La conferma della destituzione di Dilma Rousseff dalla carica di Presidente del Brasile lo scorso 31 Agosto ha avuto forti ripercussioni sulla politica estera Brasiliana e sul continente latinoamericano, com’era perfettamente prevedibile. Venezuela, Ecuador e Bolivia hanno richiamato i loro ambasciatori dal Brasile contestualmente al giuramento del nuovo Presidente Michel Temer. Non è tardata la risposta a tono del gigante, che ha ritirato a sua volta i suoi tre ambasciatori. Nessun colpo viene risparmiato nella lotta diplomatica tra chi è rimasto a sostenere il processo di integrazione latinoamericana e chi invece lo ha tradito, lasciandolo di fatto senza spina dorsale essendone stato il collante per la sua grandezza geografica e il suo passato sviluppo economico.

Non bastasse, il Mercosur (Mercato Comune del Sud) è ormai giunto ad un punto senza apparente ritorno. Il 25 Agosto avrebbe dovuto assumere la presidenza il Venezuela, ma i rappresentanti di Argentina, Brasile e Paraguay avevano insistito per una presidenza collettiva a causa dell’instabilità economica e sociale della repubblica bolivariana. Il Ministro Delcy Rodriguerz ha invece assunto il ruolo che le spettava e ha indetto subito una riunione dei paesi membri, al quale sono però mancati proprio i tre paesi contrari a questa scelta. “Vogliono distruggere il Mercosur con trucchetti di carattere giuridico, pretendono di annullare tutte le conquiste economiche e sociali raggiunte dai governi popolari, progressisti e di sinistra”, ha affermato il Ministro, mentre Maduro non si è risparmiato nel definire Temer un dittatore, Cartes un un oligarca e Macri un fallito.

Così al momento il Mercosur è bloccato: Brasile, Paraguay e Argentina non accettano la presidenza Venezuelana, mentre invece questa è già operativa e ha pubblicato la sua agenda, incentrata sulla ripresa dei trattati con l’Unione Europea (che pure è parecchio divisa sulle richieste e sulle condizioni per i commerci col continente sudamericano) e sull’ancora maggiore coinvolgimento di Russia e Cina. Sarà dura superare questo scontro, dato che il nuovo Presidente brasiliano punta di riprendersi dalla crisi con un forte impulso alle esportazioni, mentre i non allineati (Venezuela, Paraguay e Bolivia) hanno bisogni del tutto differenti. Le esigenze di sistemi politici e monete differenti sono inconciliabili e i passi indietro sempre più un miraggio, mentre gli scontri politici e diplomatici possono solo intensificarsi: il triste epilogo del tradimento di Brasile e Argentina è ormai alle porte.