In seguito all’uccisione del leader dell’Emirato del Caucaso, Aliaskhab Kebekov (noto anche come Ali Abu Muhammad) lo scorso 19 aprile, la situazione all’interno della già turbolenta area jihadista caucasica è diventata ulteriormente caotica. L’Emirato del Caucaso è ancora in attesa di un nuovo leader che prenda il posto di Kebekov e fonti locali indicano il daghestano Magomed Suleimanov “Abu Usman” della banda Gimrinsky come possibile sostituto. 1  Nel frattempo la propaganda dell’ISIS sta facendo breccia tra le nuove generazioni jihadiste appartenenti all’Emirato, tanto che diversi comandanti delle jamaat locali hanno recentemente lasciato l’organizzazione per giurare fedeltà al leader dell’ISIS, Abu Bakr al-Baghdadi, mandando su tutte le furie l’ex leader Aliaskhab Kebekov. Vi è poi il fattore dei combattenti stranieri, visto che sono molti oggi i volontari caucasici nelle file jihadiste in Siria (sia dell’ISIS che di al-Qaeda), con conseguente depotenziamento delle cellule in territorio caucasico. Oramai in Siria e Iraq le jamaat formate da ceceni, daghestani, ingusci e kabardini si sono consolidate e se in una prima fase i comandanti di spicco erano personaggi come Muslim Abu Walid Shishani, Sayfullah Shishani e Abu Umar Shishani (TarkhanBatirashvili), oggi stanno emergendo nuove figure che potrebbero diventare i leader di domani, come Abu Jihad (Said Umarovich Atabiyev), braccio destro di Abu Umar e Ahmet Medinsky.

Il sito “Chechens in Syria” ha recentemente pubblicato un articolo dove è citato un video di uno squadrone della morte dell’ISIS nel quale appaiono sia Atabiyev che Medinsky. Il filmato, intitolato “desiderando il paradiso” e pubblicato da Furat Media, sarebbe girato in Iraq, probabilmente nella regione di Anbar e mostra un gruppo di jihadisti russofoni, provenienti da Caucaso e Asia Centrale, mentre si addestrano. Al minuto 4:19, un jihadista identificato come “Abu Daoud” incita in russo i jihadisti del Caucaso a raggiungere il “Califfato” e loda Abu Bakr al-Baghdadi. A fine marzo 2015 anche Abu Jihad aveva rilasciato un video nel quale dava il benvenuto a quei jihadisti che avevano lasciato l’Emirato del Caucaso per unirsi all’ISIS e invitava i fratelli del Caucaso che non avevano la possibilità di combattere gli “invasori russi” nelle proprie terre a unirsi all’ISIS in Siria. Il messaggio ancor più importante di Abu Jihad è però quello che sprona i jihadisti del Caucaso a lasciare l’Emirato a favore dell’ISIS, lasciando intendere che quest’ultimo, a differenza dell’organizzazione precedentemente guidata da Kebekov, è attiva nel combattere i russi. Un chiaro messaggio: l’Emirato del Caucaso è troppo moderato, non è più intenzionato a portare avanti la lotta armata contro Mosca e dunque l’unica soluzione è quella di passare all’ISIS, come già fatto da diverse jamaat daghestane e cecene.

Le dichiarazioni di Abu Jihad non sono però prive di contraddizioni, visto che le katiba jihadiste presenti in Siria e legate all’Emirato erano state accusate dall’ISIS di nazionalismo, patriottismo e separatismo. Il nuovo obiettivo è un “Califfato” dove non esistono differenziazioni etniche, nazionali, giuridiche: si è musulmani e seguaci del Califfo, punto. L’Emirato del Caucaso e la fedeltà al suo leader non è più accettabile per i jihadisti di al-Baghdadi, tanto che le voci secondo cui Umar al-Shishani sarebbe passato all’ISIS in quanto al-Baghdadi gli avrebbe assicurato il suo sostegno nel Caucaso destano molte perplessità tra gli analisti. Abdullah Muwahid, russofono e uno degli ideologi dell’ISIS, aveva accusato Jaish al-Muhajireen wal-Ansar (unità composta in prevalenza da russi e russofoni e legata all’Emirato del Caucaso) di essere “patologicamente impregnata” d’ideologia qaedista e filo-Fratelli Musulmani nonché simpatizzante dell’ “anarchico”Esercito Libero Siriano.2

In poche parole, per l’ISIS esiste soltanto il “Califfato”, lo “Stato Islamico” e il suo leader. Non vi è spazio per nazionalismo, separatismo, identità etnica, differenze di tipo giurisprudenziale (le varie scuole giuridiche islamiche o madhāhib) e non sono ammesse altre alleanze all’infuori di quella con il Califfo. Le ipotesi, per quanto riguarda le reali intenzioni legate alle dichiarazioni di Abu Jihad, sono dunque due:

1- Potrebbe trattarsi di un tentativo volto a indebolire ulteriormente un Emirato del Caucaso ormai da tempo in fase di forte declino, nella piena consapevolezza che la propaganda dell’ISIS sta facendo breccia tra le nuove generazioni jihadiste appartenenti all’Emirato.

2- E’ verosimile pensare che l’ISIS voglia insediarsi nel Caucaso e diventarne la forza jihadista predominante, sia per aumentare il numero dei jihadisti nelle proprie file e sia per assumere un ruolo rilevante nell’area caucasica e diventare una spina nel fianco per la Russia.

La seconda ipotesi risulta però poco probabile visto che le jamaat daghestane e cecene passate all’ISIS hanno comunque subito colpi durissimi da parte delle forze di sicurezza russe negli ultimi 16 mesi. Mosca non fa infatti differenza tra le jamaat che passano all’ISIS e quelle che restano sotto l’Emirato. Basti pensare all’operazione dello scorso 27 aprile, quando le forze di sicurezza russe hanno eliminato Khasmagomed Charinov, capo della banda Khasavyurt e recentemente passato all’ISIS. Anche il ritorno in massa di jihadisti caucasici attualmente in Siria e Iraq risulta poco probabile a causa dei severi controlli messi in atto da Mosca. In conclusione, anche se il frammentato Emirato del Caucaso dovesse collassare del tutto, a livello pratico è difficile prevedere sostanziosi vantaggi per l’ISIS a breve-medio termine.

1 https://twitter.com/joaska_/status/590112185810059264