Disdetta per il neo-sultano Erdogan: non fa in tempo a festeggiare per l’accordo-capestro che è riuscito a imporre all’Unione Europea, che l’ennesimo kamikaze si fa esplodere per le strade di Istambul. Che siano attentatori suicidi dell’Isis che puntano ai civili e ai turisti; bombe curde contro militari e forze dell’ordine o militanti della sinistra extraparlamentare che mirano a funzionari dello Stato, poco importa. Non saranno quei sei miliardi strappati con il ricatto a cambiare la situazione. L’intero Paese sta scivolando sempre più nel baratro della violenza, della provocazione e dell’illiberalità. Sembrano quasi profetiche le parole di Assad, quando ammoniva che utilizzare il terrorismo per i propri scopi era un’arma a doppio taglio; ne sembrava pienamente consapevole anche il primo ministro Davutoglu quando, dopo il primo devastante attentato contro i turisti tedeschi, candidamente definì quelli dell’Isis degli ingrati.

Il costante attacco alla costituzione, alla libertà di stampa, a qualsiasi avversario politico attraverso una magistratura compiacente; l’assoluta rimozione delle responsabilità storiche sul genocidio degli armeni e la repressione dei curdi – che continua tuttora -, unite all’arroganza con cui la sua Turchia si comporta nei confronti dei vicini, sono premiate con i soldi dei cittadini europei. I suoi comprovati traffici di petrolio con gli uomini di al-Baghdadi; le sue frontiere aperte a senso unico per il transito degli jihadisti diretti in Siria, ma rigorosamente sbarrate ai siriani in fuga; i suoi continui sconfinamenti aerei nei cieli greci oltre al vile attacco nei confronti del Mig russo, sono accettate di buon grado a Berlino. Anzi, l’Europa ora si appresta ad aprire un nuovo capitolo negoziale per l’adesione di Ankara all’UE entro il 30 giugno!

Eppure il teatro dell’assurdo non si limita a questo; basta ascoltare le parole del premier Renzi quando dice che “l’accordo rispetta i requisiti che ci (?) eravamo prefissati: un esplicito riferimento ai diritti umani, alla libertà di stampa e ai valori fondanti dell’Europa.” Sarebbe da ridere se non fosse tragicamente ridicolo riferito alla Turchia: il Paese dove il gruppo editoriale Feza e l’agenzia di stampa Gihan sono state commissariate; dove l’ex alleato Fethullah Gulen è accusato di terrorismo, violazione della Costituzione e truffa aggravata; dove importanti generali sono stati processati per un fantomatico colpo di Stato mai provato; un Paese che bombarda con artiglieria e aviazione i confinanti Siria e Iraq; dove la polizia fa irruzione nelle redazioni e butta in galera giornalisti che fanno il loro mestiere, mentre un’altra si suicida misteriosamente nel bagno dell’aeroporto.

Come se ciò non bastasse, l’istrionico neo-sultano si mette pure ad accusare i Paesi europei di non fare abbastanza per i cosiddetti migranti e di intrattenere rapporti ambigui con i terroristi (del PKK ovviamente). Eppure, nonostante il suo comportamento, invece che essere bandito dalla diplomazia internazionale e sanzionato per il comportamento del suo governo, Erdogan continua indisturbato la sua opera. Protetto dall’ombrello della Nato, a braccetto con il suo alleato saudita, questo dittatore eletto dai turchi prosegue imperterrito l’islamizzazione della società e la repressione di curdi e oppositori del regime. L’accordo sui migranti appena stipulato è inoltre un capolavoro d’ipocrisia: per ogni clandestino che sarà rispedito in Turchia un altro dovrà essere accolto in Europa. Alla Grecia spetterà l’arduo compito di identificarli, valutare le procedure d’asilo e gli immancabili ricorsi, durante i quali sarà obbligata a detenerli all’interno degli hotspot; insomma una procedura difficile e farraginosa che, nella migliore delle ipotesi, produrrà solo lo spostamento dei flussi dalla rotta balcanica a quella libica – egiziana.

La bella stagione è iniziata e immancabilmente gli sbarchi ora si concentreranno verso la nostra penisola. Il governo presenta come una vittoria i termini dell’accordo e che vi sia un esplicito riferimento alla Libia e all’Africa; ma al di là delle parole c’è solo l’ennesimo esborso senza alcun tornaconto per i cittadini italiani e greci, anzi. Mala tempora currunt, sed peiora parant.