Nell’era dell’unipolarismo economico liberale a guida statunitense è in grande crescita lo sviluppo di forze politiche a difesa delle identità nazionali e dell’autoderminazione dei popoli in Europa e in Medio Oriente, per la creazione di un alternativa di contrasto alla situazione geopolitica attuale, ovvero, il multipolarismo. Nel Multipolarismo sono racchiusi i concetti di sovranità nazionale, di difesa delle identità politiche, culturali, ed economiche, e di riforma sostanziale dei rapporti internazionali tra stati. La guerra nel Donbass, e in Medio Oriente (Siria, Iraq, Yemen) dimostrano l’ultima fase, come un cerchio che si chiude, di un progetto di omologazione politica-economica secondo il modello socio-economico statunitense, che iniziò con la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, e l’individuazione di quei paesi ostili all’egemonia occidentale per la loro destabilizzazione.

Nel Donbass la guerra di fatto torna a ‘bussare’ alle porte dell’Europa

Proprio il crollo del muro di Berlino nel 1989 e la fine dell’URSS nel 1991 provocò un grande mutamento geopolitico, il mondo unipolare ad egemonia americana, senza un modello sociale ed economico alternativo al capitale. Nel decennio degli anni’90 l’America era rimasta l’unica super-potenza economica e militare. La Russia dalle ceneri dell’URSS doveva ricostruire le sue istituzioni. Come disse il filosofo Fukuyama (1992), con il crollo dell’URSS, il mondo si omologherà alla democrazia liberale per un futuro duraturo di pace. Invece la sua teoria fu errata. Il mondo si è omologato al liberalismo, ad un mondo unipolare e globalizzato, ma tutto ciò ha incrementato i conflitti fra gli Stati-Nazione. Gli Usa e l’Occidente, non hanno mai promosso una nuova stabilità internazionale, ma al contrario, la loro principale importanza è stata la pianificazione espansionistica della loro egemonia politico-economica in quelle aree del mondo scoperte dal crollo sovietico. John Laughland lo chiama Geoideologia dell’Occidentalismo (2009). Secondo questa dottrina, vengono definiti liberaldemocratici soltanto quei paesi la cui politica estera è in linea con quella dell’Occidente, ovvero degli Stati Uniti e dei loro satelliti all’interno dell’Ue.

Viceversa, i paesi che non condividono tale orientamento, e che perseguono una politica sovranista sono considerati “stati canaglia” autocratici. Dal ’91 fino ad oggi, l’occidente e gli USA hanno iniziato a “depennare dalla loro agenda” attraverso la forza militare, quei paesi dove le leaderships di governo hanno sempre contrastato l’ingerenza politica-economica occidentale, per sostituirli con governi che tutelassero i loro interessi. Tra questi, lo smembramento della Federazione Socialista della Jugoslavia con la guerra nei balcani, l’Iraq, l’Afghanistan, la Primavera Araba in Nord-Africa, la Libia, la guerra ancora in corso in Siria, nello Yemen, e nel Donbass. Da aggiungere il consolidamento dell’imperialismo americano in Europa con la creazione dell’Unione Europea e la moneta unica. La Federazione Russa riveste un ruolo di primaria importanza nel progetto multipolare e nella lotta all’imperialismo, essendo uno di quei paesi da sempre sotto il mirino della destabilizzazione unipolare. La Russia dal 1999 ha avuto una grande ripresa economica attraverso le riforme istituzionali con l’avvento di Putin al governo, come la nazionalizzazione di alcuni settori chiave dell’economia russa. L’ascesa di Putin per l’élite russa segnò la fine dell’imperialismo occidentale che imponeva il saccheggio e la svendita dei beni dello Stato e l’avvento al potere di una classe economica totalmente anti-nazionalista guidata dal precedente governo Eltsin.

La Russia è ritornata ad avere un ruolo geopolitico determinante nello scenario economico, come la creazione del’Unione Economica Euroasiatica insieme alla Bielorussia, al Kazakistan e l’Armenia, e la creazione del BRICS, una struttura finanziaria ed economica autonoma a quella dei paesi G7 (Europa e USA), di cui fanno parte quei paesi che stanno compiendo passi da gigante in termini di sviluppo economico nello scenario capitalista che sono la Russia, la Cina, il Brasile, e l’India. Paesi che stanno compromettendo l’egemonia economica mondiale degli Stati Uniti. I paesi BRICS sono quei paesi giovani che vogliono costruirsi una loro collocazione geopolitica, un loro spazio nello scenario internazionale, che si contrappongono a quei paesi vecchi che non vogliono perdere il loro dominio mondiale, cioè l’America e i paesi occidentali (Moeller Van Der Bruck, 2000).

Nel 1999 la scalata di Putin ai vertici della Russia torna a dare al paese un ruolo di primaria importanza sulla scena internazionale

Nel 1999 la scalata di Putin ai vertici della Russia torna a dare al paese un ruolo di primaria importanza sulla scena internazionale

Il Donbass è un caso esemplare. La guerra per la difesa del Donbass da parte delle popolazioni dell’Ucraina Orientale, iniziata dopo il colpo di stato a Kiev nel 2014, è un conflitto di collocazione geopolitica per un mondo multipolare. Il Donbass di Donestk, di Lugansk, è culturalmente distante dai valori occidentali, da quel modello di capitalismo tecnocratico che l’altra parte dell’Ucraina (Kiev, Leopolis) vuole consolidare con la forza militare. L’aggressione militare nel Donbass da parte del regime di Kiev che usufruisce di finanziamenti e approvvigionamenti militari americani, è un attacco ai confini della Russia per indebolirla economicamente con pesanti sanzioni, anche a causa dell’intervento militare della Federazione Russa in Siria a sostegno di Assad. Le minacce contro la Russia si sono verificare di recente con l’invio delle truppe Nato nei paesi baltici (compresi 140 militari italiani in Lettonia). La Federazione Russa rappresenta da sempre una grande rivale nella competizione geopolitica perchè possiede tutto quello che una nazione ha bisogno: gas, petrolio, terre agricole sconfinate, ed è il cuore della Terra, secondo la teoria del Heartland di Halford John Mackinder (1996). Cuore perché chi avesse preso il controllo quella zona avrebbe avuto il dominio dell’isola eurasiatica e delle isole circostanti, ricche di risorse immense.

Francis Fukuyama (1992) The End of History and the Last Man, Penguin
Moeller Van Der Bruck (2000) Il Terzo Raich, Settimo Sigillo
H. J. Mackinder (1996) The Geographical Pivot of History, in I Castelli di Yale, n.1:13
Johh Laughland (2009) Geoideologia dell’Occidentalismo in Limes, Rivista Italiana di Geopolitica: “EuRussia, il nostro futuro?” n.3