Che il Giappone stia tornando una potenza militare mondiale, questo non è più un segreto. Risale infatti già ad un paio d’anni fa la notizia che nell’isola Nipponica si stava (e si sta tutt’ora) attuando una corsa al riarmo senza precedenti, almeno per quanto riguarda gli ultimi 70 anni. Ma a questo dato di fatto si è aggiunta anche un’ altra importante novità: il Giappone non vuole solo riarmare sé stesso, ma anche altri paesi. In altre parole, il Giappone ha ricominciato a vendere armamenti. La notizia ha destato scalpore per tutta una serie di motivi: in primo luogo, perché ciò ha inevitabilmente portato all’abolizione del bando autoimposto nel 1967, dall’allora governo Sato, che sanciva il divieto di vendere armi da parte del Giappone a qualsiasi possibile acquirente, privato o pubblico che fosse. In secondo luogo: i paesi che detengono il monopolio sulla vendita di armi a livello mondiale dovranno far fronte ad un nuovo concorrente. Un concorrente che ha i mezzi per mettere i bastoni tra le ruote anche ai venditori di armi più affermati. Terzo e ultimo punto riguarda il “carattere” del Giappone, da sempre visto, dopo la seconda guerra mondiale, come paese simbolo della pace.

Infatti il Giappone, come molti già sanno, non dispone di un vero e proprio esercito ma solo di un esercito di autodifesa (Jieitai), come è scritto nell’articolo 9 della costituzione del 1947, in cui il Giappone afferma di ripudiare ogni tipo di volontà offensiva verso altri paesi. Il fatto che ora il Giappone abbia iniziato a produrre e vendere armamenti, ha destato qualche dubbio sull’effettivo carattere pacifista della Stato nipponico. Lo stesso presidente Abe non ha nascosto, fino alla fine dell’anno scorso, di voler modificare l’articolo 9, rendendo finalmente possibile la costituzione di un esercito regolare: sono infatti troppe le diatribe territoriali che il Giappone porta avanti da tempo con vari paesi dell’estremo oriente, specialmente la Cina, storica e tanto odiata rivale. Un esercito regolare e armamenti di buona qualità, che il Giappone sa benissimo di poter produrre, potrebbero essere la giusta ricetta, secondo il presidente Abe, per migliorare la difesa nazionale. A questo punto sembra che tutti gli indizi portino verso un’unica direzione: il Giappone vuole tornare a dire la sua anche militarmente. Nel frattempo però vendere i propri armamenti all’estero è un’idea che, come dicevamo, è già stata messa in pratica: Toru Hotchi è diventato da circa un anno uno dei dirigenti più influenti all’interno del ministero della Difesa giapponese. Il suo compito? Occuparsi solo ed esclusivamente di vendere armamenti. E Toru, da parte sua, sta svolgendo questo lavoro in maniera egregia. Infatti nell’estate del 2014 l’Australia ha reso noto il suo interesse per l’acquisto dei sottomarini giapponesi Soryu, costruiti dalle famose aziende Mitsubishi e Kawasaki, con un accordo che porterà nelle casse dello Stato nipponico una cifra tra i 15 e i 40 miliardi di dollari. E ancora, il Giappone sta contrattando con Malesia, Indonesia, Singapore ma soprattutto India. Il governo di Nuova Delhi ha infatti approvato un aumento dell’11 per cento nel suo budget per la difesa, per cui arriveranno a spendere da qui al 2027 una cifra che si aggira attorno ai 150 miliardi di dollari.

I problemi per il Giappone però sono dietro l’angolo come Toru Hotchi ben sa. Infatti il neonato mercato bellico giapponese rischia di rimanere schiacciato dal più vasto mercato della Corea del Sud, dove aziende come Hyundai, Daewoo e Samsung producono armi da svariati anni e con grande successo. La stessa Corea era riuscita qualche anno fa a mettere quasi in crisi il mercato delle armi Statunitense, offrendo prezzi molto più convenienti, risvegliando un’antica e, oramai da molti, dimenticata possibilità di concorrenza con il colosso americano. Davanti a queste evidenti difficoltà legate alla concorrenza molto forte proveniente dalla zona del Pacifico, la tattica del Giappone sembra essere chiara già da ora: cercare di stringere una forte cooperazione con i suoi alleati storici : Regno Unito e Usa. Già un primo accordo con il Regno Unito è stato siglato a gennaio: in questo accordo il governo di Londra ha garantito che comprerà una fornitura di aerei da pattuglia costieri prodotti dalla Kawasaki.

Che tipo di Giappone bisogna aspettarsi nei prossimi tempi? Di certo un Giappone piuttosto confuso, combattuto tra il ritrovato nazionalismo degli ultimi tempi e l’ennesima alleanza, dettata dalle necessità del mercato, con gli Usa, paese che da 70 anni ha letteralmente “castrato” l’ormai ex impero del Sol Levante. Quel che è certo è che il governo Abe e il popolo giapponese hanno una gran voglia di togliersi l’etichetta di paese inoffensivo. E questo è già un inizio.