Dopo snervanti trattative in corso da più di un anno, il governo francese ha confermato ufficialmente che non consegnerà più le due navi portaelicotteri alla marina russa. Per bocca dello stesso ministro della difesa, Jean-Yves Le Drian, la scelta è quindi definitiva ma resta “una corretta decisione strategica” presa dal presidente Hollande. Il caso delle due navi della classe Mistral è emblematico della ormai completa rinuncia dei Paesi europei a esercitare una propria politica estera coerente con i propri legittimi interessi nazionali; ancora più macroscopica se si considera la tradizionale indipendenza dell’industria bellica francese nei confronti delle imposizioni dell’alleato d’oltreoceano. La decisione presa nel 2008, dall’allora presidente gollista Sarkozy, di far rientrare la Francia nell’alveo della Nato – scelta che avrà fatto rivoltare De Gaulle nella tomba – ha ancor più limitato gli “spazi di manovra” ai grandi gruppi industriali della Difesa, da sempre fiore all’occhiello della repubblica transalpina. Alle recenti difficoltà di trovare mercati di sbocco per i propri armamenti, si somma ora la perdita secca di un contratto da 1.2 miliardi di euro per i cantieri navali di Saint-Nazaire, ai quali va aggiunta la forte penale – che pare essere cinque volte superiore alla suddetta cifra – che la mancata consegna comporta. Dopo avere atteso invano un anno, Mosca ora ha deciso che la “pratica” debba essere risolta entro la fine del mese. “Preferiamo le navi, viceversa i soldi” è l’ovvia conseguenza che ripetono dal Cremlino.

Coerentemente alla masochistica scelta del rinnovo delle sanzioni economiche – che alla Francia costano lo 0,5% del Pil – la vicenda della Mistral è ancora più paradossale: con una nave già varata (la Vladivostock) e la seconda pronta per l’autunno (la – ironia della sorte – Sevastopol), il governo francese si ritrova adesso con due costosissimi gioielli inutilizzabili. La Mistral, infatti, è stata progettata nel 2011 secondo le precise indicazioni della Marina Russa e non si presta a essere convertita ad altri usi o all’utilizzo di altre Forze Armate; inoltre la Russia detiene il certificato di utilizzatore finale del mezzo, cosa che impedisce la sua vendita a qualsiasi altro Stato. Nel frattempo gli equipaggi russi in addestramento per le due navi stanno tornando in patria e Vladimir Kozhini, capo del Dipartimento per la Cooperazione Tecnica e Militare, ha annunciato l’invio di un gruppo di specialisti che si rechino in Francia per smantellare l’apparato di comunicazione per utilizzarlo su altre unità della flotta. Il comandante in capo della Marina – l’ammiraglio Viktor Chirkov – intanto ha spiegato al Salone della Difesa Navale di San Pietroburgo che la Russia costruirà da sé la nuova generazione di navi d’assalto anfibio e che queste saranno varate nel 2020. Quindi non solo le sanzioni imposte da Washington danneggiano gli interessi europei nell’intrattenere normali relazioni commerciali con il vicino russo, ma producono l’effetto controproducente di fornire una forte spinta verso l’autarchia, facendo pure da “effetto volano” per l’industria pesante.

La scellerata scelta di sottostare ai diktat imposti dagli Stati Uniti in seguito alla vicenda ucraina, inizia a essere mal digerita anche oltralpe: Nicolas Duik, membro della delegazione parlamentare francese in visita in Crimea la scorsa settimana, ha sottolineato come la mancata consegna delle navi “sia un grave errore diplomatico” e che, in tempi di austerità forzata, lo stracciare contratti miliardari per pagare penali sia una scelta a dir poco ottusa. Il ministro “atlantista” Le Drian poi, durante la conferenza stampa, ha anche ingenuamente affermato che sarebbe stato felice di “cedere” le due navi agli Stati Uniti, ma che il Segretario alla Difesa statunitense Ashton Carter abbia nicchiato all’idea, scatenando l’ovvia ilarità dei presenti. Washington infatti impone la sua nuova “guerra fredda” alla Vecchia Europa, ma non ha alcuna intenzione di rimetterci il becco di un quattrino. Come se non bastasse un’altra tegola è arrivata all’industria bellica francese: il governo indiano ha annullato il mega contratto per l’acquisto di 126 caccia Rafale, riducendolo a soli 36; mentre acquisirà 127 Sukhoi 35 di quinta generazione. Il fare nuovamente parte della Nato e l’assoluta sottomissione alla politica estera statunitense, riducono l’affidabilità e il credito del Paese come fornitore di armi. Dopotutto se le Forze Armate servono per affermare la propria indipendenza strategica, chi vorrebbe spendere miliardi con il rischio di essere poi ricattato o oggetto di pressioni da parte di Washington per le forniture e la manutenzione dei velivoli, proprio mentre entra a far parte della Shangai Cooperation Organization e della Banca dei BRICS?