Giovedì 17 marzo la festa del Santo Patrono d’Irlanda si festeggia ogni anno in diverse parti del mondo. Anche nel Bel Paese due giorni fa non sono mancati gli eventi per celebrare il Saint Patrick’s Day in città come Milano, Padova e Bologna. Quest’ultima ha ospitato il Festival di San Patrizio più grande d’Europa. Le cerimonie nel giorno del santo patrono cattolico trascorrono worldwide in un’allegra atmosfera di giubilo, tra fiumi di birra, vestiti e grafica verde quadrifoglio della fortuna, verde speranza e musica folk irlandese. La parata del 17 marzo a Dublino quest’anno ha riportato cifre da record. “Circa 600 mila persone hanno assistito alla sfilata dei carri lungo O’Connell Street.

Il presente e il futuro si sono ritrovati, oggi, con ispirazioni al 100° anniversario del 1916, quando gli irlandesi ottennero l’indipendenza con la Rivolta di Pasqua”, riporta il portale irlandaonline.com. La gioia condivisa per il Saint Patrick’s Day e l’ostentazione di quella che nel paese natale di James Joyce e Oscar Wilde è chiamata “irishness”, ovvero l’essenza dell’irlandesità, costituiscono un solo lato della fiera medaglia del patriottismo irlandese. Nuovi dissapori per questioni indipendentiste tanto antiche quanto contemporanee stanno attraversando l’isola, ma al di là della manica, forse a causa di fatti che sortiscono una risonanza più massiccia, come le primarie americane e l’annuncio di Putin del ritiro delle truppe russe dalla Siria, passano quasi inosservati.  La città di Belfast, capitale dell’Irlanda del Nord, fa tuttora parte del Regno Unito. Ultimamente è tornata sotto le bombe dei terroristi gaelici. “Ieri la guardia carceraria Adrian Ismay, 52 anni, è deceduto a causa delle ferite riportate dopo l’esplosione di un ordigno posizionato sotto la sua auto nelle prime ore della mattinata del quattro marzo scorso”: così esordiva un articolo su Il Giornale il giorno prima dei festeggiamenti di San Patrizio. L’attentato è stato subito rivendicato dalla New IRA, nuova formazione dell’Esercito Repubblicano Irlandese avviata nel 2012 unendo le diverse realtà nazionaliste armate ancora attive.

Non se ne sentiva parlare da tanto. La Old IRA, Vecchia IRA, era un’organizzazione militare nata dai Volontari Irlandesi che nel 1919 fu riconosciuta come esercito della Repubblica Irlandese proclamata durante la Rivolta di Pasqua del 1916. Alla fine del XX secolo, più precisamente il 31 Agosto 1994, l’IRA annunciava la ‘completa cessazione delle operazioni militari’. È facilmente intuibile che ad alcuni militanti dell’Esercito Repubblicano Irlandese questa decisione non andasse a genio: Belfast era, è tuttora rimane, ancora sotto il Regno Unito. Dunque nel 1997 si distaccò una fazione di dissidenti per continuare la lotta contro la presenza britannica in Irlanda del Nord, la Real IRA, oggi nota appunto come New IRA. Nel frattempo, nel 1998 un accordo denominato Good Friday Agreement, in italiano Accordo del Venerdì Santo, sancirà la pace, quindi la fine delle lotte armate tra la fazione degli unionisti e quella dei repubblicani. Di conseguenza, il 15 agosto dello stesso anno 29 persone persero la vita a causa di un attentato messo in atto a Omagh dalla Real IRA. Da allora il popolo dell’Irlanda del Nord vide il perpetuo alternarsi di periodi di lotta armata tra fazioni politiche opposte e disarmo come costante della sua storia.

Gli ultimi risvolti sul fronte politico si ebbero in data 28 luglio 2005, quando l’IRA ordinò a tutte le sue unità e a tutti i suoi militanti di deporre le armi, dichiarando ufficialmente che dalle ore 16:00 di tale giorno la lotta armata è da considerarsi cessata. Ma i dissidenti della New IRA non si arresero così facilmente. Il primo novembre del 2012 uccisero l’agente della polizia penitenziaria David Black. Lo freddarono sull’autostrada mentre si stava recando al lavoro nel carcere britannico di Maghaberry, nel quale tra l’altro prestò servizio per un periodo anche la vittima degli attacchi di quest’anno.