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Si preannuncia un caldo finale di 2016 per la Repubblica Bolivariana del Venezuela. Lo Stato sudamericano, dopo essere andato vicino al collasso economico nei primi mesi dell’anno, vive oggigiorno sul piano politico le sue tribolazioni di maggior portata. La tensione tra il governo del Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) e la coalizione delle opposizioni riunite nella Mesa de la Unidad Democrática (MUD) è alle stelle dopo che il 20 ottobre la Commissione Elettorale ha decretato il rinvio del referendum sulla revoca del mandato del Presidente Nicolas Maduro al 2017. I media occidentali, che proseguono nel loro scandaloso atteggiamento nei riguardi della Repubblica Bolivariana incapaci di comprendere adeguatamente la realtà interna venezuelana, hanno accusato a senso unico il governo del PSUV, bollato unilateralmente come autoritario, prendendo una volta di più le difese della celebre “opposizione democratica” di cui si è parlato a più riprese su L’Intellettuale Dissidente. Le motivazioni che hanno spinto la Commissione Elettorale ad una scelta di tale importanza sono collegate alle flagranti violazioni riscontrate nella procedura di raccolta delle firme per il referendum. Come riportato su L’Antidiplomatico, i Tribunali di 5 Stati federali venezuelani (Monagas, Aragua, Carabobo, Apure e Bolivar) avevano già interrotto le procedure di raccolta delle firme sui territori di loro competenza dopo aver attestato macroscopiche distorsioni nella campagna delle opposizioni, riportate nell’infografica sottostante curata da TeleSur.

 

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Alzati, cammina e corri a firmare! 11.000 firmatari morti, 1.333 carte d’identità falsificate, un terzo delle firme invalide: la controrivoluzione venezuelana viaggia sul filo dell’illegalità (© TeleSur)

La sfida della MUD alle istituzioni bolivariane è diventata sempre più aspra dopo il successo delle opposizioni alle elezioni parlamentari dello scorso dicembre; da allora il Venezuela vive una situazione delicatissima dal punto di vista politico, data l’inconciliabilità delle posizioni del governo e della maggioranza dell’Assemblea Nazionale. Il settimanale australiano Green Left, in un articolo riportato sulla sua edizione online, ha elencato i numerosi tentativi di sovvertimento delle istituzioni costituite compiuti dalla destra venezuelana attraverso la leva legislativa parlamentare. La Corte Suprema, infatti, è dovuta intervenire a più riprese per bloccare numerosi provvedimenti approvati dal Parlamento in palese violazione della Costituzione bolivariana: tra questi sono particolarmente degne di nota due leggi, una proposta per accorciare retroattivamente la durata del mandato di sei anni del Presidente Maduro e l’altra volta a garantire l’immunità ai membri della MUD implicati in procedimenti penali dopo i violentissimi scontri del dicembre 2014, che lasciarono sul terreno decine di vittime. Alcuni rappresentanti delle forze d’opposizione, tra i quali si segnalano per attivismo l’ex candidato presidenziale Henrique Caprilles e Leopoldo Lopez, accusati di manovre sotterranee ed eversive contro il governo bolivariano sin dai tempi del golpe contro Chavez del 2002, hanno risposto alla decisione della Commissione Elettorale lanciando un’offensiva senza precedenti tanto sul piano parlamentare quanto su quello mediatico.

Il 23 ottobre, infatti, dopo una concitata e tesissima sessione contraddistinta da pesantissime accuse verbali tra i membri del PSUV e quelli della MUD, l’Assemblea Nazionale ha approvato una mozione a dir poco draconiana, nuovamente in chiaro contrasto coi dettami della Costituzione venezuelana. In essa il Presidente Maduro è accusato di aver compiuto un colpo di Stato, si invoca il deferimento dei membri della Commissione Elettorale alla Corte Penale Internazionale e, novità inaudita, sono addirittura invocate sanzioni contro lo stesso Venezuela da parte delle principali organizzazioni internazionali. La battaglia interna di una coalizione altamente eterogenea, al cui interno dal dicembre scorso hanno acquisito sempre più peso gli elementi più oltranzisti, contro il sistema bolivariano si sta profilando sempre di più come una guerra aperta condotta coscientemente da cittadini venezuelani contro il loro stesso Paese e il loro popolo.

