Il summit Nato di Varsavia ha prodotto il primo comunicato congiunto tra i Paesi dell’Alleanza Atlantica e l’Unione Europea. Il generale Jens Stoltemberg, il presidente della Consiglio Europeo Donald Tusk e il presidente della Commissione Europea hanno sottolineato con enfasi il nuovo piano strategico di partnership; ovviamente il nemico designato di questa alleanza è la Russia di Putin. Uno dei punti principali dell’accordo sono state le misure per contrastare la cosiddetta “guerra ibrida” sulla scia paranoide che già aveva esposto il generale americano Philip Breedlove in un’audizione al Senato, accusando Mosca di avere messo in atto delle operazioni per favorire l’immigrazione illegale verso l’Europa occidentale. Inutile anche solo commentare queste strampalate teorie mai suffragate dai fatti; eppure queste esternazioni alimentano la tensione e sono funzionali alla strategia dell’accerchiamento della Russia con il continuo aumento delle basi e degli uomini schierati lungo i suoi confini. A questo summit inoltre non hanno partecipato solamente i capi di Stato e di governo dei Paesi membri e della UE – che, di fatto, coincidono – ma sono stati avviati anche dei colloqui con la Svezia e la Finlandia, neutrali durante la Guerra Fredda; ma evidentemente ora terrorizzate dalla minaccia russa. L’altro aspetto uscito dal vertice è il superamento dell’accordo fatto con Mosca nel 1997 – già ampiamente disatteso negli ultimi anni – che inizialmente stabiliva di non aprire nuove basi Nato nei Paesi dell’ex-blocco comunista, né il mantenere truppe dell’Alleanza in modo permanente negli Stati a est della Germania, a meno di un diretto pericolo. Evidentemente la minaccia di un attacco da parte delle forze russe ora è più impellente che mai; tanto da dislocare tremila unità in Polonia e nei Paesi Baltici. Se a questa militarizzazione del “fronte orientale” aggiungiamo la dislocazione dello scudo missilistico – che può anche contenere missili offensivi – in Romania e Turchia – la strategia dell’Alleanza appare in tutta la sua spregiudicatezza.

La reazione di Mosca comunque non si fa attendere e, oltre a comportare un poderoso rinforzo delle truppe presenti al confine, include il dislocamento di diversi sistemi A2AD (anti-access area denial) a Kaliningrad e in Crimea; ovvero un sistema difensivo per imporre una no-fly zone che coprirebbe una vasta porzione di spazio aereo dei Paesi confinanti. La firma della dichiarazione della cooperazione tra UE e Nato, definita “storica” dal segretario generale dell’Alleanza, di fatto non cambia assolutamente nulla; anzi manifesta ufficialmente quello che già da un decennio è stato costantemente portato avanti: la completa subalternità di Bruxelles alle decisioni prese oltreoceano. L’intera architettura europea è, infatti, stata scientemente usata come veicolo dell’espansione della Nato verso est; mentre allo stesso tempo è stata fatta naufragare l’idea di creare un esercito europeo, che sarebbe stato funzionale alla difesa dei confini europei e più indipendente dal controllo di Washington. Questo è anche l’ultimo summit Nato della presidenza Obama, che non ha perso l’occasione per dichiarare che “l’Europa unita è la più grande conquista dei tempi moderni”; mentre tra i generali e i diplomatici serpeggia l’ansia che al prossimo incontro potrebbe esserci Donald Trump, che ha già annunciato un notevole ridimensionamento del ruolo dell’America nell’Alleanza. Così ai guerrafondai non rimane che sperare nella vittoria della Clinton.