Julian Isaias Rodriguez Diaz, già Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia ed in passato Vice Presidente della Repubblica venezuelana con Hugo Chavez, è stato nominato Vice Presidente dell’Assemblea Costituente indetta dal governo del Presidente socialista eletto Nicolas Maduro. Nell’intervista esposta di seguito, l’ex ambasciatore parla della situazione attuale del Venezuela e di quanto sta accadendo in tutto il Sudamerica.

Signor Ambasciatore, il Venezuela, da come appare nei media europei, sembra un Paese preda delle divisioni e dalle violenze che, i media nostrani, descrivono come fomentati dal governo presieduto da Nicolas Maduro. E’ davvero così, oppure  arriva completamente distorta ?
Tutte le informazioni che raggiungono l’Europa sono distorte. Fanno parte di una campagna mediatica progettata dagli USA contro il Venezuela al fine di accaparrarsi il nostro petrolio, come hanno fatto con l’Iraq, la Libia, l’Afghanistan e ora la Siria. Le divisioni sono nell’opposizione. La loro violenza è stata in grado di riunificare il Chavismo.
Uno dei momenti degli scontri che da quest'anno si susseguono a Caracas

Uno dei momenti degli scontri che da quest’anno si susseguono a Caracas

A luglio si voterà per l’Assemblea Costituente. Può spiegarci il perché il governo ha deciso di indire la Costituente e come mai questa è così osteggiata e contrastata dall’opposizione ?
Il Venezuela è ricorso al dialogo per rispondere all’inflazione, alla perdita di potere d’acquisto della moneta, ha portato avanti un’azione petrolifera al fine di recuperare i prezzi internazionali del petrolio, frenare l’insicurezza cittadina, controllare l’accaparramento di cibo e migliorare la distribuzione di questi. L’opposizione ha voluto che vi fossero tre testimoni oculari che controllassero ciò, ovvero tre ex Capi di Stato. Il governo ha offerto Rodriguez Zapatero di Spagna, Fernandez della Repubblica Dominocana e Torrijos di Panama. L’opposizione che con gli Stati Uniti d’America aveva scelto di non raggiungere i testimoni, ha poi chiesto la presenza di una istituzione internazionale ed il Venezuela si è unito a UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane). Fallito ogni tentativo di dialogo, hanno richiesto la presenza del Papa e dopo che questi ha espresso il suo consenso, ha inviato come suo rappresentante il vescovo di Buenos Aires, il quale immediatamente si trasferì in Venezuela. Alla terza riunione, dopo due accordi, i rappresentanti dell’opposizione se ne andarono e sospesero il dialogo. Il presidente Maduro ha sostenuto poi che il tavolo a due si sarebbe convertito nello sviluppo di tutti i settori politico sociali ed economici del Paese. Il tavolo delle trattative sarebbe quello di discutere gli stessi problemi, ma anche la pace e le relazioni inter-istituzionali dello Stato venezuelano, ma attraverso un’Assemblea Nazionale Costituente. Ciò è stato rifiutato dall’opposizione venezuelana (MUD), la quale ha dichiarato ‘scacco matto al re in Venezuela’.
Quali sono gli obiettivi dell’assemblea costituente? 
In primo luogo i diritti sociali e civili, che sono la grande conquista delle classi inferiori dell’America Latina ed escluse da una società di classe che riteneva inesistente un ampio settore sociale, il quale veniva tenuto nascosto nei registri e nelle statistiche ufficiali. Non dimentichiamo che il più grande dislivello del mondo tra coloro i quali posseggono la ricchezza e quelli che non la posseggono si trovano in America Latina. Per cinquecento anni i nostri Paesi sono state sfruttate prima da Spagna e Portogallo e poi dagli Stati Uniti d’America e un nuovo settore europeo. Essi acquisivano le nostre materie prime, le nostre risorse naturali a prezzi molto bassi e li trasformavano in merce che vendevano dieci o quindici volte il valore a cui acquistarono i nostri prodotti. Le relazioni inter commerciali ci hanno impoveriti in quanto ci hanno fornito macchinari e tecnologie ormai obsoleti.

 Lo scorso primo maggio il presidente Nicolas Maduro ha indetto la convocazione di un’assemblea costituente
Esistono per davvero paesi che hanno provato ingerenze all’interno del dibattito politico venezuelana?
Ci avversano gli Stati Uniti d’America e quattro paesi latino-americani nell’orbita degli Stati Uniti (Messico, Cile, Colombia e Perù e con i colpi di stato recenti si sono aggiunti anche Brasile e Paraguay, oltre a Argentina, dove la destra di Macri ha vinto per l’1,3% contro l’avversario peronista). A ciò si sommano i governi conservatori d’Europa che fanno parte della NATO. Abbiamo reazioni di sostegno, invece, da Cina e Russia e dagli altri otto Paesi dell’ALBA (Alleanza Bolivariana delle Americhe) più El Salvador e qualche altro paese del Medio Oriente. Le ragioni dell’una e dell’altra parte sono legate alla solidarietà, al mercato ed al petrolio.
Papa Bergoglio sembra essere schierato dalla vostra parte, ovvero si è molto adoperato per una soluzione umanitaria e pacifica delle divisioni che percorrono il Venezuela. Cosa può dirci in merito?
In America Latina ci sono essenzialmente due significative correnti internazionali: Papa Francesco e gli Stati Uniti d’America. La prima diede il suo appoggio a Cuba per gli accordi con Obama che sono stati appena rotti da Trump, così come anche negli gli accordi di pace in Colombia che l’oligarchia colombiana pretende di annullare ed infine al dialogo in Venezuela fra governo ed opposizione. Papa Francesco ha fornito tutti i mezzi per far fronte alla politica aggressiva degli Stati Uniti d’America. In particolare egli ha cercato di evitare che il nostro Paese cadesse in una situazione umanitaria pericolosa, evitando lo stesso meccanismo con il quale gli USA giustificano i loro interventi ed evitando così di ripetere quanto accaduto in Iraq, Libia, Afghanistan e Siria.
Qual è attualmente la situazione politica latinoamericana ed in particolare quella dei Paesi del Socialismo del XXI secolo? Ci sarà una svolta ? 
Il colpo di stato non passerà. Noi resisteremo fino alla vittoria. Tuttavia dovremo rivedere le modifiche che apporteremo durante il processo di pacificazione. Non è stato sufficiente introdurre regole adeguate alla democrazia borghese al fine di evitare la violenza. Non abbiamo potuto evitarle, non sono state da noi causate, ma dai privilegiati e da coloro i quali vogliono il nostro petrolio e sono disposti ad esercitare la forza e l’arbitrio, la guerra contro le nostre riforme. Possibilmente cerchiamo di mantenere un clima pacifico, però crediamo in un “cammino di pace” e non in un’armonia romantica che ritiene che le società cambino per grazia dello Spirito Santo.
L’intervista è stata pubblicata sul blog ‘Amore&Libertà’: http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/06/intervista-di-luca-bagatin.html?m=1