Il 24 ottobre il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, è volato a Roma, senza preannunciarlo, per incontrare Papa Francesco

Il 24 ottobre il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, è volato a Roma, senza preannunciarlo, per incontrare Papa Francesco

Con la sua risoluzione, l’Assemblea Nazionale ha di fatto inaugurato un suo tentativo autonomo di destituzione del presidente eletto dopo la morte di Hugo Chavez nel 2013, avviando in maniera forzata una vera e propria procedura di impeachment non prevista dalla Costituzione venezuelana. A ricordarlo è nuovamente L’Antidiplomatico, sito che ha il merito di offrire costantemente una visione oggettiva ed obiettiva degli affari interni venezuelani, citando un intervento del costituzionalista Enrique Tineo ai microfoni di Russia Today, nel quale il giurista spiega la procedura prevista dall’articolo 233 della Costituzione Bolivariana: “Viene convocato il Potere Morale Repubblicano, che è composto dal Procuratore Generale della Repubblica, dal Controllore Generale della Repubblica e dal Difensore della Repubblica, poi in seguito alla decisione del Potere Morale Repubblicano si invia tutto al Tribunale Supremo di Giustizia, che infine si rivolge al Parlamento”. Un meccanismo congegnato appositamente per offrire un contrappeso ai vari poteri ed evitare strumentalizzazioni ed abusi di meccanismi più diretti: il recente caso brasiliano, infatti, ha testimoniato apertamente i risultati a cui può portare un utilizzo strumentale dei poteri di impeachment concessi al Parlamento.

L’ipocrisia dei media internazionali induce il pensiero che sia stato il governo di Maduro ad operare una forzatura delle proprie prerogative istituzionali; l’analisi dei reali avvenimenti, taciuti strumentalmente da un sistema oramai costretto ad autoalimentare il mito della “dittatura chavista” sulla scia di quindici anni di menzogne riguardanti il Venezuela, ha in realtà dimostrato come il centro di potere maggiormente passabile di simili accuse sia in realtà l’Assemblea Nazionale controllata dalla MUD. La radicalizzazione del dibattito interno tra la MUD e il PSUV rischia di precipitare il Venezuela in una spirale di conflittualità politica senza precedenti: Maduro, in vista di tempi peggiori, ha predisposto l’attivazione del massimo organismo consultivo per la difesa della nazione previsto dalla Costituzione bolivariana (precisamente all’articolo 323), ovvero il Consiglio di Difesa della Nazione. Al tempo stesso, esistono ancora spiragli per consentire una soluzione “morbida” della conflittualità politica: a garantire la costruzione di ponti diplomatici tra il governo di Caracas e le opposizioni, infatti, potrebbe essere la Santa Sede.

Un documento straordinario che racconta il colpo di Stato fallito nel 2002 grazie alla mobilitazione popolare che impose il ritorno del presidente legittimo Hugo Chavez

Nella giornata del 24 ottobre, infatti, Nicolas Maduro si è recato nella Città del Vaticano per incontrare Papa Francesco, con il quale ha concordato una strategia di collaborazione con la diplomazia pontificia, alla quale sarà affidato nei prossimi mesi un delicato tentativo di mediazione tra le diverse anime della realtà politica venezuelana. Il Vaticano, confermando il suo ruolo di attivo attore diplomatico nel moderno contesto multipolare e sottolineando nuovamente il proprio interesse crescente nei confronti del mondo latinoamericano a seguito dell’ascesa di Bergoglio al soglio pontificio, ha deciso di inviare in Venezuela l’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig, incaricandolo di mediare il primo incontro tra il governo e i rappresentanti della MUD, che si terrà domenica nell’Isola di Margarida. I rappresentanti delle opposizioni hanno reagito in maniera disunita alla proposta di mediazione: membri più realisti e aperti al dialogo, come il Segretario Generale della coalizione Jesùs Torrealba, hanno accettato l’organizzazione dei colloqui bilaterali, mentre gli oppositori più radicali, come l’immancabile Leopoldo Lopez, hanno perseverato nella loro ottusa contrapposizione frontale.

La partita è apertissima e delicata: la proposta vaticana potrebbe realisticamente consentire agli elementi più moderati della MUD, desiderosi di giungere a un compromesso con l’amministrazione del PSUV e alla normalizzazione della vita politica del paese, di guadagnare spazio dopo esser stati a lungo lasciati ai margini dagli oppositori “duri e puri”. Se, al contrario, non dovessero concretizzarsi miglioramenti in seguito ai previsti colloqui, l’evoluzione dello scenario potrebbe essere imprevedibile e, nel peggiore dei casi, catastrofica: le recenti, gravissime tensioni tra governo e Assemblea Nazionale danno una chiara idea del clima che si respira nel mondo istituzionale del Paese. Il futuro della Repubblica Bolivariana, ora più che mai, è legato alla buona volontà e al buon senso del governo e dell’ala dialogante delle opposizioni: solo la stabilizzazione del sistema politico interno, infatti, potrà garantire opportunità per risolvere le numerose questioni di carattere economico e sociale con cui è oggigiorno alle prese il Paese.