Non ce l’ha fatta Marine Le Pen; ancora una volta il Front National non riesce a vincere le amministrative nonostante sia il primo partito di Francia. Le avvisaglie c’erano fin dal primo pomeriggio: l’incremento dell’affluenza al secondo turno (+7,5%) sospinta dalla desistenza dei candidati socialisti, certificano l’attuale impossibilità di poter scalzare la (finta) alternanza di governo. L’imponente battage mediatico aveva già fatto registrare nei giorni scorsi l’incredibile aumento (+25%) di richieste per il voto per procura. Migliaia di cittadini residenti all’estero si sono mobilitati per impedire la vittoria del FN, secondo il logoro schema del “fronte repubblicano antifascista”; lontani dal Paese reale, spaventati dall’immagine di una Francia che veniva sedotta da uno scellerato populismo, hanno prontamente risposto alla chiamata per arginare la probabile vittoria delle due Le Pen. Hanno votato turandosi il naso, mai così felici di contribuire alla “stabilità democratica” della Repubblica.

Questa sconfitta complica terribilmente il percorso della Le Pen verso le elezioni presidenziali del 2017, eppure non cancella il costante progresso del partito nelle preferenze dei cittadini francesi. Mai prima d’ora i partiti di governo avevano dovuto allearsi tra loro per impedire la vittoria di un outsider e ricorrere a un sistematico terrorismo mediatico. Neppure di fronte al ballottaggio per l’Eliseo del padre di Marine si era assistito a una tale mobilitazione generale; d’altronde Jean-Marie non aveva allora alcuna chance di vittoria. Il risultato della figlia invece ha scaturito il panico nell’élite, segno che nessuno può più dormire sonni tranquilli nelle stanze del potere.

Nonostante la cocente perdita il Front National resta però il vincitore morale di questa tornata elettorale: non ha cavalcato l’onda emotiva della strage del Bataclan – a differenza del presidente Hollande subito in guerra – per guadagnare voti, né ha invocato leggi speciali o sospensioni del diritto – come ha fatto Valls – per rassicurare i cittadini. Resta saldamente il partito votato da un cittadino su tre (di quella metà che va ancora a votare) e ha obbligato gli altri due a unirsi pur di sconfiggerlo. Ha costretto il Potere a gettare finalmente la maschera, dimostrando – se ce ne fosse ancora bisogno – la fasulla opposizione che divide i socialisti dai repubblicani; due lati della stessa medaglia neoliberista. Li ha costretti addirittura a minacciare la “guerra civile” nel caso di una sua affermazione, limpido esempio di come la sinistra giudichi il processo democratico quando sfugge al suo controllo. Ha dimostrato come nelle post-democrazie occidentali il partito che ottiene più voti possa non andare mai al governo ed essere relegato all’irrilevanza politica nei parlamenti, grazie a leggi elettorali la cui unica funzione è proprio quella di impedire una vera alternanza. Insomma dopo i politici “responsabili” è il momento del voto “responsabile”, affinché le urne si riempiano perché nulla cambi.

Così il presidente con il più basso gradimento nella storia della Repubblica francese e l’ex presidente – indagato per i finanziamenti elettorali da parte di “impresentabili dittatori” – artefice del disastro libico, possono finalmente brindare insieme. Finalmente alla luce del sole, come amici fraterni, perché è questa l’unica alternanza rispettabile. Godetevi questa vittoria perché il tempo è contro di voi.