Sarebbero più di settemila i jihadisti attualmente in Siria e provenienti da Russia e dalle ex repubbliche sovietiche; è quanto ha dichiarato il Presidente russo Vladimir Putin dal Kazakhstan durante una conferenza con i leader del CIS. Durante l’incontro Putin ha reso noti i primi risultati dell’intervento di Mosca in Siria ed ha aggiunto che ai jihadisti non verrà consentito di utilizzare l’esperienza acquisita sul campo di battaglia per colpire il territorio russo. 1 Più che una dichiarazione, un dato di fatto, visto che le autorità russe sono da tempo impegnate a sradicare qualsiasi presenza di jihadismo sul proprio territorio. Ad agosto le forze di sicurezza federali avevano ucciso in Daghestan Magomed Abdullaev, meglio noto come Abu Dudjana, nominato poco prima “emiro” del settore montano dell’Emirato del Caucaso; pochi giorni addietro i militari avevano eliminato anche il suo commilitone Magomed Suleymanov. Abu Dudjana, originario di Gimry, Daghestan, era entrato nel nord della Siria nel 2013 dove si era unito ad al-Nusra, prendendo parte a diversi assalti tra cui quello di Ma’arat al-Artik e Kafr Hamra. Il 10 ottobre scorso a Gimry i militari hanno ucciso Ahmed Abdurrahmanov Magomedalyevich e Shamil Shamilov Murtazalyevich, due terroristi sempre legati alla banda “Gimrisky”.

Il jihadismo del Caucaso in Siria

Il panorama dei gruppi jihadisti in Siria è piuttosto caotico e dinamico, con continue alleanze e scissioni. Si sente spesso parlare di Jabhat al-Nusra e Isis senza tenere però conto di varie altre jamaat presenti sul territorio, alcune legate ad al-Nusra e altre indipendenti. Tra queste ci sono veri e propri battaglioni composti in prevalenza da jihadisti delle ex repubbliche sovietiche, molti dei quali provenienti dal Caucaso e dalla Crimea; illustriamo dunque i profili di alcuni. Jaish Muhajireen wal-Ansar (JMA): formatosi nel 2012 ed attualmente legato a Jabhat al-Nusra, è composto in buona parte da ceceni, daghestani, ingusci, ucraini, ma con presenza anche di volontari arabi e occidentali. 2 L’alleanza tra JMA e al-Nusra è stata ufficialmente sancita a fine settembre. 3 4 5 Secondo altre fonti invece JMA non sarebbe più un battaglione guidato dai ceceni, in particolare dallo scorso giugno quando Salahuddin al-Shishani e diversi suoi uomini hanno lasciato il gruppo per formarne un altro denominato “Emirato del Caucaso in Siria”. A inizio settembre è stato annunciato un nuovo leader per JMA, il saudita Sheikh Muatassim Billah al-Madani che è andato a rimpiazzare il tajiko Abu Ibrahim Khorasany (che aveva a sua volta preso il posto di Salahuddin al-Shishani). Una mossa che potrebbe effettivamente confermare la perdita di influenza dei “caucasici” in JMA.

Imrat Kavkaz fi-Sham (IKS): gruppo formato nel giugno 2015 da Salahuddin al-Shishani ed alcuni fuoriusciti da JMA. Unità formata in prevalenza da jihadisti provenienti dal territorio federale russo, tutti veterani presenti in Siria almeno dal 2012. Tra gli appartenenti a IKS è stato segnalato anche Khairullah Shishani, ex emiro di JMA per la zona di Latakia; nell’aprile 2015 il jihadista ceceno aveva dichiarato che i jihadisti del JMA erano pronti ad andare a combattere in Caucaso perché avevano acquisito esperienza in Siria, aggiungendo di essere “ispirato” dagli attentati a Grozny del dicembre 2014.

Ajnad al-Kavkaz (AK): unità formata in prevalenza da ceceni e guidata da Abdul Hakim Shishani, jihadista che aveva combattuto in Cecenia nella jamaat di Rustam Basayev (ucciso dalle truppe russe nell’agosto 2007). AK è legata all’Emirato del Caucaso e opererebbe in appoggio ad al-Nusra. Abdul Hakim Shishani era stato ferito in Caucaso, aveva perso diverse dita della mano sinistra ed era successivamente fuggito in Siria. Nel marzo 2015 AK aveva pubblicato in rete dei filmati dove mostravano il loro ingresso a Idlib. Lo scorso 14 settembre AK, che farebbe attualmente base a Salma, aveva subito pesanti perdite nella zona di Nabi Younis, a nord di Latakia, in seguito a un’offensiva dell’esercito regolare siriano.

Katiba Sayfullah (KS): battaglione legato a Jabhat al-Nusra e composto in prevalenza da Uzbeki e Tajiki. Secondo fonti locali il leader sarebbe l’uzbeko Abu Ubayda al-Madani il quale a metà settembre è stato segnalato in un filmato mentre ostentata alcuni “trofei” catturati dalla sua unità durante l’assalto alla base aerea governativa di Abu Duhour. Krimsky Jamaat (KJ): unità non particolarmente numerosa (un centinaio di membri o poco più, molti dei quali tartari di Crimea), legata all’Emirato del Caucaso e guidata da Abdul Karim Krimsky. Ad inizio 2015 KJ, precedentemente nota come “Casa Crimea”, si è separata da Jaish Muhajireen wal-Ansar. A inizio ottobre era circolata la voce secondo cui KJ avrebbe giurato fedeltà ad al-Nusra, voci che al momento non hanno ancora trovato conferma.

Rischi e misure preventive

La fuoriuscita di jihadisti dal Caucaso per andare a combattere in Siria ha indubbiamente indebolito la loro attività in Cecenia e Daghestan; un fattore che se unito alle misure anti-terrorismo prese da Mosca in tutto il territorio federale, ma con particolare attenzione al Caucaso settentrionale, hanno portato praticamente al collasso l’Emirato del Caucaso, mentre le misure preventive e di monitoraggio rendono alquanto difficile la potenziale infiltrazione in Russia di “veterani” della Siria, per cercare di perpetrare attentati in territorio federale. Bisogna inoltre tener presente che tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015 diverse Jamaat daghestane e cecene avevano ritirato la propria alleanza all’Emirato del Caucaso per giurare fedeltà all’ISIS, indebolendo così ulteriormente l’Emirato. Un giuramento che al momento non influisce molto sul panorama terroristico in Caucaso visto che la presenza dell’’Isis in loco è pressochè inesistente. E’ plausibile che a breve termine i rischi più concreti possano giungere prevalentemente da cellule dormienti di elementi non necessariamente veterani della Siria ma con legami ideologici se non strutturali con organizzazioni terroriste quali l’Emirato del Caucaso e Hizb u-Tahrir. Un rischio addizionale viene dall’attività di reclutamento messa in atto da personaggi ideologicamente legati all’Isis che utilizzano in prevalenza internet per cercare potenziali “volontari” da far immolare in nome della “guerra santa” contro la Russia, in seguito all’intervento militare di Mosca contro i jihadisti in Siria. A medio lungo termine non è da escludere che i jihadisti appartenenti alle varie jamaat del Caucaso in Siria, in seguito a eventuali sviluppi poco favorevoli del conflitto, possano cercare di portare la jihad nelle proprie terre d’origine. Come detto precedentemente però, dovranno fare i conti con le scrupolose misure preventive messe in atto da Mosca.