A prescindere dalle opinioni che si possano avere dell’operato del suo gabinetto, in diversi casi dimostratosi incerto specie su questioni geopolitiche come la patata bollente delle sanzioni alla Russia, è interessante sottolineare l’anamnesi portata avanti da un leader che, pur forte della maggioranza assoluta alla Camera e del consenso della popolazione, non si trattiene dal discutere alcuni dei pilastri fondamentali dell’ordine del suo stesso partito e a chiederne un’evoluzione alla luce del “segno dei tempi”. Di contrasto all’incertezza dell’area conservatrice del mondo politico italiano, frammentata tra l’astro calante di Berlusconi, l’isterico caterpillarismo di Salvini e la totale inconsistenza di movimenti quali Nuovo Centrodestra e Fratelli d’Italia, in Gran Bretagna si riconosce chiaramente una formazione di centro-destra che riesce a esprimere al suo interno anche aneliti di progressismo e a contenere l’influenza delle ali più radicali. Di grande impatto è stato il recente discorso del premier inglese sulla lotta al fondamentalismo e al continuo reclutamento di foreign fighters da parte dell’ISIS nel territorio britannico. Lungi dall’abbracciare fallacismi o posizioni estreme, Cameron ha annunciato un piano di lungo termine, di durata di cinque anni, per anestetizzare la minaccia del terrorismo fondamentalista.

Nel resto d’Europa apparirebbe irreale vedere un governo di destra che tra le misure previste introduce anche il finanziamento alle vere organizzazioni islamiche nel paese, a coloro che vivono realmente la fede in Allah e nel Profeta senza strumentalizzarla per diffondere odio, ai musulmani che con un aggettivo vuoto la stampa mainstream definirebbe “moderati”, un finanziamento volto a svilupparle e a isolare i predicatori di odio, gli imprenditori della paura che trovano vita facile tra i giovani più scontenti e delusi. Curiose anche le misure di edilizia popolare, che mireranno a favorire l’integrazione culturale e la rimozione delle sacche più estremiste attraverso l’alternanza etnica all’interno dei nuovi lotti abitativi destinati ai nuovi residenti immigrati del Regno Unito, e quelle che daranno ai genitori il potere di ritirare i passaporti dei figli minorenni per scongiurare eventuali fughe di ragazzi indottrinati destinati a ingrossare le file dell’esercito del Califfato per la sua guerra predatoria mascherata da jihad. Nuovi modi di guardare a un problema per il quale, sebbene nel discorso Cameron non faccia il grande passo di ammetterlo, la causa principale sono sconsiderate politiche dei governi occidentali, che sicuramente presuppongono una dose di originalità. Importante è il punto del discorso in cui Cameron definisce un fallimento il fatto che ci siano giovani incapaci di riconoscere nella Gran Bretagna la loro patria, la loro nazione. Con un ribaltamento del punto di vista, il premier non si limita a rabbiosi difese della “civiltà assediata” o a ripetere volgari cliché tipici delle destre nostrane ma getta un primo sguardo al passato, agli errori compiuti dalle amministrazioni passate, compresa la sua precedente; il fallimento dell’integrazione è un fallimento dell’Europa intera, e le ragioni che hanno spinto a tale catastrofica sciagura sono arcinote; la presa di coscienza di Cameron, comunque, rappresenta l’inizio di un nuovo corso e non mancherà di offrire spunti di riflessione a coloro che, nel panorama politico destrorso, avranno orecchie per intendere e voglia di cambiare vestiti oramai passati di moda.