L’anno che va concludendosi è stato senza dubbio pieno di eventi che, inaspettati e repentini, hanno probabilmente cambiato la percezione dell’arena internazionale nell’opinione pubblica. La Brexit di questa estate e la vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali USA, hanno in effetti un potenziale altissimo nella ridefinizione degli equilibri mondiali: è stato ampiamente dibattuto il possibile cambiamento di equilibri tra il cosidetto blocco occidentale e le svariate potenze regionali nel globo: dall’area Mediterranea, all’Eurasia in particolar modo. Questi scenari, pur fondamentali nell’analisi delle future relazioni internazionali, lasciano scoperto un punto non meno importante: il futuro stesso del blocco occidentale sunnominato. Infatti a pochi sfugge la stretta connessione – in senso geopolitico – tra il “Leave” britannico e il trionfo dell’underdog repubblicano, d’altronde è cosa ben nota la reciproca simpatia tra The Donald e i leader della Brexit. Non erano passati che pochi giorni dall’esito delle urne britanniche che Donald Trump commentava l’evento come “great thing”, una gran cosa il fatto che il Regno Unito si fosse riappropriato della sua sovranità. L’attestato di stima era stato ricambiato dopo l’elezione di Trump alla presidenza statunitense sia da uno dei maggiori leader dei Brexiter, Nigel Farage, sia da Theresa May, attuale Primo Ministro di Sua Maestà, la quale ha chiamato il neo-eletto presidente per gli auguri di rito e alla quale Trump ha formulato l’invito per una visita negli States “il prima possibile”, onde discutere tra le varie tematiche, la definizione di nuovi accordi commerciali vantaggiosi per entrmabe i Paesi, fuori dagli schemi dell’Unione Europea.

Quali scenari possibili per il blocco euro-atlantico vanno delineandosi in conseguenza degli eventi descritti? La risposta, come spesso capita non può essere “monolitica”, visto l’alto numero di variabili in gioco, ma uno scenario  si può comunque delineare. In primis va analizzato come Brexit e Trump abbiano cambiato la percezione degli eventi nel comune sentire occidentale: non c’è nulla di scontato nella Storia, e ciò che prima sembrava irresistibile ed irrefrenabile come l’integrazione europea, adesso appare debole e per la prima volta perde un pezzo, un pezzo non piccolo e non irrilevante. Anche gli amanti del progressismo e delle democrazie esportate d’oltreaceano accusano il colpo e frignano in piazza. Il mondo sta cambiando e con esso anche la struttura interna del blocco euro-atlantico. States e Commonwealth – che storicamente hanno intessuto una “Special Relationship” cardine di ogni manovra internazionale e costante di tutti i documenti di Startegia Nazionale del Regno Unito – adesso si trovano ancora più vicini e molto più autonomi se si da per scontato che il Parlamento di Sua Maestà ratificherà la Brexit secondo la procedura legale prevista. Allo stesso modo l’Europa unita potrebbe trovare inaspettati spazi di manovra in tema di politica estera: l’assenza futura del Regno Unito significa l’assenza del più forte alleato europeo degli USA nelle istituzioni comunitarie e per inverso un futuro maggiore peso delle voci dissidenti la politica americana. Dall’altra parte la volontà isolazionista del neo-eletto Trump, qualora rispettata, porterebbe a un indebolimento della presenza NATO sul suolo europeo riaprendo i giochi circa la responsabilità internazionale della sicurezza dell’UE. Va delineandosi quindi un blocco occidentale (per tale intendendosi il blocco UE+NATO) quanto meno a due velocità, immaginato come una serie di cerchi concentrici, troviamo al suo centro l’intesa USA-Commonwealth, nel secondo cerchio l’Unione Europea e gli altri stati che gravitano intorno agli USA e dai quali fanno dipendere la loro sicurezza, come Giappone e Corea del Sud.

La fine del mondo unipolare, già provata da altri eventi quali l’emergere dei BRICS, la costituzione dell’Unione Eurasiatica, o la fine delle sanzioni all’Iran, è stata adesso ratificata anche all’interno dello stesso Occidente attraverso la volontà politica dei leader e degli elettori britannici prima e dalla proposta isolazionista di Trump, premiata dall’elettorato americano poi.