La demografia costituisce uno degli aspetti fondamentali dell’analisi geopolitica, e dovrebbe essere parte integrante del bagaglio culturale della classe dirigente di un paese che si rispetti. Inutile sottolineare che nelle democrazie occidentali tutto questo viene costantemente sottovalutato in nome delle logiche elettorali legate alla contingenza. Anche nel mondo culturale l’analisi rimane carente. Ci riferiamo alle elites europee, e italiane in particolare, che preferiscono parlare di diritti umani, omosessualità e altre tematiche secondarie.

La demografia consente di effettuare proiezioni relative alla natalità e all’invecchiamento della popolazione dal breve (20-30 anni) fino al lunghissimo termine. Si può quindi ipotizzare ragionevolmente il futuro stesso di un popolo e un paese. Pochi sanno a questo proposito che la natalità del nostra nazione, continuando al ridicolo ritmo attuale potrebbe portare all’estinguersi vero e proprio degli italiani nell’arco di soli 120 anni. Ipotesi fatta ovviamente senza contare l’immigrazione, secondo l’analisi del Professor Alfonso Giordano. Un dato spaventoso, che fotografa impietosamente la crisi in cui siamo immersi, e che coinvolge l’intera Europa. Solo la Francia si discosta dall’impoverimento generale. La paura verso la Germania e un modello immigratorio “assimilazionista” hanno da sempre portato i transalpini a favorire massicciamente politiche di attenzione alla famiglia e al “numero”. Per il momento riuscite. D’altro canto “il numero è potenza” era una degli slogan del regime fascista, che prestò attenzione particolare alla natalità del popolo italiano. Oltre alle finalità propagandistiche c’era del vero, come sottolineò lo stesso Mussolini vergando la prefazione del libro di Riccardo Khorerr dall’emblematico titolo “Regresso delle nascite, morte dei popoli”.

Proprio il boom demografico è stato un’“arma” nei conflitti e nelle lotte per il territorio in Palestina e Irlanda. Lo stesso boom che ha portato alla paura europea nei confronti della prolifica Turchia. Che a sua volta teme i curdi anche perché “fanno il doppio dei figli”. Al contrario, il regresso delle nascite e una popolazione che invecchia sono tra i maggiori problemi di una potenza come la Russia. La Cina, invece, avendo frenato l’esplosione demografica con politiche quali quelle del “figlio unico” potrebbe trovarsi in futuro con una popolazione mediamente molto vecchia, e desiderosa di welfare e pensioni. Cioè il problema stesso in cui è immersa la stanca Europa, dove i giovani scarseggiano e lo stato sociale mantiene una larghissima fascia di pensionati. Mentre l’America insospettabilmente tiene botta e investe sul futuro, in Italia è dagli anni settanta che la natalità non rispetta la cosiddetta “soglia di rimpiazzo”. Il tutto aggiunto a eventi epocali quali la crisi finanziaria e la perdita di peso politico dell’Italia.

Considerati i brevi dati esposti in precedenza, possiamo concludere che la crisi non è solo economica. Individualismo, edonismo e la “violenza del pensiero borghese” hanno portato al fallimento di un sistema che non riesce neanche a garantire la sua stessa esistenza. E un futuro dignitoso per le giovani generazioni. La classe politica attuale (che rimane in parte specchio del paese) non sa più investire nella ricerca e dare una prospettiva. Ignora totalmente i concetti di strategia, innovazione e programmazione. Oltre che di assistenza e di politiche familiari, come mai nella storia unita. Un massiccio ricorso all’immigrazione (per la gioia della Boldrini) o una rivoluzione totale sul piano della politica e dei costumi. Queste sono le alternative alla fine del popolo italiano, che sembra avviarsi sorridendo alla propria fine.