Il governo greco tira dritto nell’infinita querelle con le istituzioni europee sul pagamento del debito e sulle “riforme”. Il fallimento del vertice Ecofin di Riga dello scorso venerdì non ha fatto altro che accrescere la tensione. In ogni caso il tempo stringe, entro il 12 maggio, infatti, il governo Tsipras dovrà rimborsare 850 milioni di euro al FMI debiti che l’esecutivo greco ha promesso di onorare. A tenere banco però, più che la trattativa vera e propria, è il vivace coro delle accuse personali contro il poliedrico ministro delle finanze greco Varoufakis, generosamente apostrofato dalle eminenze grigie dell’Eurogruppo come “incompetente” e “dilettante”. Accuse che fanno sorridere e che testimoniano l’autoreferenzialità insopportabile di burocrati alfieri del neoliberismo, che non trovano niente di meglio che insulti per screditare un avversario. Fa bene il ministro Varoufakis a farsi beffa di queste accuse puerili, ai vari Dijsselbloem, Draghi e Schauble, l’economista ellenico ha infatti risposto citando una storia frase dell’ex presidente americano Roosevelt: “Sono unanimi nel loro odio contro di me e io dò il benvenuto al loro odio”. Il tempo comunque stringe e nonostante le diffidenze reciproche, queste che verranno saranno settimane cruciali per giungere ad un accordo con la Troika. Le differenze però sono notevoli, da un lato il governo di Atene che, forte del consenso popolare, è deciso a non oltrepassare quelle che considera le sue “linee rosse”, dall’altra l’Eurogruppo e i paladini dell’austerità che spingono per le “riforme” e per mantenere a tutti i costi la Grecia nell’Euro. L’abbandono della moneta unica da parte di Atene sembra per ora una possibilità remota, ma che comunque è entrata con prepotenza nel dibattito pubblico sulla questione.

In realtà gli unici a parlarne sono i rappresentanti delle istituzioni economiche europee, come il Commissario UE agli affari economici Moscovici, che ha ribadito che “non esiste alcun piano B, la Grecia resterà nell’euro”. Nonostante la faccenda venga citata sempre per ribadire l’assoluta impossibilità per Atene di abbandonare la moneta unica è significativo che, comunque, a parlarne siano quasi esclusivamente i dirigenti economici di Bruxelles. Il governo greco non sembra, almeno ufficialmente, aver preso in considerazione questa possibilità, del resto, nel programma di Tsipras, l’addio all’euro non è nemmeno contemplato. La “minaccia” quindi è una buona leva da utilizzare per spezzare le resistenze dell’esecutivo ellenico e soprattutto per gettare nel panico la popolazione. Sembra comunque che queste minacce non abbiano avuto l’effetto sperato anzi, i greci sono con Tsipras e i sondaggi lo dimostrano. Nel frattempo, mentre si apre l’ennesima settimana decisiva per le sorti della Grecia, in Italia esce il nuovo libro del “dilettante” Varoufakis, “È l’economia che cambia il mondo”. Una pubblicazione, edita da Rizzoli, che è un vero e proprio pamphlet contro la disuguaglianza, che si chiude con una raccomandazione che è tutto un programma, invitando a diffidare degli “analisti seri”, a partire dalla Commissione Europea, passando per i libri dei “grandi” economisti fino ad arrivare ai pubblicitari “esperti”. Il messaggio che lancia il ministro è semplice: “la distribuzione della ricchezza che abbiamo sotto gli occhi non è logica e naturale e giusta, specialmente se ci favorisce”. Una lezione importante che, forse, chi lo accusa di dilettantismo e incompetenza dovrebbe imparare.