Proprio quando sembrava che i media nazionali avessero già relegato il Movimento a spalla del “sistema” e a partito ormai da considerare a tutti gli effetti quasi “moderato”, ecco che arriva la zampata, il colpo di coda che torna a farlo essere simpatico anche ai duri e puri del Movimento o a coloro che, da posizioni diverse, simpatizzano per l’estro dei pentastellati. Con una mossa molto intelligente, il M5S ha organizzato un viaggio in Israele e Palestina. Sì, e Palestina, non è un errore né un messaggio politico. Perché ormai molti Paesi (e soprattutto l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite) hanno riconosciuto la Palestina quale Stato, e quindi è giusto che vada messo in parallelo con Israele. Non per guerra né per ideale. È così, con buona pace di chi ancora li considera una banda di terroristi: sono uno Stato. Legittimo. E come ogni Stato, riceve delegazioni estere. È così che il Movimento decide di organizzare una delegazione in visita nei due Stati. E proprio dalla Cisgiordania, regione simbolo della lotta per l’autodeterminazione del popolo palestinese, arriva il messaggio chiaro di Di Maio: in caso di governo a 5 Stelle, l’Italia riconoscerà lo Stato di Palestina.

C’è di più: non solo vuole riconoscere lo Stato di Palestina, ma vuole riconoscerlo nei suoi confini del 1967, quindi comprese le alture del Golan, le alture forse più note al mondo per il loro ruolo che ancora svolgono nelle relazioni internazionali. Ed è anche più interessante sapere che questo riconoscimento lo attuerebbero prima di tutto come Stato, ma poi come Stato all’interno dell’Unione Europea, sperando che anche gli altri Paesi, a cascata, riconoscano lo Stato di Palestina e intraprendano con esso una politica di relazioni attiva e necessaria per il piccolo e devastato neo-Stato, che da decenni lotta per la sopravvivenza. La frase ha ovviamente messo in allarme tutti quelli che ancora oggi negano l’evidenza. Come ripicca, il governo israeliano ha chiuso alla delegazione l’accesso alla Striscia di Gaza, visita organizzata per visitare una ONG italiana impegnata in quella terra devastata da una guerra infinita. Non proprio un messaggio di pace, verrebbe da aggiungere. L’ambasciata israeliana si è subito destreggiata adducendo motivazioni di sicurezza. Può darsi. Ma risulta abbastanza difficile credere nella coincidenza per cui proprio dopo una frase del genere, le condizioni di sicurezza siano cambiate tanto da dover far cambiare i piani di una delegazione ufficiale che ha un viaggio sicuramente organizzato da tempo e monitorato dall’intelligence israeliana.

Diciamocelo: probabilmente a molti sembreranno slogan, fantapolitica, chiacchiere da opposizione. Sarà pure così. Nessuno vuole entrare nella testa dei pentastellati, tantomeno può riuscirci. E tantomeno in caso di Governo. Ma quanto è bello, a volte, sentire parole che ricordano vagamento una politica estera che sia indipendente dai dettami d’Oltreoceano o da interessi economici. A volte è bello sentirsi autonomi. E ritornano le immagini della Prima Repubblica, che sì, avrà rubato, sarà stata anche composta de personaggi inquietanti, ma almeno sapeva usare la testa, sapeva usare anche il cuore, e sapeva dire di no e mettersi di traverso per fare gli interessi del proprio Paese. E mentre a destra, un partito come la Lega Nord, che per anni ha parlato di autodeterminazione dei popoli, decide di giurare fedeltà alla politica filoisraeliana del centrodestra moderato e afferma senza mezzi termini che Israele è un esempio di sicurezza e di lotta al terrorismo, ecco che il 5 Stelle, senza troppi giri di parole, ci ricorda che, a volte, essere forza politica maggioritaria non significa perdere o vendere l’anima. Di questo per ora non possiamo che prenderne atto, e sperare che mantengano questa promessa. Noi saremo qui, a ricordare a tutti, destra, sinistra, centro e outsider, che la causa per cui si lotta, se è giusta, non può essere dimenticata.