguarda la leadership.

Aspetti operativi

L’ISIS nei suoi comunicati ha sempre lasciato due possibilità ai suoi seguaci: l’egira verso lo “Stato Islamico” o la jihad nei propri paesi d’origine. Fattore riemerso recentemente nel filmato “Honor is Jihad”, dedicato ai Balcani. Nel secondo caso il livello operativo dell’ISIS si è maggiormente distino per gli attacchi a “bassa intensità” nei confronti di soft target, ovvero obiettivi relativamente facili da colpire in quanto scarsamente protetti: bar, teatri, sedi di giornali, hotel, possibilmente in paesi dove le misure di sicurezza sono insufficienti, ma non necessariamente, visto che anche nei paesi più all’avanguardia è comunque difficile fornire un’ “impermeabilità” totale nei confronti di potenziali attacchi. Bisogna però riconoscere che l’aspetto per il quale l’ISIS si è maggiormente distinto è la propaganda mediatica, in particolare tramite la propria casa di produzione “al-Hayat”, nel tentativo di fornire una visione paradisiaca e funzionale dello “Stato Islamico” e incitare al jihad attraverso l’utilizzo di una propaganda fondata su un’interpretazione letterale e decontestualizzata della storia e della dottrina islamica.

Il vero nemico dell’ISIS oggi

A questo punto sorge spontanea una domanda: chi è oggi il vero nemico dell’ISIS? Per rispondere a tale domanda bisogna porsene un’altra diametralmente opposta: chi sono gli amici dell’Isis? Senza dubbio il paese che è stato maggiormente utilizzato come luogo logistico e di transito è la Turchia. I numerosi scandali legati all’invio di armi ai jihadisti da parte di Ankara, le cure ricevute da capi dell’Isis negli ospedali turchi e la facilità con la quale migliaia di jihadisti sono transitati per il paese la dicono lunga. Bisogna inoltre tener presente che ISIS e Turchia hanno un grande nemico in comune e cioè i curdi, forza essenziale ed estremamente efficace nella lotta contro i jihadisti nel nord della Siria, come si è visto a Kobane. Se in Turchia l’Isis ha trovato notevole supporto, il vero nemico dell’ISIS oggi è senza dubbio la Russia, l’unico paese che è riuscito ad infliggere pesantissime perdite ai jihadisti in Siria grazie alla recente campagna aerea. Come documentato pochi giorni fa dall’inviato di guerra, Fausto Biloslavo, dall’interno di una base aerea russa in Siria: “i decolli e gli atterraggi dei caccia russi sono continui. Vanno a bombardare degli obiettivi cruciali nella lotta allo Stato Islamico”. Un ISIS che non è neanche riuscito a far breccia in Caucaso settentrionale, dove la strategia di Mosca, fondata su prevenzione e repressione, ne ha impedito l’infiltrazione. Del resto la Russia per anni ha dovuto fare i conti con il terrorismo di matrice wahhabita pesantemente finanziato dall’estero ed ha conseguentemente sviluppato idonee metodologie di contrasto.