Nel 1999 l’Alleanza Atlantica, nel corso dell’operazione Allied Force, bombardava il Montenegro, la più piccola repubblica dell’allora Yugoslavia. I danni alle proprietà pubbliche e alla popolazione civile furono diversi , sia nella capitale Podgorica che nelle campagne. Secondo Human Rights Watch le vittime della NATO nel Paese furono almeno otto. Ebbene, oggi, a distanza di sedici anni da quell’orrendo crimine che fu la distruzione della Yugoslavia, il piccolo Montenegro potrebbe diventare il ventinovesimo Stato del mondo ad entrare a far parte della NATO. Potrebbe, perché da giorni la capitale è sede di accesi scontri e manifestazioni da parte dell’opposizione che, memore delle bombe di sedici anni fa, non ne vuole sapere di lasciar entrare il Paese nel club di quelli che furono i suoi aguzzini. Il partito di governo, guidato dal premier Milo Dukanovic, è sotto il fuoco incrociato di diversi gruppi di opposizione e di associazioni che ne chiedono la destituzione, accusandolo di brogli elettorali e corruzione. Non solo l’adesione alla NATO, quindi, quello che denunciano i montenegrini, scesi in strada a migliaia nel corso dell’imponente manifestazione di domenica, è un complesso sistema di clientele e accordi più o meno legali, che hanno permesso al primo ministro in carica di guidare il Paese dal 1991 ad oggi, rendendolo il politico al potere da più tempo in Europa. Sotto accusa è finita anche la nuova legge elettorale che, secondo i critici, non garantirebbe il regolare svolgimento delle consultazioni e creerebbe problemi di trasparenza.

Le proteste degli scorsi giorni hanno mostrato il volto più oscuro e autoritario di quello che più di qualcuno definisce un regime vero e proprio. Le forze dell’ordine, intervenute per stroncare le quotidiane manifestazioni e il sit-in in corso da settembre davanti al parlamento montenegrino, avrebbero picchiato e arrestato manifestanti, giornalisti e anche politici di opposizione. Intervistato da Sputniknews, Nikita Bondarev, coordinatore del gruppo di studi balcanici del RISS di Mosca, ha rivelato che tra le persone fermate nel corso dell’ultimo fine settimana, vi sarebbe anche Gojko Raicevic, editore del portale IN4S, voce di spicco dell’informazione di opposizione, che sarebbe addirittura stato ricoverato in ospedale in stato comatoso. Una situazione allarmante che mostra la vera faccia di un governo, sponsorizzato in primis dall’ Unione Europea, presentato come esempio da seguire per i Paesi balcanici, ma che in realtà nasconde sotto la maschera del progresso e dell’europeismo, un volto oscuro fatto di corruzione e repressione. La posta in gioco è alta e la situazione è tutt’altro che prossima ad una pacifica risoluzione, la scelta di aderire alla NATO da parte dell’esecutivo di Podgorica, poi, presenta diversi fattori di rischio. Il 28% della popolazione della piccola repubblica è di etnia serba e un’eventuale adesione all’Alleanza Atlantica potrebbe portare ad una quasi “guerra civile” in una nazione giovane e ad alta instabilità. Come dimostrato da un recente sondaggio1, la popolazione è piuttosto divisa in merito a questa scelta. I cittadini di etnia serba, in particolare, percepiscono l’accordo con la NATO come un vero e proprio affronto, memori dei bombardamenti e ancora alle prese con la irrisolta questione del Kosovo.

La scelta del governo di Dukanovic, non ha solo implicazioni interne, ma rischia di esasperare ulteriormente la già tesa situazione tra Russia e Occidente. Sebbene il Montenegro sia un Paese militarmente irrilevante, un suo eventuale allineamento sarebbe un pericoloso affronto nei confronti di Mosca. Podgorica è infatti storicamente, culturalmente ed economicamente legata alla Russia, come dimostrano i diversi investimenti nell’area nel corso dell’ultimo decennio. Incorporare il Montenegro nella NATO sarebbe un atto provocatorio, con il solo intento di “mostrare i muscoli” alla Russia, come del resto dimostrano le esercitazioni di questi giorni in Sicilia. La questione montenegrina è solo l’ultimo atto di un’alleanza che sembra ormai aver perso la rotta, non più in grado di identificare le vere minacce da combattere, ISIS e terrorismo in primis, interessata solo ad un aspro confronto con un Paese, la Russia, che invece dovrebbe essere tra i principali interlocutori per la risoluzione delle issues legate alla sicurezza e alla cooperazione non solo in Medio Oriente, ma anche in Europa.

1http://www.gov.me/en/News/137091/46-of-citizens-support-montenegro-s-NATO-accession.html